Intervista all’avv. Sabatini: seconda parte

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Seconda parte   dell’intervista all’avvovato Maria Pia Sabatini,  matrimonialista ed esperta diritto di famiglia.

Avvocato, che consigli darebbe a chi vuole divorziare ? Da dove deve iniziare se si è accorto che non c’è più niente da fare?

Se la crisi coniugale è  così grave da non permettere alcuna possibilità di ricongiungimento, prima di intraprendere la strada della separazione può essere utile rivolgersi a un terapeuta che possa aiutare  entrambi o il singolo a comprendere e affrontare la situazione con lucidità, per quanto possibile, ovvero tentare una mediazione familiare – presso centri specializzati e non improvvisati – che può agevolare la ricerca della soluzione per una composizione consensuale della separazione. Se poi la separazione è effettivamente l’unica via di uscita si deve cercare di mettere da parte l’astio, per quanto possibile, e pensare che in queste guerre non ci sono vincitori, ma solo vittime, e quelle certe sono i figli. Ognuno si rifarà certamente una vita, da solo o in compagnia di un’altra persona, quantomeno si rassegnerà, i figli invece ricordano tutto.

È vero che se ci sono dei figli minori la donna ha diritto alla casa coniugale e agli alimenti? Anche se lavora?

Attualmente l’affidamento condiviso, che viene applicato automaticamente se non vi sono gravi motivi di ostacolo, prevede il collocamento dei figli presso uno dei due genitori – se sono piccoli molto spesso è la madre il genitore «preferito» – e l’assegnazione della casa al genitore collocatario, considerato il titolo di proprietà, ma soprattutto l’interesse della prole a rimanere nell’ambiente in cui sono vissuti e cresciuti. I genitori devono contribuire al mantenimento dei figli in proporzione ai loro redditi e l’assegnazione della casa, essendo parte di alimenti, viene considerata ai fini della quantificazione dell’assegno perequativo, così come vengono considerate tutte le spese (canone di affitto, trasferimenti etc.) a cui è tenuto il genitore non collocatario, costretto a lasciare la casa coniugale.

Che differenza c’è  tra l’affidamento alla madre e l’affidamento congiunto?

L’affidamento congiunto era un vecchio regime previsto dalla normativa precedente, uscita nel 1987, che non deve confondersi con l’affidamento condiviso L. 56/2006.

L’affidamento esclusivo in capo a uno dei due genitori, non necessariamente alla madre, attualmente è applicato residualmente rispetto a quello condiviso che è automaticamente disposto per legge, sempre che non vi sia opposizione e una giusta e fondata motivazione.

L’interesse del minore è l’elemento cardine per valutare l’opportunità del tipo di affidamento diverso dal condiviso.

Mentre nell’affidamento condiviso la potestà genitoriale permane in capo ad entrambi i genitori, nell’esclusivo il genitore affidatario gestisce con potere esclusivo la quotidianità e l’ordinaria amministrazione dei figli minori, lasciando al genitore non affidatario la partecipazione alle sole questioni di straordinaria amministrazione.

Può una donna impedire al suo ex marito di vedere i figli? Cosa deve fare un uomo che si trovasse in questa situazione?

Di certo non può essere legittimato un arbitrio simile, sempre che non vi siano gravi e fondati (provati) motivi. Per cui anche a fronte di un mancato versamento del mantenimento mensile non è giustificabile il comportamento del genitore che ostacola la frequentazione tra i figli e l’altro genitore. In tali casi, come ultima ratio, può essere adito il Tribunale ordinario affinché ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c. richiami il genitore inadempiente, ovvero lo condanni al risarcimento dei danni in favore della prole stessa, del genitore istante o della Cassa delle Ammende. Il comportamento è rilevante anche penalmente ai sensi dell’art. 388 c.p. per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice.

Come nasce il suo libro Amarsi sempre! Sposarsi? con Tiberio Timperi? Ci incuriosisce sapere come nasce un libro così, scritto a quattro mani con un Vip del piccolo schermo; cosa volete dimostrare con questo libro?

Il libro nasce dal desiderio di raccontare delle storie vere, raccolte in vari anni di professione e vissute insieme ai protagonisti, trasferendomi con la fantasia in tempo reale nei racconti fin dal momento stesso in cui si trovavano davanti alla mia scrivania.

Con Tiberio, particolarmente sensibile alle problematiche relative alle separazioni, ho collaborato nella trasmissione Lasciamoci così…, dodici puntate su Rai Radio Uno, come consulente in diretta, con ospiti in studio, tra cui dei miei clienti che hanno raccontato a loro volta altre storie. Quindi abbiamo deciso di avvicinare alle mie storie i pensieri e le riflessioni di Tiberio sulla trasmissione, sul nostro incontro, piccoli aneddoti; e il risultato è stato piacevole, credo.

Avvocato, lei ha vissuto il femminismo? Secondo lei quanto è cambiata la società reale, cioè ci sono ancora situazioni di ignoranza e sottomissione dal punto di vista del diritto di famiglia? A leggere il suo libro si direbbe che per alcune persone non siano passati gli anni né ci siano state certe lotte!

Sinceramente negli anni ’70 ero ancora piccola e poco interessata a determinate lotte, per cui non ne sono stata influenzata. Nella mia famiglia non vi sono mai state differenze tra le persone, tra uomo e donna, la mia bisnonna lavorava, così come mia nonna e mia madre, in un ambiente di uomini, senza alcun problema che io sappia.

Ignoranza e sottomissione possono essere terreno fertile per discriminazioni e ancora oggi ne vediamo tutti i giorni: dove c’è una crisi coniugale, spesso c’è una vittima ed un carnefice e non sempre il carnefice è quello sottomesso. Le sue lamentele, le sue insoddisfazioni sono spesso motivo di tortura per l’altro, dal quale si esige un comportamento che non potrà mai dare.

La crisi di Alice che scopre un marito diverso da quello che conosceva forse trova le sue radici in comportamenti calcificati che la coppia ha ignorato, che non ha curato in tempo, così come Luca, completamente in balia di una donna che gli toglie tutto, probabilmente ha permesso che la sua vita andasse in un determinato modo.

Cosa manca ancora in Italia per compensare certi disequilibri, e perché non succedano storie di soprusi che sia da una parte che dall’altra continuano invece ad accadere, come lei ci ha così bene illustrato nel suo libro?

Nessuna legge e nessun tribunale può cambiare la cultura e la formazione che ognuno di noi ha dentro perché gli è stata inculcata. Se siamo abituati a vivere nella cultura del conflitto, nulla di atroce ci può stupire né cerchiamo di attuare modalità diverse di comportamento che non sapremmo adottare. Occorrerebbe partire da lontano, dalla scuola, dall’educazione in famiglia, imparando a dialogare, a mediare e comprendere l’altro, rispettare chi abbiamo di fronte.

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