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Per i caduti a Kabul


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Come sapete questo blog non si occupa di politica, non semplicemente per scelta ma perché gli interessi preponderanti sono altri e in altri campi.
Però oggi vogliamo lo stesso unirci al lutto nazionale per la morte dei soldati italiani a Kabul. Come vedete non abbiamo detto i “nostri” soldati anche se li sentiamo nostri, non solo perché sono soldati italiani, li sentiamo nostri perché sono dei giovani, delle vite umane piene di speranze, di sentimenti e di progetti, che non saranno più,che mancheranno alle loro famiglie e soprattutto ai loro figli. È nostro qualunque lutto provocato dall’odio e dalle guerre, perché quelle non sono guerre nostre perché nessuna guerra è nostra, nessun odio. Siamo pedine in mano a un gioco assolutamente ributtante, fatto di interessi della multinazionale del terrore da una parte e dalla multinazionale delle armi dall’altra. Non riusciamo a vedere una ragione dietro a nessuna guerra, non c’è un Occidente pacifico e un Islam selvaggio, ci sono solo pretesti per continuare a vendere e comprare armi e droga, per mantenere alcune zone (guarda caso sempre il confine Afganistan-Pakistan) off limits, per farne le rotte dei traffici proibiti, i territori degli zar delle armi e della droga. Non possiamo vivere ignorando l’Islam e nemmeno combattendolo, è la religione con più seguaci nel mondo, come potremmo mai far finta che non esiste? Quello che dobbiamo fare è dare la possibilità ai paesi oppressi dal fondamentalismo di svilupparsi, di crescere anche economicamente e di non alimentare la logica dei blocchi contrapposti per cui l’unica maniera di esistere è quella di essere contro l’Occidente contro gli stati Uniti, e infine contro Israele. Ma oggi non siamo qui per discutere di politiche internazionali, siamo qui per restare in silenzio davanti al sacrificio “inutile” di 6 ragazzi italiani e di alcuni civili afgani (sì, perché contano tutte le vite umane non solo le nostre).
Dobbiamo avere la forza di non schierarci, ma di continuare a rifiutare quella logica che porta al sacrificio italiani, americani, afgani, iracheni, uomini, donne, bambini, vecchi.
Oggi però siamo vicini alle famiglie dei soldati, ai figli degli uomini che hanno perso la vita adempiendo agli ordini, facendo il loro lavoro. Pensiamo per un attimo, se gli eserciti non avessero piu armi, ma strumenti, se non avessero più cannoni, ma materiali, se non portassero più lutti ma sviluppo, aiuto, vita. Allora finalmente non ci troveremmo più davanti a una perdita lacerante, a un dolore così immenso. Questa non è una partita di calcio che finisce 6-0, questa è una partita dove perdiamo tutti dove niente e nessuno sarà mai vincitore, ma solo lutti e altro dolore saranno il risultato. E i lutti il dolore non si misurano, non vince chi ne ha di meno perché il dolore ed i lutti sono solo una cosa, immensi. Riposate in pace ragazzi, insieme a tutte le vittime dell’odio e del potere.

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