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In ricordo di Andrea Zanzotto

Andrea Zanzotto: l’inascoltato balbettio dei folli
In ricordo di Andrea Zanzotto, riproponiamo un contributo di Giacinto Spagnoletti tratto da La letteratura italiana, collana enciclopedica dell’Armando Curcio Editore diretta da Enzo Siciliano.
«Andrea Zanzotto rivela tutta l’entità del disagio strutturale della nuova poesia, uscita dall’Ermetismo senza un preciso programma di rinnovamento, se non nelle personali prospettive attuate da Pasolini. Per Zanzotto il tenace lavoro sul linguaggio diventa imprescindibile, se si vuol distinguere un “parlar poetico” mordente, ma sempre inserito nel linguaggio della koiné. La sua “verbalità”, pur partendo dalle grandi matrici della cultura europea, affronta di proposito gli aspetti della civiltà tecnologica, non considerandoli, come tutti pensano, aspetti vitali dello sviluppo umano; e pertanto la sua posizione diventa quella di chi osserva la crisi – tale viene da lui considerata questa corsa al benessere e alla sicurezza, che è poi falsa – da uno stato di crisi.
Ed ecco perché Zanzotto rifiuta, del suo maestro Montale, ogni morale “provvisoria”. Questa inquietudine rende ancora più accese le poesie di Vocativo (1957) e della raccolta che seguì, IX Ecloghe, legate alle dolcezze del paesaggio veneto come a uno sfondo naturale e intimamente “materno”. [...] Ciò che conta è il punto di osservazione: [...] in altre parole, il poeta veneto, lasciato da parte il livello medio della comunicazione rituale, convenuta, si pone di sghembo e dalla parte del profondo, per rinvenire la genesi delle prime aggregazioni della lingua, quell’oscuro “declivio fonico” che in tempi immemorabili “attirava suono a suono, radice a desinenza, etimo a etimo”, per durare “sorgivamente nell’inascoltato balbettìo dei folli, dei bambini, dei dormienti” (M. Forti). Sono brandelli di una realtà psichica stravolta e sfibrata che, nonostante tutto, vengono portati a una funzione diagnostica, conoscitiva. [...] Di certo c’è che le tormentose auscultazioni di Zanzotto recano un forte ammonimento di ordine estetico e non solo poetico; mettono in crisi l’idea che la poesia sia un “primario” dell’uomo, un processo ascendente, quindi un itinerario obbligato. A un primato così facile viene opposto un movimento discendente, una salutare calata agli inferi, dove si ascolta il mormorio dei bambini, il dialetto vezzeggiante, in veneto chiamato “petèl”. Di qui si passa alle conclusioni: le strutture oppressive della lingua tendono a rendere sempre più povero e stereotipato il discorso umano, giovandosi della ripetitività all’infinito. Il discorso poetico, con la sua diversità, la sua “stramberia”, la sua non collocabilità, dovrebbe avere un’importante funzione proprio per il suo carattere di “giuoco”: un giuoco che rimette in discussione la radice originale del linguaggio».
I Promessi Sposi
Posted by admin in Internet, acquistare online, ebook on October 28th, 2011

Soffermati sull’arida sponda…
Dal 29 settembre al 29 ottobre l’Archivio Storico di Torino espone al pubblico il manoscritto autografo ritrovato nel 2000 con cui Alessandro Manzoni suggerisce al Regno d’Italia di «adottare il fiorentino, l’idioma di Dante e Petrarca, per fare gli italiani». Il testo fu scritto di getto dall’autore dei Promessi sposi per rispondere all’esigenza, espressa dal neonato governo unitario, di individuare «i modi per diffondere in ogni ordine di popolo una lingua nazionale italiana». La mostra di Torino, tuttavia, è solo una delle iniziative dedicate a Manzoni in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Anche il teatro, infatti, omaggia il grande scrittore milanese rappresentando I promessi sposi in una doppia versione musicale: quella moderna, realizzata da Michele Guardì e Pippo Flora, e quella classica, portata in scena da Massimiliano Finazzer Flory con musiche di Verdi, Bellini, Paganini, Rota e Berio.
Anche il mondo editoriale non poteva mancare all’appuntamento con un capolavoro senza tempo, un’opera immortale in cui, accanto alle cose italiane di ieri e di oggi, si riflette un indimenticabile ritratto della condizione umana. È per questo che l’Armando Curcio Editore ha appena mandato in stampa una nuova edizione dei Promessi sposi completamente illustrata da Andrea Tommasini. Laureato al Dams di Bologna e diplomato in inchiostrazione della Joe Kubert’s World of Cartooning, Tommasini ha saputo fondere in questo suo nuovo lavoro due distinte correnti di espressione grafica: da un lato quella dell’Art Noveau di Harry Clarke e Ivan Bilibin, dall’altro le forme ibride tra illustrazione e fumetto rappresentate da maestri come Burne Hogarth, Glenn Fabry e Sergio Toppi.
In vendita su http://www.curciostore.com
L’uomo che sognava i cavalli
«Trovarmi a scrivere di Sandro Penna mi fa sentire un poco la Céleste Albaret della situazione. Céleste Albaret è stata la “grande domestica” di Marcel Proust che all’età di ottantadue anni ha scritto Il Signor Proust (Rizzoli, 1974), un libro di memorie sull’autore della Recherche, sfatando il vecchio adagio secondo cui “non c’è un grand’uomo per il proprio cameriere”. Io non sono stato il cameriere di Sandro Penna. Ma ci sono andato molto vicino».
Inizia così L’uomo che sognava i cavalli (Armando Curcio Editore, 2007), il libro che il critico e scrittore Enzo Giannelli dedica a quello che viene considerato uno dei più grandi poeti europei del Novecento. L’autore – che è vissuto accanto a Penna per un considerevole lasso di tempo – racconta l’uomo e l’artista in un intrecciarsi di fanciulli e cinematografi, stati angosciosi e malattie immaginarie, storie di cani, di gatti e di cavalli, amici, nemici e affetti familiari, pettegolezzi, polpette al pomodoro e, soprattutto, le proverbiali «cattiverie» che Penna amava dispensare ai grandi (veri o presunti) della sua epoca.







