Nutrizione ecologica: l’opinione della dottoressa Laura Garnerone

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 Autrice dell’e-book Nutrirsi di Energia, la dottoressa Laura Garnerone è nutrizionista e dietologa presso l’ospedale di Pavia. Presentiamo qui di seguito una mini inchiesta sulla nutrizione ecologica, alla quale segue una breve intervista alla dottoressa, che troverete nella apposita sezione di questo blog.

Nutrition ecology – ecologia della nutrizione – è un termine relativamente recente. È stato coniato nel 1986 da un gruppo di nutrizionisti dell’Università di Giessen, in Germania. Si tratta di una scienza interdisciplinare, che prende in esame tutte le componenti della catena alimentare e ne valuta gli effetti secondo quattro punti di vista principali: la salute umana, l’ambiente, la società, l’economia.

Attraverso il cibo noi possiamo avere un impatto potente sul risparmio di energia, di acqua, di emissioni di gas serra, di sostanze chimiche, di terreni, di risorse alimentari.

Le scelte alimentari contano più delle scelte in altri settori (trasporti, consumi domestici di energia). Recenti studi hanno concluso che l’impatto dei singoli individui sull’ambiente è dovuto a tre fattori principali: cibo, energia utilizzata nelle abitazioni, trasporti

Di questi tre fattori, quello del cibo, è il più importante, perchè: è quello che in termini quantitativi possiede il maggior impatto; presenta il maggior livello di scelta personale, perché dipende solo in parte dalle normative (su che cosa mangiare il singolo consumatore ha pieno potere); ha un impatto immediato, non è a medio o lungo termine come possono esserlo altri aspetti che implicano cambiamenti nelle infrastrutture, nei beni disponibili, nella tecnologia usata.

L’associazione di consumatori tedesca Foodwatch ha pubblicato nell’agosto 2008 un report sull’impatto dell’agricoltura e dell’allevamento sull’effetto serra. Lo studio è stato svolto dall’Istituto tedesco per la Ricerca sull’Economia Ecologica (IOeW), e ha tenuto conto delle emissioni di anidride carbonica risultanti dalla coltivazione dei mangimi per gli animali, dall’utilizzo dei pascoli per l’allevamento e dalle deiezioni prodotte dagli animali stessi (escrementi e gas intestinali).

Il confronto, per risultare di facile comprensione al pubblico, è stato esplicitato in termini di «km equivalenti» percorsi in auto (una BMW, per la precisione), e quindi spiega a quanti km percorsi in auto equivale 1 kg di carne, 1 kg di grano, ecc. Questo significa che tenendo conto di tutte le attività produttive che servono per coltivare i mangimi per gli animali (compreso l’uso di energia, acqua, sostanze chimiche, ecc.), trasportarli, gestire gli allevamenti e i macelli, la somma di emissioni di gas serra dovuta a queste attività equivale ai gas serra emessi da un certo quantitativo di km fatti in BMW. In questo modo si può capire quanto sia inquinante, nel complesso, la produzione di carne e di altri cibi di origine animale.

Calcolando il totale di «km in BMW» equivalenti a un’alimentazione onnivora, una vegetariana, una vegana, in un anno, i risultati sono: alimentazione 100% vegetale (vegana) 629 km; alimentazione vegetariana 2427 km; alimentazione onnivora 4758 km. Come già noto da altri studi, dunque, il tipo di alimentazione più ecologista è quella 100% vegetale. L’alimentazione latto-ovo-vegetariana ha un impatto 4 volte più alta, quella onnivora 8 volte più alta rispetto all’alimentazione vegetariana.

Nonostante questi risultati siano ormai divulgati abbastanza spesso su giornali e riviste, le persone sembrano aspettarsi che esista una qualche tecnologia che risolva il problema e permetta loro di mantenere invariate le loro abitudini alimentari. Ma non esiste e mai esisterà, perché il problema è intrinseco nella trasformazione da vegetale ad animale, che genera uno spreco enorme. L’unica soluzione reale sta in una diminuzione, il più cospicua possibile, del consumo di carne, latte e latticini e uova, tutti cibi per cui è necessario l’allevamento.

Come affermato dall’OMS e dalla FAO, i cambiamenti nelle abitudini alimentari avvenuti nella seconda metà del ventesimo secolo hanno visto le diete tradizionali, a base vegetale, sostituite da diete ad alto contenuto di grassi e di energia, con un contenuto sostanziale di cibo animale. Questo ha giocato un ruolo chiave nell’aumento di malattie prevenibili legate all’alimentazione, le cosiddette «malattie del benessere».

La denutrizione e la carenza di vitamine e minerali, situazioni diffuse nei Paesi poveri e in quelli in via di sviluppo, arrecano i maggiori danni all’inizio del ciclo vitale, mentre la sovralimentazione altera lo stato di salute gradualmente, con malattie cardiovascolari, tumori, demenza e altre malattie croniche che colpiscono tipicamente durante la mezza età o la vecchiaia. Un’indagine a livello mondiale sulle malattie, intrapresa negli anni Novanta dalla Banca Mondiale e dalla Harvard University è riuscita a descrivere l’estensione dell’impatto della malnutrizione sulla salute. Lo studio ha dichiarato che la sovralimentazione è responsabile di una proporzione di malattie almeno pari a quelle causate dalla fame: una alimentazione scorretta causa più della metà del carico totale di malattie nel mondo.

Fortunatamente, le malattie causate da sovralimentazione possono essere prevenute o guarite attraverso modificazioni della dieta e dello stile di vita. Il 30-40% dei tumori, il 17-22% dei casi di malattia coronarica e il 24-66% dei casi di diabete mellito tipo 2 possono essere prevenuti diminuendo drasticamente il consumo di grassi saturi (che si trovano in prodotti animali come carne, specialmente rossa, uova e latticini) e aumentando l’attività fisica.

Uno studio ha identificato come la carne, i latticini, le uova e i grassi alimentari siano fonti del 63% dei grassi totali, del 77% dei grassi saturi e del 100% del colesterolo (che si trova solo in cibi animali) della dieta tipica americana.

Diete ad alto contenuto calorico e di grassi facilitano l’obesità, la quale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, infarti, diabete mellito tipo 2 e vari tipi di tumori. Queste quattro categorie di malattie sono causa di più della metà delle morti nei Paesi ricchi. Il dr. Graham Colditz della Harvard School of Public Health ha stimato che, tra gli obesi adulti americani, il dimagrimento fino a un peso corretto potrebbe prevenite il 96% dei casi di diabete mellito tipo 2, il 74% dei casi di ipertensione arteriosa, il 72% delle malattie coronariche, il 32% dei tumori al colon e il 23% dei tumori al seno. Inoltre, poiché l’obesità si va diffondendo negli strati sempre più giovani della popolazione, stanno aumentando molto i casi di diabete nei bambini e nei giovani (dal 4% all’inizio degli anni Novanta al 20% alla fine dello stesso decennio) ed è probabile che altre malattie tipicamente dell’adulto – dalla malattia cardiaca all’infarto e al cancro – colpiranno anche i giovani in maniera più frequente.

Una ricerca congiunta della Harvard School of Public Health e della Oldways Preservation and Exchange Trust ha scoperto che le diete vegetariane – ricche di cereali integrali, verdura, frutta e noci – sono correlate alla minor incidenza di malattie cardiometaboliche e a una maggior longevità. Per la prima volta nella storia dell’uomo l’aspettativa dei nostri figli è minore di quella dei genitori. Possiamo quindi concludere che il benessere dell’ uomo è fortemente legato al benessere del nostro pianeta!

 

 

 

 
 
 

 

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