Professione Informare
- Home
- Articoli
- Caso Berlusconi-Noemi: ne parliamo con Patrizia e Giada De Blanck
- Comunicazione e linguaggi: intervista alla d.ssa Ceroni
- E-book: il futuro alla Fiera di Torino
- E-commerce: in crescita ma lontani dall’Europa
- Editoria: Google incappa nell’antitrust
- Metodo Montessori vs. educazione autoritaria chi ha ragione?
- Quotidiani: i paradossi di una crisi profonda
- E-book
- Interviste
- Dalla parte dei bimbi: intervista a Maria Romeo
- E-commerce: il futuro del commercio?
- Editoria digitale: intervista a Robin Good
- Grandi firme on-line: Stefano Jurgens
- Intervista a Marco Davide
- Intervista all’avvocato Antonia Lucchesi: diritto di famiglia e adozioni
- Intervista alla dietologa e nutrizionista dottoressa Laura Garnerone
- Medicine non convenzionali: intervista al dott. Rocco Carbone
- Pnl e sanità: intervista al dott. Pensieri
- Sessuologia e vita di coppia: intervista alla dottoressa Milena Milone
- Mini inchieste
- Il coaching trasformazionale: Matt Traverso spiega
- La signora Maria Romeo parla di “Dolci senza colesterolo”
- La triade medicale: Allopatia, Omeopatia, Naturopatia
- Le adozioni
- Nutrizione ecologica: l’opinione della dottoressa Laura Garnerone
- PNL, Ipnosi e Coaching Quantum: parliamone con il dott. Marco Paret
- Smettere di fumare
- Pianeta Curcio
Le adozioni

L’adozione è un istituto giuridico atto a garantire, a un minore in grave stato di abbandono o di maltrattamento, il diritto a vivere serenamente all’interno di una famiglia diversa da quella biologica. Nel nostro ordinamento giuridico è disciplinata dalla legge 4 maggio 1983, n.184 (Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori), successivamente modificata dalla legge 31 dicembre 1998, n. 476, che ha autorizzato il Presidente della Repubblica a ratificare la Convenzione dell’Aja per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale (29 maggio 1993), e ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri la Commissione per le adozioni internazionali (CAI). Secondo i dati ufficiali della Commissione per le Adozioni Internazionali del Ministero delle Politiche per la Famiglia, nel 2006 sono state presentate 17.004 richieste di adozioni nazionali, ossia di minori italiani. Le città con il maggior numero sono ovviamente quelle più popolose, con l’eccezione di Venezia, al quarto posto; Milano, Roma e Torino superano tutte le 1000 domande attestandosi tra le 1000 e le 1500. Per quanto riguarda le adozioni internazionali, cioè di bambini provenienti dall’estero, nel 2007 le domande accolte sono state 3977, di cui 640 per minori provenienti dall’Ucraina, 466 dal resto dell’ex URSS, 434 dalla Colombia, 371 dal Brasile, 338 dall’Etiopia, 313 Vietnam, 241 dalla Polonia. Di questi, la maggioranza sono maschi (quasi il 60%). Prevale la classe di età tra i 5 e i 9 anni, segue quella tra 1 e 4 anni e infine quella di oltre 10 anni.
Questi dati si prestano a diverse riflessioni. In primo luogo si tende a preferire bambini più piccoli a quelli più grandicelli, pensando che i primi possano inserirsi più facilmente sia nella famiglia che nella società. Questo può essere vero, ma pensiamo alla situazione dei più grandi: un’infanzia negata alle spalle, spesso pure la vita in strada, violenze e maltrattamenti; a questo si aggiunge il trauma quotidiano di non essere voluti dai potenziali genitori adottivi, e di vivere nella consapevolezza di avere ogni giorno meno possibilità di uscire dall’istituto in cui si trovano.
I problemi di inserimento esistono: lingua, cultura, a volte colore della pelle, in un Paese come il nostro dove il concetto di rispetto delle diversità fatica ancora ad entrare nella cultura comune (anzi, attualmente il razzismo sta vivendo una fase di pericolosa recrudescenza). Tuttavia, in linea generale, le scuole sono ormai pronte ad accogliere i bambini di ogni provenienza, gli insegnanti sono preparati, e molti enti organizzano corsi specifici per le famiglie che adottano. Ma la cosa più importante, perché l’adozione riesca, è l’amore dei genitori adottivi, i quali devono essere consapevoli del fatto che l’adozione avviene in primo luogo nell’interesse del bambino, come risulta chiaramente anche dalla definizione che ne abbiamo dato all’inizio di questo articolo: l’adozione è un istituto che mira ad assicurare ad ogni bambino una famiglia, mai viceversa, e questo è ribadito anche dalla legislazione che la regola, basti pensare ai controlli di idoneità che vengono svolti sia prima che dopo l’ingresso in famiglia del bambino. Se adottiamo un bambino non lo stiamo facendo per noi, perché ci sentiamo soli, perché vorremmo qualcuno che ci possa assistere quando saremo vecchi; lo stiamo facendo per dare a chi non ce l’ha una casa, una famiglia, un futuro. Il bambino adottato deve sentirsi parte della famiglia a tutti gli effetti, non deve mai percepire di non essere figlio naturale, non deve mai subire differenze di trattamento rispetto agli eventuali fratelli. L’adozione, quindi, è un puro atto d’amore, lontano da ogni considerazione egoistica, e non è vero che qualunque famiglia sia meglio dell’istituto.
Come controllare che gli adottanti siano idonei e abbiano ben chiaro cosa sia e cosa comporti l’adozione? E dopo l’adozione, come controllare che i bambini vengano rispettati e amati? L’avvocato Lucchesi, specialista in adozioni e autrice dell’e-book edito da Armando Curcio Editore e che troverete sul portale http://www.professionedonna.it, ci darà le risposte.I lettori interessati a porre delle domande all’autrice possono farlo pubblicando un commento qui o alla sezione interviste, oppure scrivendo a coordinamento@curcioeditore.it. Intervenite!
- No comments yet.
- No trackbacks yet.




