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Il coaching trasformazionale: Matt Traverso spiega

Ho insistito un po’ per incontrare il personaggio poi, all’improvviso, ecco che si materializza l’opportunità di scambiare due chiacchiere in libertà con questo giovane coach, questo esponente di una materia non facile per i non avvezzi.
Potremmo parlare di Self Improvement senza sbagliare, ma non solo, potremmo parlare di PNL e lo faremo nel corso del colloquio, ma sarebbe riduttivo limitarsi a questo, perché Matt Traverso e quello che insegna sono un po’ tutte queste cose insieme, difficile dargli un etichetta, costringerlo dentro le definizioni classiche.
Il coaching trasformazionale, quello che Matt insegna, è la pratica della potenzialità dell’uomo, la sua capacità di essere quello che desidera attraverso la sua convinzione, la coerenza e la sincerità.
È credere che qualunque meta sia possibile, qualunque traguardo raggiungibile, dipende solo da noi.
Affascinante parlare con questo ragazzo, scuote in qualche modo anche il mio scetticismo e ne esce un intervista che spero apprezzerete, come ho apprezzato io il farla; questo colloquio, corto eppur lunghissimo, nel quale parla solo lui a valanga ma non ti annoia, anzi risponde a tante domande prima che tu le possa formulare, ti mette a tuo agio, ti fa rilassare e ti predispone. Da questo che mi rendo conto di quanto lui sia bravo perché, senza volerlo io che sono sempre su posizioni estremamente scettiche e critiche, e non mi innamoro facilmente di posizioni “cosmiche”, non sono facile a provare interesse per la “personalità” fine a se stessa, io stesso, dicevo, sento un gran piacere a conversare, anzi ad ascoltarlo. E intorno a me altre discussioni di ufficio, telefoni che squillano, gente che lavora, riunioni in preparazione, quindi non l’ambiente ideale per filosofeggiare di questioni relative al modo di essere.
Eppure è magnetico quello che dice, capisco perché abbia un grande successo, perché è semplice, non si nasconde dietro a frasi complicate, anzi semplifica, tira delle linee rette che arrivano all’orizzonte e lo lasciano vedere chiaro e luminoso. Ma sentiamo le sue stesse parole:
1) Ciao Matt, parliamo di leader: leader si nasce o si diventa?
Bene, vediamo di darti una risposta diversa dal solito: vediamo come rendere, questa e le altre che ti darò, risposte “memorabili”, non in linea con quelle che spesso si leggono sull’argomento.
Premesso che tutti i grandi leader avevano alcune caratteristiche in comune, posso dirti che senz’altro leader si diventa, o meglio si impara ad essere leader migliori. Si diventa grandi leader alla fine di un percorso di crescita (qui parliamo di leader in senso lato, cioè di uomini che ne influenzano altri in qualche modo). Il leader è capace di esprimere e di capire il coraggio, la maturità, la sincerità nelle piccole e grandi decisioni di tutti i giorni, nelle proprie e in quelle che influenzano la vita degli altri. Il leader è colui che riesce a conquistare il proprio carattere e a tenerlo sotto controllo conoscendolo. Il non leader è colui che al contrario è dominato dai suoi istinti, è confuso e debole. Per ricollegarmi a una delle cose che insegno – il Public Speaking, ovvero il parlare in pubblico – ci sono persone che ne avevano un terrore sacro, oggi riescono a comunicare i loro stati d’animo con convinzione, serenità e forza a centinaia di persone. Per un leader è fondamentale il background dal quale proviene, le sue letture, le sue esperienze, i rapporti umani che ha saputo costruire.
2) Matt, è più importante quello che si dice o come lo si dice? (Cerco di provocarlo per vedere che risposta mi dà ma non ci casca, sentite qua)
Vedi Paolo, hai dimenticato la cosa più importante. Non quello che si dice o come lo si dice, ma quello che si è! Il nostro modo di porci è conseguenza diretta della nostra coerenza e convinzione.
Una volta che io sia diventato un uomo più vero e più coerente, quello che viene da me stesso viene recepito dalla gente in modo totale, senza filtri né falsità. Nel mio corso di 4 giorni dedicato al Public Speaking le impostazioni del corpo, la posizione delle mani e i nostri movimenti, le posture, vengono prese in considerazione a un livello advanced (avanzato).
Prima però deve essere molto chiara l’impostazione di base del discorso, ovvero: quando noi siamo veramente allineati, unificati, coerenti con il messaggio che diamo, quando stiamo facendo veramente del nostro meglio per aiutare il nostro cliente, facendone gli interessi e dandogli tutto noi stessi, il messaggio che gli arriverà sarà di una potenza tale da rompere tutte le difese precostituite.
Ho visto persone conquistare colui che avevano davanti con una magia incredibile data dalla loro stessa convinzione, sincerità, naturalezza di quello che dicevano! Questa coerenza, sincerità, naturalezza, fa sì che in seconda battuta anche i movimenti del corpo siano sinceri, e come tali rafforzino senza essere una tattica quello che diciamo, perché comunicano passione e sincerità, impegno totale e dedizione.
3) Stai dicendo delle cose veramente molto “potenti”, come dici tu. Io stesso sento un gran fascino per quello che dici, è perché ne sei convinto?
Esattamente. Se non credessi 110% a quello che dico non potrei dirlo così; non potrei convincere la gente, non riuscirei a eliminare gli ostacoli che fanno sì che non siano migliori!
4) Che caratteristiche deve avere un buon coach?
Vedi, anche su questo argomento potrei dirti le cose di sempre e sbrigarmela facilmente, invece voglio sorprenderti!
Il buon coach è colui che per amore del proprio cliente è disposto a essere impopolare e antipatico per condurlo al di fuori dalla zona di comfort, persino ad essere duro e a perdere apparentemente la sua empatia. Non si può essere sempre empatici, altrimenti non si fa crescere una persona che va messa di fronte alle proprie responsabilità, alle proprie debolezze. Ma iniziamo dal primo approccio: il coach deve essere capace di guadagnarsi la fiducia degli altri, il rispetto del cliente e del prossimo in un processo di intesa, empatia, simpatia e fiducia.
Il buon coach deve però essere capace di mettere da subito l’allievo davanti alle proprie responsabilità, esercitando su di lui una pressione emotiva che lo porti a capire che cambiare è doloroso, ma che non cambiare è estremamente più doloroso!
Non cambiare è l’inferno, mentre cambiare porta tutti i valori positivi. Ecco quello che il coach deve saper instillare nelle convinzioni dei suoi allievi.
Eccoci quindi alla presentazione del metodo che Matt Traverso utilizza nelle sue sessioni di coaching trasformazionale, un coaching tanto poderoso che “trasforma”; coaching trasformazionale è addirittura una denominazione registrata da Traverso sia in italiano che in inglese. I suoi interventi sono infatti, come tiene a precisare, full immersion, ed ecco perché hanno un certo prezzo, perché sono una terapia d’urto, funzionano! Solamente personaggi come Eliot in Inghilterra e Anthony Robbins negli Stati Uniti hanno lo stesso approccio nel coaching, un approccio a 360°.
FINE DELLA PRIMA PARTE. Domani on-line la seconda parte con tante altre domande, e sopratutto risposte di Matt Traverso




