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Aromaterapia, Gemmoterapia e Fitoterapia: ultima parte

Si chiude così la nostra mini inchiesta sulle medicine non convenzionali, che speriamo sia stata interessante per i nostri lettori. Questo non vuol dire che abbandoneremo l’argomento, perché prevediamo di tornare a occuparci in particolare di alcuni aspetti delle medicine non convenzionali in un prossimo futuro. Ecco però un approfondimento sulle 3 branche più importanti della naturopatia, ossia la gemmoterapia, l’aromaterapia e la fitoterapia:
Gemmoterapia
La gemmoterapia nasce in Belgio (Bruxelles) agli inizi degli anni ‘50, ad opera del medico Pol Henry, il quale a sua volta ha sviluppato l’intuizione di Paracelso, che anticipando di secoli le attuali scoperte di fitochimica, aveva già intuito le diverse proprietà e le indicazioni terapeutiche delle varie parti di una stessa pianta, asserendo: «Ci sono forze diverse nelle gemme, nelle foglie, nei bocci, nei frutti acerbi, nei frutti maturi, quindi si deve rivolgere la propria attenzione dal primo germoglio sopravvenuto all’ultimo, poiché così è la natura. (…) Così vi è una maturazione per i piccoli germogli, una per le fronde, una per i fiori, una per le fibre, una per i succhi, una per le foglie, una per i frutti». Il dottor Pol Henry studiò l’effetto terapeutico delle gemme e dei tessuti embrionali di arbusti e alberi, e le risposte terapeutiche dei singoli gemmoderivati indotte negli animali.
La gemmoterapia, o meristemoterapia, si diffonde in Francia ad opera dei dottori Max Tétau e Claude Bergeret, fautori della fitoterapia rinnovata e della gemmoterapia clinica.
L’impiego di gemme e giovani getti si ritrova anche in pratiche mediche antichissime, come nella medicina ayurvedica e nella medicina tradizionale cinese.
La gemmoterapia si basa su quattro regole principali:
1. la vita è espressione della dinamica cellulare, le cellule in fase di potenziale divisione sono le più adatte ad agire e stimolare altri tessuti cellulari;
2. La vita animale dipende completamente da quella vegetale, ciò che permette la vita animale può rigenerarla dalle alterazioni morfo-patologiche;
3. L’albero è il vegetale più potente, l’energia vitale si esprime ogni anno con un grande accrescimento cellulare; tutti i suoi meristemi sono i più indicati per disintossicare, rigenerare e curare le cellule animali.
4. Tra le piante utilizzate, la betulla (pubescens e verrucosa) e la qercia (Quercus peduncolata), sono quelle con più capacità di adattamento, di acclimatazione, di resistenza, di diffusione e di rigenerazione. I tessuti embrionali di queste piante formano la prima base del drenaggio gemmoterapico.
Aromaterapia
Per aromaterapia si intende un metodo curativo olistico che agisce su processi fisici, mentali e spirituali attraverso l’impiego di oli essenziali.
Gli oli essenziali sono miscele di sostanze organiche aromatiche diverse (alcooli, aldeidi, chetoni, acidi, esteri, eteri, terpeni ecc.) ottenuti per distillazione in corrente di vapore o per spremitura a freddo, di piante aromatiche dello stesso genere e specie botanica, con specifiche caratteristiche organolettiche, sapore e odore, e definiti col nome latino della pianta originaria.
Venivano chiamati in passato con nomi diversi come aromi, oli eterei, essenze, dal 1972 sono stati introdotti nella farmacopea francese con il nome di oli essenziali.
Tra le terapie naturali, l’aromaterapia è la più diffusa in ambito delle terapie naturali, per la facilità di impiego è spesso utilizzata in alcune forme di autocura e per il suo valore terapeutico sempre più apprezzata da fitoterapeuti e medici.
Gli oli essenziali sono essenze estratte da molte varietà di piante officinali, con profumazioni caratteristiche dall’azione rilassante e stimolante. Sono utilizzati per la cura di molte affezioni e impiegati in profumi e prodotti di bellezza.
L’utilizzo degli oli essenziali (successivamente indicati come Oe) a scopo terapeutico ha una storia relativamente breve. Sviluppati negli ultimi anni ‘70, particolarmente nei Paesi anglosassoni e in Inghilterra, l’aromaterapia e l’uso degli Oe sono associati al massaggio, mentre in Francia sono associati all’uso orale.
Non si conosce il meccanismo d’azione degli Oe, il loro impiego è prettamente empirico e si basa sull’esperienza, ciò non impedisce che per la loro efficacia molti medici introducano questa metodica nella pratica clinica.
Proprietà degli oli essenziali
Gli oli essenziali hanno marcati effetti terapeutici. Molti di essi hanno proprietà batteriostatiche, antivirali, antifungine, antinfiammatorie o antisettiche, che sono state dimostrate in laboratorio per mezzo del cosiddetto aromatogramma.
L’ aromaterapia porta benefici terapeutici in diversi campi: nella bellezza, nel benessere generale, nella sfera emotiva e in numerosi disturbi.
È sempre più nota la sua efficacia come metodo naturale per alleviare lo stress; può aiutare chi conduce una vita piena, sotto pressione, e alcuni oli possono far sentire più rilassati e fiduciosi.
Parecchie persone riferiscono di aver usato gli oli essenziali contro l’ influenza e di essersi sentiti bene e pieni di energia. Gli oli essenziali migliorano la qualità della vita come nessun’ altra sostanza sembra fare. E la sperimentazione scientifica dimostra che gli aromi possono influenzare il cervello: gli esami cerebrali mostrano effetti rilassanti o stimolanti.
Inalando: una piccola quantità di molecole d’olio essenziale può prendere parte allo scambio gassoso tra gli alveoli polmonari e i capillari, così l’ossigeno in entrata viene scambiato con l’anidride carbonica in uscita e le molecole di olio essenziale entrano nel sistema circolatorio del corpo.
A contatto del corpo, magari con il massaggio, i bagni, le saune o le lozioni, le molecole di olio hanno la facoltà di poter passare attraverso l’epidermide fino al derma, lo stato della pelle che conferisce elasticità. Essendo ricco capillari, il derma permette di veicolare l’olio essenziale nel sistema circolatorio.
FITOTERAPIA
Le origini della fitoterapia risalgono a migliaia di anni fa e sono strettamente legate alla nascita e alla sopravvivenza dell’uomo.
Tutti gli animali dipendono dal regno vegetale, dal quale prendono i nutrienti necessari e indispensabili per loro funzioni vitali. Questo stretto rapporto con la natura e il mondo vegetale ha spinto l’uomo, da sempre, a utilizzare principalmente le piante come rimedio naturale per ovviare agli effetti provocati da un’alterazione del suo stato di salute.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 1980, alla riunione di Tien-Tsin in Cina, definì le piante medicinali nel modo seguente: «È pianta medicinale ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono i precursori di emisintesi chemiofarmaceutiche».
La fitoterapia moderna si basa, principalmente, sulle conoscenze provenienti dalle tre grandi medicine: fitoterapia della medicina tradizionale cinese, fitoterapia della medicina ayurvedica e la fitoterapia occidentale.
Gli erbari
Le più antiche testimonianze di fitoterapia sono egiziane, risalenti ad oltre il quarto millennio avanti Cristo, sono note anche testimonianze cinesi, tibetane e indiane. Il testo di fitoterapia più antico risale ad un libro erboristico cinese del terzo millennio avanti Cristo (Pen Tsao), che contemplava circa mille piante e rimedi naturali.
I primi documenti scritti risalgono al papiro di Ebers (1500 a. C.) e Assiria (650 a.C.), nei quali sono documentate e descritte decine di erbe.
Le terapie dell’antichità si basavano principalmente su rimedi a base di piante medicinali, alcuni trattati medici greci ci hanno tramandato queste conoscenze: l’Erbario Greco di Dioscoride, o la Storia naturale di Plinio il Vecchio.
Il primo erbario di cui sono pervenute notizie è del medico ateniese Diocle di Caristo, vissuto intorno al 350 a.C. Alla sua scuola si formò Teofrasto di Ereso, che scrisse una serie di testi botanici tra cui Historia plantarum.
Altri due personaggi di cui ci sono pervenute notizie e che ebbero una notevole importanza nell’evoluzione dell’erbario furono Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, e il suo medico Crateva. Secondo Dioscoride, Crateva fu il primo a compilare un erbario corredato di immagini.
L’efficacia delle piante a scopi medicamentosi era nota già a Dioscoride, medico della Cilicia del I secolo d.C., autore del famoso De materia medica.
Fitoterapia moderna
Determinante e fondamentale per lo studio sistematico delle piante fu l’apporto del botanico svedese Carlo Linneo (1707-1778 d.C.). È merito della sua ricerca la classificazione e l’identificazione delle piante descritta nella sua opera Systema naturae; egli utilizza, come principio di distinzione e di classificazione delle piante, la distribuzione dei sessi nei fiori e le caratteristiche degli organi maschili. Inoltre, divide il regno vegetale in due grandi branche: le crittogame, con stami e pistilli invisibili a occhio nudo; le fanerogame, nelle quali tali organi sono ben visibili. Queste ultime, a loro volta, furono divise dal naturalista svedese in 23 classi, in base alle loro differenze morfologiche.
La fitoterapia, fino al 1970 appannaggio della chimica, si basava sull’utilizzo del principio attivo delle piante medicinali, identificando in esso sia il titolo riportato in farmacopea ufficiale, sia l’azione terapeutica, seguendo i dettami della chimica e della farmacognosia. In questi anni Claude Bergeret e Max Tetau rilevarono e diffusero il concetto che l’azione di una pianta medicinale non era da identificare necessariamente solo nel principio attivo, bensì nel sinergismo d’azione derivato dai vari componenti della pianta.
Quindi ridefinirono il concetto di fitoterapia in fitoterapia rinnovata, in cui la determinante principale non era più il principio attivo, bensì il fitocomplesso.




