Professione Informare
- Home
- Articoli
- Caso Berlusconi-Noemi: ne parliamo con Patrizia e Giada De Blanck
- Comunicazione e linguaggi: intervista alla d.ssa Ceroni
- E-book: il futuro alla Fiera di Torino
- E-commerce: in crescita ma lontani dall’Europa
- Editoria: Google incappa nell’antitrust
- Metodo Montessori vs. educazione autoritaria chi ha ragione?
- Quotidiani: i paradossi di una crisi profonda
- E-book
- Interviste
- Dalla parte dei bimbi: intervista a Maria Romeo
- E-commerce: il futuro del commercio?
- Editoria digitale: intervista a Robin Good
- Grandi firme on-line: Stefano Jurgens
- Intervista a Marco Davide
- Intervista all’avvocato Antonia Lucchesi: diritto di famiglia e adozioni
- Intervista alla dietologa e nutrizionista dottoressa Laura Garnerone
- Medicine non convenzionali: intervista al dott. Rocco Carbone
- Pnl e sanità: intervista al dott. Pensieri
- Sessuologia e vita di coppia: intervista alla dottoressa Milena Milone
- Mini inchieste
- Il coaching trasformazionale: Matt Traverso spiega
- La signora Maria Romeo parla di “Dolci senza colesterolo”
- La triade medicale: Allopatia, Omeopatia, Naturopatia
- Le adozioni
- Nutrizione ecologica: l’opinione della dottoressa Laura Garnerone
- PNL, Ipnosi e Coaching Quantum: parliamone con il dott. Marco Paret
- Smettere di fumare
- Pianeta Curcio
Intervista all’avvocato Antonia Lucchesi: diritto di famiglia e adozioni
Abbiamo voluto intervistare l’avvocato Antonia Lucchesi a completamento della mini inchiesta sulle adozioni che trovate nella sezione dedicata di questo blog, e per presentare il suo e-book in uscita a maggio per la Armando Curcio Editore, dal titolo Le adozioni: il quadro normativo e la prassi. Ecco di seguito il meglio della nostra intervista:
Come è arrivata a occuparsi e specializzarsi come avvocato nel campo delle adozioni?
Sono avvocato civilista da più di vent’anni ormai, e il fenomeno delle adozioni, nelle sue diverse forme, mi ha sempre interessato, sia dal punto di vista psicologico che da quello prettamente giuridico. Ho avuto poi, nel corso degli anni, l’occasione di assistere numerose coppie che desideravano adottare, e da qui è nata una sorta di specializzazione che rientra comunque nel più vasto ambito del diritto di famiglia. Dal 2001 ho anche fondato il sito familex.it, in cui, insieme a un collega, affronto problematiche di diritto familiare, fra cui appunto le adozioni.
In Italia la legge per le adozioni è adeguata, a suo parere? C’è qualcosa che cambierebbe o modernizzerebbe?
In materia di adozione le leggi principali sono due: la legge n. 184/83, modificata nel 2001 dalla legge n. 149, e quella sull’adozione internazionale n. 476/98. Entrambe sono buone leggi; se ben applicate da tutti gli operatori chiamati a intervenire, compreso il Tribunale per i minori; non credo abbiano bisogno di rimaneggiamenti.
Con l’intervento dei cosiddetti enti autorizzati, non si rischia di avere una varietà di interpretazioni e di prassi che possa disorientare da un lato gli interlocutori dei Paesi ai quali essi si rivolgono e dall’altro alle famiglie che vogliono adottare un figlio?
Gli enti autorizzati sono nati per evitare l’intermediazione in un campo così delicato di soggetti non qualificati e la creazione di un “mercato dei bambini”, retto da regole immorali. La ratio giustificatrice della loro esistenza è pertanto da condividere. Certo, bisognerebbe tendere a una prassi interpretativa uniforme in modo da semplificare il più possibile la procedura e da evitare confusione nei destinatari.
Leggevo in un forum che per alcune coppie un’adozione internazionale si è trasformata in un inferno, procedure lunghissime e incerte e soprattutto assoluta indifferenza nei confronti del destino del minore. Qual è la sua esperienza in proposito, e quali sono i Paesi dai quali è più difficile ottenere un bambino da adottare?
Nella mia esperienza di assistenza legale alle coppie adottanti mi è capitato di rado di imbattermi in procedure estenuanti o di aver incontrato operatori assolutamente indifferenti al futuro del minore. Con l’istituzione della Commissione Adozioni Internazionali è stato indubbiamente introdotto un maggiore controllo a garanzia della serietà e dell’imparzialità degli enti che intervengono nel procedimento di adozione. I Paesi in cui s’incontrano le maggiori difficoltà sono quelli che non hanno ancora aderito alla Convenzione de l’Aja del 29 maggio 1993.
Le adozioni internazionali nel 2008 sono state circa 1780. Cosa spinge una coppia ad adottare un bimbo straniero? È una questione di domanda superiore all’offerta?
I bimbi stranieri in stato di abbandono sono indubbiamente in numero maggiore rispetto ai bimbi italiani, il che induce la coppia che intende adottare a preferire lo strumento dell’adozione internazionale anziché quello dell’adozione nazionale.
È vero che i bambini dopo una certa età non trovano più nessun adottante e che le famiglie spesso cercano i minori sulla base di preferenze estetiche o di razza? Se cosi fosse non sarebbe orribile?
È vero purtroppo che la maggior parte delle famiglie desiderano adottare bambini molto piccoli. Sulle preferenze estetiche o di razza, fermo restando che l’adozione è una scelta, i minori adottati, di età fra i tre e i cinque anni, provengono per la maggior parte dall’Africa, seguono Asia e America Latina. C’è poi un particolare interessante: prevalgono le adozioni dei maschietti su quelle delle femminucce.
Come giudica il livello di professionalità degli operatori che intervengono nel processo di adozione? C’è aggiornamento professionale e sufficiente preparazione?
Senza far riferimenti personali, posso dire che nella mia esperienza professionale ho sempre incontrato operatori italiani con un buon livello di competenza.
È favorevole all’adozione per le famiglie di fatto? Per gli omosessuali che vivono in coppia? Per un genitore single?
Il tema è importante e delicato e meriterebbe di essere trattato approfonditamente. Certo, il legislatore potrebbe creare delle aperture per quel che riguarda almeno la famiglia di fatto, magari richiedendo requisiti di durata minima della convivenza. Quanto alla coppia gay e al genitore single, fermo restando che quel conta veramente è l’interesse del minore, lo scoglio maggiore è rappresentato dagli artt. 29 e 30 Cost. in cui si parla chiaramente di famiglia e di coniugi di sesso diverso.
Qual è il consiglio che darebbe ad una coppia che oggi volesse adottare un bimbo?
Di riflettere a fondo sulla portata della scelta che si accinge a compiere: nobile, generosa, impegnativa, della quale però un domani non bisogna pentirsi.
Troverete a breve l’e-book dell’avvocato Lucchesi Le adozioni: il quadro normativo e la prassi alla pagina http://www.professionedonna.it
- No comments yet.
- No trackbacks yet.




