Intervista a Marco Davide

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    • Marco Davide è nato l’11 gennaio del 1976 a Roma, città nella quale tuttora vive. E’ laureato in Ingegneria Elettronica e lavora nell’ambito dell’Information Technology nazionale e internazionale. Oltre al disegno e la lettura, si dedica da anni alla scrittura di romanzi e racconti di genere prevalentemente fantasy.

Opere:

    • Trilogia di Lothar Basler
      • La Lama del Dolore (2007);
      • Il Sangue della Terra (2008);
      • Figli di Tenebra (2009).

Ecco di seguito l’intervista che abbiamo fatto con Marco Davide una piacevole chiacchierata sul mondo del Fantasy e sui suoi progetti futuri.

Buongiorno sign Davide ci parla di Lothar Basler?

Lothar Basler è un tipo grande e grosso, che se ne va in giro quasi tutto vestito di nero. Schivo e laconico, porta sulle spalle il fardello di un passato tragico, di una felicità perduta che ha cercato strenuamente di dimenticare. Quando credeva di avere trovato un po’ di tranquillità, è costretto da vecchi nemici a tornare sui propri passi ad affrontare lo spettro cupo delle proprie memorie e delle ossessioni che si trascinano dietro. Allora si rende conto che l’unica strada rimasta da percorrere per lui è quella della vendetta. Oltre a cio’, Lothar è un predestinato, custode di un grande potere. Ma dentro di sé resta un personaggio estremamente umano, che lotta ogni giorno con i propri limiti e con le conseguenze dei propri errori.

  
Come nasce in Lei la passione per il Fantasy ?

In origine, la mia passione per il fantasy nasce probabilmente dall’amore che ho sempre nutrito per gli scenari medievali, ricchi di castelli, cavalieri in arme, damigelle e menestrelli.  D’altro canto, fin da bambino ho manifestato una spiccata fantasia. Non stupisce dunque come, crescendo, io sia rimasto affascinato da un genere che tradizionalmente miscela questi due elementi offrendo infiniti scenari ad altrettante vicende. Ho cominciato a leggere fantasy da adolescente e non ho mai smesso. Anzi, nel frattempo m’è venuta la voglia di contribuire con le mie storie.  
 
A quali movimenti letterari e scrittori si è ispirato e si ispira attualmente?

Sono un lettore onnivorono di generi disparati e ritengo che ciascun romanzo mi capiti tra le mani – a meno che non abbia proprio nulla da trasmettermi, il che è quanto mai avvilente – influenzi potenzialmente la mia penna. Non mi riferisco semplicemente a questo o quel tema oppure personaggio, bensì alle emozioni che ne traggo e alla voglia che mi inducono di suscitarne a mia volta attraverso le mie pagine. E’ lo stesso genere di ispirazione che traggo dal quotidiano, dalla miriade di fattori che animano il mondo che mi circonda. Volendo circoscrivere un po’ la questione, mi trovo in difficoltà a citare autori tra i tanti, siano essi fantasy o meno. Ma un nome lo voglio fare: Stephen King. E’ lui probabilmente l’autore che più mi ha influenzato, non tanto per il genere di storie che scrive – questione secondaria – ma per come lo fa. Il suo amore per i personaggi, per la loro introspezione, per l’analisi dei loro sentimenti, delle loro passioni, ansie, gioie, paure. Amo molto il suo approccio alla narrazione. E ogni scrittore cerca di scrivere quel che gli piacerebbe leggere.

 
L’Eterna lotta tra il bene e il male è un leit motiv ricorrente nel Fantasy perchè la gente si sente molto partecipe secondo lei?

Il confronto tra Bene e Male è un archetipo presente nella cultura dei popoli d’ogni epoca e regione del mondo. Il fantasy molto spesso lo sfrutta come tema cardine per le sue storie, rendendo omaggio alle più classiche epopee epiche in cui senza dubbio affonda le radici. E’ normale che un concetto simile, al tempo stesso atavico e universale, susciti partecipazione nelle persone. Ad ogni modo, non tutto il fantasy si focalizza su un manicheismo così spiccato. Quello per ragazzi di solito sì, ma in quello un po’ più adulto trovano spazio molti più toni di grigio di quanto magari dall’esterno si possa credere. Il fantasy fornisce soprattutto il palcoscenico immaginifico: gli attori e le storie che lo scrittore sceglie di dirigervi sopra possono incarnare qualsiasi aspetto del nostro mondo, donandogli una sostanza anche molto reale. E’ quello che ho cercato di rendere con la mia ‘Trilogia di Lothar Basler’: personaggi credibili in contesti realistici, pur in un mondo che assomiglia molto al nostro così com’era un tempo, ma non lo è. Amo il realismo nel fantasy, coniugato agli altri aspetti caratteristici del genere, come ad esempio l’epica, altro tema a cui sono molto legato.

 

 
Lothar Basler è un eroe quali sono i valori ai quali vuole fare riferimento nella sua Opera sig Davide?

Lothar Basler ci sta stretto nei panni dell’eroe classico. Dentro di sé si sente un uomo assolutamente ordinario, al di là delle facoltà di cui è dotato. Nutre sentimenti positivi e altri meno, comincia il suo viaggio spinto dal desiderio di vendetta e da un misto inestricabile di amore, nostalgia e rancore. Commette errori come tutti e reagisce male a qualsiasi tentativo – venga esso da un compagno o addirittura dal Destino – di pretendere da lui l’abbandono dei propri limiti umani, di rinunciare a qualsiasi vizio in favore della virtù, di trascendere verso una figura perfetta, ideale. Malgrado ciò, malgrado il dolore che cova e la corazza dietro cui si protegge, Lothar è un personaggio dai grandi sentimenti. E’ più vivo di quanto s’ostini a credere, e affinerà un rapporto di salda amicizia con chi deciderà di accompagnarlo nel suo terribile cammino. Nella storia di Lothar ho canalizzato le inquietudini emotive di un periodo di crescita della mia vita. In ultima analisi, egli incarna forse più di ogni altra cosa il candore dei momenti belli e puliti della vita, la sua disperata speranza di continuare a brillare a prescindere dalle tenebre che lo possono assediare, anche quando si tramuta in riflesso custodito nella memoria. O forse soprattutto quando accade ciò.

 

 
Gli eroi del fantasy secondo Lei sono moderni o rappresentano un mondo solo di fantasia nel quale rifugiarsi per supplire a qualcosa che manca nella vita di oggi com’è organizzata?

Ognuno ha i suoi, di eroi, e non ricondurrei il discorso al solo fantasy. Nei miei romanzi racconto di personaggi molto umani, caratterizzati ciascuno dal proprio bagaglio di pregi e difetti. Nessun eroe propriamente detto, dunque, bensì una serie di protagonisti che vanno a collocarsi nell’ampia gamma di grigi che si può identificare tra il bianco o il nero, chi più vicino a un estremo, chi all’altro. Lo stesso che si incontra nel mondo reale, insomma. Volendo ribadire ciò che in parte ho già espresso nelle risposte precedenti, io vedo il fantasy non come semplice genere di svago (non sempre, comunque) ma come uno dei molteplici scenari che possiamo utilizzare per declinare temi e vicissitudini del nostro quotidiano. Ecco, io vedo il fantasy come un contenitore capace di accogliere di tutto: dall’intrattenimento agli argomenti più profondi e delicati. E tutto quello che riusciamo a immaginarci nel mezzo.

 
Come si sente ad essere veicolo di educazione per i suoi giovani lettori?

In tutta onestà, non mi sono mai un granché visto in quest’ottica. I miei romanzi li legge gente di tutte le età, ma la media non tende verso i giovanissimi. Narro storie realistiche che in quanto tali si portano dietro un bagaglio di temi che, per esposizione e complessità, non sempre possono essere facilmente digeriti dai più giovani. Non mi riferisco semplicemente a temi quali possono essere il sesso o la violenza, bensì anche a una certa introspezione dei personaggi, alle loro angosce, aspettative o trepidazioni. L’età giusta per cominciare a leggere romanzi come i miei non può essere definita con lo scalpello: troppo dipende dalla maturità specifica del lettore. Dopotutto, puoi cominciare da adolescente e goderti gli aspetti più avventurosi della narrazione, scoprendo solo con una rilettura più adulta alcune sfumature che in prima battuta ti erano sfuggite. Malgrado ciò, l’anno scorso mi sono ritrovato a fare delle presentazioni presso alcune scuole medie che avevano partecipato a un premio Curcio che vedeva i miei romanzi come testi di riferimento. Ragazzini di dodici-tredici anni che mi avevano letto e, nell’occasione, mi hanno stupito per la profondità delle domande o delle analisi discusse insieme a me. Non ho scritto la ‘Trilogia di Lothar Basler’ con intenti didascalici: l’ho fatto come forma di espressione personale, non per insegnare qualcosa a qualcuno. Ma se attraverso di essa posso contribuire a spronare i giovani a leggere, beh, non starò qui a negare la grossa soddisfazione.

 
Quali sono i suoi progetti letterari per il prossimo futuro?

Sto lavorando al progetto di una nuova saga che condivida la stessa ambientazione con la ‘Trilogia di Lothar Basler’. E, un poco più in là, a un romanzo singolo sempre fantasy ma caratterizzato da uno scenario diverso.

 
Come si è trovato a lavorare con la redazione della Curcio?
E’ stata un’esperienza molto costruttiva, sia dal punto di vista umano che professionale. Soprattutto i primi tempi, avevo diverse cose da imparare. Con alcune persone della divisione libreria si può ben dire che abbia lavorato spalla a spalla, condividendo sia i momenti di difficoltà che i risultati ottenuti. Spero di avere offerto loro altrettanto entusiasmo e disponibilità di quanto ne ho ricevuto.
 
Ci parli della sua esperienza al Festival di Lucca


Frequento il festival da oltre un decennio, come appassionato innanzitutto. Questo per dire che, a prescindere dal ruolo con cui vado Lucca, continuo a sentirmi uno dei tanti, entusiasti visitatori. A partire dal 2007, Lucca Comics&Games è divenuta anche la vetrina per le presentazioni in anteprima nazionale dei miei romanzi. L’entusiasmo ricevuto da parte dei molti visitatori del festival è andato persino al di là delle aspettative di chi come me ne conosce bene la passione. Il successo riscosso dai romanzi di Lothar è stato un crescendo, di pari passo all’impegno profuso dalla Curcio nella partecipazione alla manifestazione. Fino alla recente edizione del 2009, in cui lo stand ha esaurito l’intero carico dei volumi di Lothar ben prima della chiusura del festival. Eppure, al di là dei dati relativi alle vendite, a darmi la maggiore soddisfazione in assoluto sono stati i molti lettori che, reduci dai primi due volumi, sono venuti ad acquistare il  terzo e, soprattutto, ad informarsi a proposito dei miei progetti futuri. Impagabili, il loro calore contriburà in maniera sostanziale al carburante di cui avrò bisogno nei lavori a venire.

Grazie Marco aspettiamo le Sue prossime opere con ansia ma nel frattempo consigliamo a tutti di leggere la Trilogia di Lothar Basler una trilogia che vi farà conoscere un mondo e dei personaggi con uno spessore ed uno slancio veramente notevoli e fuori dal comune!!

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