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Editoria digitale: intervista a Robin Good

Dalla foresta di Share-wood ecco a voi Robin Good, il paladino del blogging!
Due parole sul nostro intervistato :
Editore digitale indipendente, poliedrico e appassionato, Robin Good (non ci ha detto il suo vero nome, dice che è complicato, si chiama Luigi Canali de Rossi) è sulla scena del web oramai da parecchio. Ha raggiunto la notorietà con uno dei modelli di business sicuramente più difficili, ossia quello del blogging, con distribuzione gratuita di contenuti e informazioni. Il reddito principale è ovviamente l’advertising, soprattutto Adsense di Google. Appassionato di musica, cinema,viaggi, moto e molto altro, il nostro eroe si distingue da molti degli altri «esperti» del vasto campo di chi guadagna con internet per la sua gentilezza e la mancanza di presunzione. È disponibilissimo verso chi gli fa domande, e non nasconde i suoi sistemi e le sue strategie. Ha inventato il suo nickname con un gioco di parole originalissimo, infatti Sherwood, la famosa foresta di Robin Hood (che esiste veramente) è diventata Share-wood, che potrebbe essere la «foresta della condivisione». Condivisione che è la parola magica su internet! E questo Robin Good, che sembra il paladino che dà buone cose ai semplici, è sicuramente un personaggio fuori dal comune.
Lo abbiamo intervistato in video, ma per ragioni di uniformità pubblichiamo qui solo la trascrizione; stiamo però progettando una sezione multimediale dei nostri portali nella quale metteremo tutti i contenuti video. Lì ritroverete anche il video di questa intervista condotta da Paolo Orlando, autore di vari e-book sull’argomento del business su internet e sul web marketing.
Ciao a tutti i visitatori del blog Professione uomo, sono Robin Good in persona e risponderò ad alcune domande che gentilmente la redazione del sito Professione informare mi ha voluto fare. Spero di essere utile a tutti voi …mmm… vediamo un po’… Cosa vuol dire editoria digitale e cosa fa un editore indipendente? Buona domanda questa!
Editoria digitale può volere dire tante cose, dipende dalla persona di cui parliamo. Per me vuol dire che qualunque individuo che abbia voglia di lavorare e di impegnarsi può comunicare con l’uso dei mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione, quindi video, internet, cd-rom, insomma tutte le forme di output multimediali.
Per fare questo lavoro bisogna avere tante competenze di base, per poter capire i meccanismi assolutamente peculiari della nuova comunicazione; bisogna infatti sporcarsi le mani con tantissime cose per fare questo lavoro. Portare dal vecchio mondo quello che può essere utile usando però quelle strategie di comunicazione che permettono di raggiungere migliaia di persone. Ci si approfitterà anche del fatto che i budget per avviare qualunque comunicazione commerciale o non commerciale on-line sono ridottissimi se comparati con quelli necessari per farlo off-line, o comunque per qualsiasi forma di advertising con le stesse capacità e impatto.
L’editore digitale indipendente è quindi colui che riesce a fare di questa comunicazione, degli argomenti che ha deciso di trattare, una micro o anche macro impresa che è in regola, paga le tasse e lavora stabilmente. Certo capiamo anche che per chi è ancora nella fase di verifica, di scoperta, se la sua attività può sostenersi e sostenerlo, passerà un periodo di latenza nel quale non si può pretendere che costruisca un’infrastruttura che pesa economicamente. L’importante però è farlo non appena ci si riesce, altrimenti si è disonesti. Un’azienda, quindi, con tutti i crismi della legalità!
Editori indipendenti, occhio che il vostro momento è arrivato! (Plin, il campanello avverte che il tempo per una domanda è finito! Robin è un altro che, evidentemente, quando parla di una cosa che lo appassiona è capace di andare avanti per ore senza accorgersene, con gli occhi che gli brillano! Da dire ne ha per giorni interi!)
Che preparazione è necessaria per iniziare un’attività di editoria digitale?
Direi che le cose piu importanti sono:
- Avere una buona conoscenza del lato tecnologico e delle strategie di comunicazione, ma soprattutto aver usato i blog, conoscere i social media, i Wiki, i social network; non solo per averne letto su un libro, ma è necessaria una competenza sul campo, bisogna averle usate queste cose, padroneggiarne i meccanismi dal di dentro.
- Avere la consapevolezza, la capacità, la pazienza di approfondire, di arrivare a un livello superiore nell’uso di quelli che sono segnalati da studiosi e professori universitari di tutto il mondo come il presente e il futuro della comunicazione commerciale e non.
- Bisogna senz’altro conoscere le lingue; un ostacolo troppo spesso insormontabile per gli italiani, non tutti ma molti! Sapere le lingue, l’inglese per primo, significa poter vedere le cose da un altro punto di vista conoscere un altro mondo. È a dir poco fondamentale. Sono poi importanti tutte le conoscenze, saper suonare, saper programmare sono tutti assets in più della persona. E, come tali, fondamentali in questo lavoro di informazione e comunicazione che è l’editoria digitale.
Quali sono le fonti di reddito per un editore digitale?
Recentemente ho pubblicato una mappa con molti (quasi tutti, anche se ogni giorno ne escono di nuovi) modi di guadagnare distribuendo contenuti on-line. Basta andare su Google e digitare «Monetizzazione dei modelli di business on-line Robin Good» e avrete una mappa che descrive tutti i metodi, che vanno dalla pubblicità più becera, quella diretta, alla pubblicità contestuale di Adsense e Adwords di Google, alle affiliazioni, ai prodotti di informazione (i cosidetti infoprodotti), insomma una gamma di tanti modi attraverso i quali monetizzare l’informazione.
Cosa pensi dell’interesse per gli infoprodotti, questa nuova forma di manualistica che comprende libri elettronici, audiolibri, videocorsi ecc.?
Questo è un mercato interessantissimo in generale, e secondo me andrà ancora meglio nel futuro. In questo momento soffre di immaturità, con alcuni personaggi e prodotti al limite dell’accettabile. In alcuni casi ha contenuti superficiali e fatti apposta per un guadagno facile alle spese di chi, non avendo esperienza nel campo, non sa essere critico. Il mercato raggiungerà una maturità quando anche i consumatori saranno in grado di capire immediatamente qual è il lavoro onesto e di qualità rispetto a quello taroccato o scarso.
Succederà che emergeranno i prodotti di qualità, perché il fatto che on-line sia facile copiare e incollare tanti contenuti rapidamente non significa che bisogna approfittare di questo per fregare la gente. Avremo prodotti di qualità, il che non necessariamente significherà scaricare qualcosa di scritto; ma che probabilmente nello stesso prodotto sarà possibile leggere qualcosa, vedere dell’altro, portarsi in macchina altro ancora da ascoltare e fare delle cose mentre si studiano. Quindi avremo nel futuro prodotti multimediali, infoprodotti ibridi che saranno fruibili in diverse maniere, ma sempre di grande qualità.
L’informazione sarà fruibile senza dover andare in una classe, ma avendo un confronto diretto con chi la possiede, e quindi con la possibilità di interagire con chi mi insegna, ma anche con le persone che, come me, hanno la stessa passione. La possibilità di interazione del web è qualcosa che va sfruttato sempre di più.
Qual è la situazione italiana nel settore dell’editoria digitale?
Non ho visto, ad oggi, prodotti che consiglierei a un amico, che siano cioè così interessanti; vedo, però, che c’è un gran fermento, una certa dinamicità. La gente ci sta provando e quello che mi sento di dire, come già accennato, è curare in modo particolare la qualità, perché una volta finita la novità del diverso supporto, rispetto ai libri e comunque alle pubblicazioni tradizionali, quello che resterà saranno solo i prodotti di qualità.
Per mandare avanti un’attività come la tua è necessario investire del denaro? Quante persone lavorano stabilmente nel tuo business?
No non ci vuole un investimento significativo di denaro per realizzare una attività come la mia. Io edito una rivista on-line in 4 lingue con moltissimi contenuti. Possiamo dire che siamo in 4-5 a lavorarci stabilmente. Poi, ovviamente, molti di più se comprendiamo le collaborazioni occasionali che sono tantissime.
Parliamo di nicchie di mercato interessanti su internet: abbiamo visto svilupparsi blog su guadagno on-line, web marketing, crescita personale, Pnl , software e hardware. Quali argomenti ti sentiresti di dire che potrebbero essere interessanti e avere un mercato, magari se ci dai qualche chicca un po’ nascosta i nostri lettori te ne sarebbero senz’altro grati .
Vediamo di rovesciare un po’ la tua domanda, nel senso che è ovvio che dove ci sono servizi ad alto valore aggiunto è dove si guadagna di più; però io ti consiglio di non avvicinarti a un argomento solo perché ci si guadagna. Ti consiglio di occuparti di un argomento che ti appassioni e del quale tu abbia una certa competenza, perchè è vero che si puo diventare esperti di tutto, ma è molto più difficile farlo partendo da un argomento che non ti interessa e del quale non sai ancora nulla. Detto questo, sono migliaia le nicchie che sono possibili, e ognuna di loro ha senz’altro delle sottonicchie dove sicuramente c’è spazio per prodotti fatti bene, di alta qualità. Quindi mi preoccuperei di essere sicuro di avere un mercato, ma allo stesso tempo di riuscire a trasformarmi in un esperto, in un punto di riferimento, e questo riesce solo se si ha passione per quello che si sta facendo. Insomma, secondo quella che è la mia indole e anche una certa dose di buon senso, se scegli un argomento del quel non sai nulla sicuramente potrai, con il tempo, diventare un piccolo esperto, perché di questo si tratta, ma è molto più probabile, che ti stuferai prima e che finirai per abbandonare! Quindi io non ti dirò mai di occuparti di una cosa piuttosto che di un’altra perché si guadagna di più, anche perché il guadagno dipende, poi, da variabili talmente diverse che magari guadagnerai di più occupandoti di una cosa della quale già sei competente piuttosto che di un’altra per cui devi iniziare tutto da capo. Per darti poi la «chicca», come la chiami tu, ti dico di andare su Google e digitare «Keyword external tool»: ti si aprirà un servizio nel quale tu potrai digitare la nicchia di mercato alla quale stai pensando, o una frase che la definisca, e ricaverai tantissime informazioni. Prima di tutto le varianti di quella nicchia, che altro non sono se non le sottonicchie che la riguardano, e poi quanta competizione c’è tra gli inserzionisti di Adwords, importantissimo per determinarne la dinamicità; infine, quanto la gente è disposta a pagare un click per visitare un sito su quell’argomento, altro dato che ti fa capire un sacco di cose e quanta gente ha cercato quella parola chiave su Google nel mese precedente, quindi un’indicazione sulle dimensioni del mercato di cui ti vorresti occupare, che è un’altra informazione preziosissima! Quindi ecco, incrociando queste informazioni con quello che ti interessa e ti piace e del quale hai già una certa competenza, ah ah! (si ferma e ride, ndr), senti che coro che ho dietro! (si sentono degli uccelli, come se avesse dei pappagallini in gabbia, ndr), insomma ecco che così potrai fare la scelta giusta, proprio tenendo conto delle informazioni che ci sono in rete e delle tue passioni e interessi.
Quali sono le differenze peculiari della situazione italiana rispetto a quella americana, che è molto più dinamica e variegata della nostra? Ho visto blog guadagnare cifre notevoli occupandosi, per esempio, di uccelli tropicali. In Italia invece la situazione appare un po’ monocorde, non si esce da quei 4 o 5 argomenti che abbiamo detto sopra, a limite si aggiungono il fitness e il mercato del credito.
Mah, vedi, in Usa parlano di meno e fanno di più; noi siamo presuntuosi e abbiamo il limite fondamentale di essere ognuno per conto suo. Negli Usa si parla meno e si agisce molto di più, inoltre hanno una mentalità per cui le Jv sono all’ordine del giorno quando da noi sono quasi inesistenti. Qui ci lamentiamo molto di più, mentre lì discutono e poi fanno le cose in concreto. Qui siamo poco umili e presuntuosi, e stiamo diventando un po’ sterili cambiando poco le cose, ma senza innovare non si è modello per gli altri. Per quanto riguarda le persone e i business di successo invece devo dirti che non è cosi, anche in Italia ho incontrato gente che mi ha sorpreso con quello che guadagnava e nei campi più disparati, ma non lo dicono, se lo tengono per sé, sono riservati. Quindi, come vedi, le possibilità ci sono anche da noi se questo era il significato della domanda .
Prima o poi la politica metterà mano a internet cercando di regolamentarlo e sopratutto di non farsi sfuggire tutti questi guadagni che oggi, parliamoci chiaro, tranne casi stabili e oramai sviluppati come il tuo non pagano certo tasse; credi che i bloggers e le vere figure che operano sulla rete verranno interpellati per elaborare testi di legge sensati? Non hai timore che possano uccidere lo sviluppo della rete?
No, non credo che i blogger o comunque gli usuari di internet verranno interpellati e sì, ho un grande timore che possano uccidere la rete e il suo sviluppo. Quindi cerco di mettermi il più possibile in regola, anche se le regole stanno diventando sempre più difficili. Così, a livello di conversazione, si parla di quale Paese si potrà scegliere per andare al sole, e dove i regimi fiscali e i regolamenti possano essere più favorevoli a un’attività come quella che svolgo, che però ha anche bisogno di certe infrastrutture per essere sviluppata in modo stabile. Comunque finora è una conversazione, appunto, niente di concreto. La vedo molto pessimista però, siccome sono poco impegnato nel cercare di cambiare le cose, dovrei stare zitto e non lamentarmi visto che sono il primo che se ne disinteressa.
Siamo arrivati all’ultima domanda, una domanda che ti avranno fatto mille volte; insomma perché Robin Good da cosa viene e come è nato questo nickname?
Ah ah! (ride, ndr). Il mio nickname? bè, vedi, siccome il mio cognome è lungo e difficile e io ho avuto la fortuna di viaggiare in Paesi anche molto distanti dove lo sbagliavano spesso, per cui una parte del mio cognome diventava il nome ecc., e siccome cercavo un nome per il personaggio di questa attività on-line che stava nascendo, mi sono detto: «Mi piacerebbe trovare un nome facile da ricordare e che mi esprima in qualche modo».
Cercare un nome che ti rappresenti che non è come chiamarsi John White, per esempio, deve dare la percezione di qualcosa. In quel momento, in quei giorni avevo chiacchierato con delle persone di quel meccanismo che chiamiamo il nostro Google interno, il meccanismo per il quale diciamo, per esempio: «Ti ricordi di quella persona ieri sera?» e magari non ci viene li per lì il nome; noi lo lasciamo lavorare e dopo qualche tempo wap! Ecco che ci viene in mente: il nostro Google interno lo ha tirato fuori dai suoi meandri di cose e sensazioni, suoni, colori ricordi e sentimenti. E siccome ne avevo chiacchierato di questa cosa e stavo cercando un nome che potessi usare per la mia attività on-line, ho consultato il mio Google interno e gli ho detto: «guarda, io devo trovare un nome facile da ricordare che però mi rappresenti in qualche modo, che abbia un significato, che sia breve; sai, io sono uno spirito ribelle che vuole sempre cambiare le cose, che vorrebbe un mondo migliore; vorrei aiutare i piccoli contro i grossi, ho voglia di essere un innovatore. Come mi chiamo? Come potrei chiamarmi? Quale potrebbe essere un nome che mi va bene? Ecco, io gli ho mandato tutte ’ste domande e lo ho lasciato lavorare tanto che me ne sono quasi dimenticato, e invece lui lavorava in sordina. Poi un giorno, dopo qualche tempo, ero fermo a un semaforo sulla mia moto e, improvvisamente, mi è arrivato questo nome e cognome che era la risposta del mio Google interno che aveva finito di lavorare e mi mandava la soluzione; questo nome e cognome che mi andava a pennello e che è stato subito mio e non solo perché mi diceva anche: «E sai da dove vieni? Dalla foresta di Share-wood, la foresta della condivisione». L’eroe che rubava ai ricchi era diventato colui che senza essere pagato dava informazioni, dritte e strategie, e la foresta di Sherwood, che era la patria del mio antenato più illustre (Robin Hood), era diventata la foresta della condivisione, appunto! Quindi una cosa di un notevole potenza e soprattutto che aveva tutte le qualità e oltre che io avevo chiesto al mio meccanismo interno. Da quel momento è diventato il nome che mi ero inventato io, quello con cui mi riconoscono!
In bocca al lupo, non ascoltare quello che ti dico io ma fatti sempre tante domande, perché anche tu arriverai dove vuoi arrivare; Questo è il mio augurio, e con questo si chiude questa intervista a un personaggio per il quale, senza nessun problema a dirlo, sento una grande ammirazione!
Grazie a tutti,
Paolo Orlando




