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Steve Mc Curry : la fotografia diventa viaggio

Sono stato al ex Mattatoio a Roma e ho visto questa mostra, MACRO di Steve Mc Curry.L’impatto è stato piacevolissimo, a parte l’allestimento, del quale tra poco vi parlerò.

Luoghi e volti, guerra e miseria, infanzie negate e esplosioni di colori, occhi e sguardi, e ancora occhi! Mc Curry ha uno stile che fa della fotografia un arte difficile, ne usa sapientemente tutti i, non vorrei dire sotterfugi, ma è quello che mi viene in mente.

Comunque, per uno come me, che ha girato molti luoghi presenti nelle fotografie, è stato come un viaggio,un viaggio fermato da fotogrammi fantastici.Peccato che l’allestimento manchi di notizie sulle immagini leggibili. I luoghi sono elencati all’entrata dei moduli e non è quasi possibile associare la notizia o la didascalia all’immagine.

Invece, la colonna sonora è simpatica, perchè sembra una Radio Afgana o un chiacchiericcio di sottofondo, di dialetti lontani, che ben si intona con le fotografie splendide, che davvero ti scuotono e ti portano dove vuole l’autore.

La mostra, costa 10€, che sono ben spesi, ci sono un centinaio di fotografie formato poster e alcune anche molto piu’ grandi. Dal 3 Dicembre conclude il 29 Marzo.Purtroppo io sono andato di Domenica e c’era un sacco di gente, il che non ha impedito il mio viaggio visivo, mi immagino la forza che avrebbe avuto se fossi andato in un giorno infrasettimanale, con pochi intimi.

I volti dei ragazzi che Mc Curry fotografa, i loro occhi e gli sguardi, ai quali da’ un intensità a volte persino dolorosa, le folle di paesi dove il tempo è fermo, contraddetto poi dalle scarpe adidas appese e valutate da donne in burka, ecco cosa è capace di fare questo straordinario artista, riempire di simboli quella che sarebbe una banale impressione di carta fotografica, diventa invece una mappa di significati, ognuno legato ad una emozione diversa, a volte tenera come nei volti delle bambine indiane, pronte per la cerimonia religiosa, e nei loro costumi curatissimi o a volte violenta,come negli occhi sgranati ,di un verde spaurito,della bambina afgana simbolo di questa mostra, e che vedete qui sopra.

Insomma, questa è davvero una mostra da vedere, sopratutto se avete viaggiato e sapete cogliere gli elementi che McCurry, sembra casualmente gettarvi tra i piedi.La Coca Cola vicino ai quadretti delle divinità, i ragazzini che fanno l’altalena sulla canna di un cannone, e poi tanti sguardi di volti incredibili, un sogno ma non un sogno leggero un sogno fatto anche di pugni nello stomaco e quindi proprio per questo continuamente richiamato.

Andateci ve lo consiglio!!

Paolo Orlando

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Il punto di fine anno: il web a che punto è?

Internet ma è vera crescita?

Il web cresce? Mi piacerebbe poterlo dire ma vedo una crescita di pochi e una involuzione o stagnazione di molti, ossia Internet ancora non è un fenomeno che è entrato nella vita quotidiana, che ricordo a chi non sarà d’accordo con questa affermazione, non è il nostro microcosmo di “avanguardia intellettuale o scientifica”, fatto di abitudini e di usi che non sono quelli della massa silenziosa,ma è quel tessuto che fa diventare quotidiano qualche cosa, che la fa uscire dall’improvvisato o dal casuale per farla entrare nel uso comune. Internet in Italia non è ancora niente di tutto questo anche se ci sono milioni di iscritti a Facebook o se l’ecommerce sembra aumentare. Non perdiamo di vista il fatto che siamo ancora nell’età della Pietra o per meglio dire da li partiamo quindi il nostro sviluppo dovrebbe essere esponenzialmente piu’ rapido e sopratutto consistente cosa che non è affatto. Duri a rimuovere certi luoghi comuni sono ancora li a fare da tappo alla rivoluzione culturale e di costume oltrechè scientifica e commerciale che la rete rappresenta in altri paesi.Le stesse balorde insufficienze burocratico-infrastrutturali (ma vi pare che ancora navighiamo con le ADSL quando in mezza Europa vanno a 100MB !)sono li a bloccare la rete come hanno fatto con tutti i fenomeni innovativi e di ricerca nel nostro paese che alla fine sono stati per forza di cose metabolizzati dal sistema ma mal digeriti e mai completamente assorbiti nel suo intimo, nella struttura della sua massa.E’ cosi che i fenomeni rimangono poi incompiuti e si trascinano fino a diventare parte di una società perdendo per strada però la forza della loro spinta e la verve iniziale. La recente bocciatura del Governo dei finanziamenti destinati a cablare il paese con la fibra ottica ci ha fatto capire quanto non sia prioritario lo sviluppo della rete in questo paese. Del resto siamo governati da gente che non sa usare internet o che lo usa attraverso i suoi sottoposti non certamente di persona quindi come possiamo pensare che l’importanza storica di questo fenomeno venga recepita nella drammatica urgenza che ha raggiunto nel nostro arretrato Paese?Perso anche questo treno rimmarremo a guardare le meraviglie che i nostri cugini d’oltremare o senza andare cosi lontano i nostri partners Europei metteranno in campo crescendo e sviluppandosi in modo armonico e dal basso.Siamo di fronte ad una occasione da perdere che ci farà rimanere veramente a livelli da Terzo Mondo e le cui conseguenze non credo che siano correttamente valutate dai signori delle Stanze dei Bottoni.Perchè Internet è stato l’unico vero fenomeno rivoluzionario dei nostri anni e noi lo stiamo svalutando a mero divertimento sui Social Network o per pagare i conti online.Tutte le applicazioni complesse le reti private,il nuovo modo di lavorare che l’utilizzo di questo magnifico strumento permetterebbe sono tralasciate o ostacolate da mancanza di investimenti e dalla secondarietà che alla rete è stata assegnata.Discutevo con un paio di amici sul fatto che il mondo del lavoro potrebbe trasformarsi in una serie di staff virtuali che si riuniscono solo al momento di fornire un servizio che potrebbe essere realmente a 360 °,che un domani potremmo pensare a smobilitare gran parte delle attività degli uffici, che potrebbero essere eseguite da casa dagli impiegati ,senza traffico, senza costi di gestione ,senza gran parte dello stress che oggi ci rovina la vita.Ma spesso gli uomini non usano la tecnologia per vivere meglio ma magari per sopraffarsi l’un l’altro si.

Auguri a tutti!

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Il futuro dell’editoria: la rete

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L’editoria è sicuramente uno dei campi più affascinanti delle arti e dei mestieri. Veicolo della cultura e, spesso, avanguardia dei costumi e dei cambiamenti della società, è inesorabilmente e insopportabilmente, lasciatemelo dire, in crisi. Ma chiediamoci anche perché è in crisi? In un processo  che sembra irreversibile, quello che si è spento è il modello tradizionale della fruizione della cultura. Quindi la gente non legge o legge pochissimo, scrive ancora meno, anzi, diciamo che non scrive per niente senza paura di sbagliare, e in generale non segue più quei modelli di cultura e quei movimenti ideali che erano la base delle discussioni e delle passioni.

Eppure, se dovessi dire che si tratta solo di cambiare i modi di distribuire o di fruire della cultura per riavere lo stesso humus e la stessa passione di una volta avrei i miei forti dubbi. Sì, perché il problema non è solamente tecnico od organizzativo. Sono in crisi gli stessi parametri di giudizio secondo i quali una vita senza cultura è una vita senza mordente, senza il senso di viverla. In parte è stata la cultura dell’avere che ha trionfato su quella dell’essere, ma è stata anche la sparizione e la stanchezza di quella che una volta era la classe che vigilava sul fenomeno dell’involgarimento e dell’imbarbarimento della scena culturale. Gli intellettuali di oggi, quei pochi che lo sono ancora nello spirito che questa parola aveva un tempo (al tempo di PPP) sono stancamente racchiusi nel loro piccolo cosmo, una reazione che non è nuova ma che ha assunto dei caratteri di inevitabilità e di non ritorno che preoccupano e molto. Nell’Italia degli anni 2000 anche essere intellettuale è diventato un mestiere, un mestiere che se non è ben pagato non vale la pena di fare e cosi via.

Quindi queste sono in parte le concause di questo fenomeno di impoverimento generale della scena culturale e del costume. Ma insomma come se ne esce? La risposta c’è, almeno secondo la mia opinione e la risposta è internet. Tutti i nuovi fenomeni culturali e di costume prendono l’avvio da internet, specie con i social sites e con le grandissime possibilità della self publishing. La rete, che permette la distribuzione e la fruizione delle informazioni e della cultura multimediale a costi vicini allo zero, potrebbe essere la base dalla quale partire per cambiare le cose per dare nuova linfa e vita alla scena della cultura e delle arti.

Qui però c’è un fenomeno che rappresenta un ostacolo, ed è la relativa idiosincrasia anche per quel poco di tecnologia che è necessario appartenga alle classi di età un po’ avanzata e che, volenti o nolenti, rappresentano spesso coloro che detengono le leve di accesso alle arti.

Ma questo ostacolo potrebbe anche essere un vantaggio perché potrebbe, come sta facendo in parte, dare l’opportunità di escludere i vecchi pachidermi di un sistema oramai moribondo, e di creare ex novo non solo dei modelli, ma tutto il loro contorno: spettatori e attori, ideatori e realizzatori, fruitori e critici.

Quindi ben vengano tutti i tentativi e le iniziative nel senso dell’editoria digitale, tutti gli esperimenti di interattività verso i quali si è diretta la rete, sospinta, come in tutti i suoi fenomeni dal basso, dal popolo dei naviganti. Non c’è modo di essere elitari in un mondo come internet, dove ci sei se ti vedono, ci sei se i motori di ricerca ti trovano, altrimenti sei sperso nei bilioni di pagine web presenti nell’ intero sistema world wide web. Per esempio, credo che la web television a breve potrà dire la sua, così come le autoproduzioni video, mentre sono già la punta dell’avanguardia i libri elettronici o e-book, che rappresentano davvero un fenomeno oramai con le sue proprie caratteristiche.

Non credo che la cultura morirà mai. Certo subirà delle trasformazioni anche inimmaginabili a questo punto della storia, ma chi pensava che internet avrebbe influito cosi tanto sulla nostra vita di oggi? E pensare che c’è anche qualcuno che ancora non lo sa quanto è cambiato il mondo con la rete, e non certo perché si possono pagare i conti correnti stando seduti a casa propria, ma per la riduzione definitiva delle distanze e delle barriere ideologiche, linguistiche e spaziali del mondo pre-globalizzazione.

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