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	<title>Professione Informare &#187; manualistica</title>
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	<description>il Blog dei Portali della Armando Curcio Editore</description>
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		<title>Nuovi Talenti partecipate tutti!!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 12:55:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutti possono partecipare al concorso, costruendosi una possibilità nel campo che gli interessa. Cerchiamo lavori in un formato agile, improntati alla scrittura per il web e con lo stile immediato della notizia giornalistica, degli editoriali. Augurandovi buona fortuna, vi invitiamo a partecipare! Per avere informazioni si può consultare la pagina fan della Armando Curcio Editore.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti possono partecipare al concorso, costruendosi una possibilità nel campo che gli interessa. Cerchiamo lavori in un formato agile, improntati alla scrittura per il web e con lo stile immediato della notizia giornalistica, degli editoriali. Augurandovi buona fortuna, vi invitiamo a partecipare! Per avere informazioni si può consultare la pagina fan della Armando Curcio Editore.  Sono ammesse a concorso le seguenti tipologie di elaborati: 1) Articolo di 2000-2500 battute spazi compresi, su uno dei seguenti temi: Politica; Nuovi media/Tecnologia; Salute; Scienza; Scuola/Educazione; Moda. L’articolo deve vertere su una notizia degli ultimi tre mesi; 2) Recensione di un libro della Armando Curcio Editore (1500 battute spazi compresi). I titoli sono disponibili su www.curciostore.com; 3) Progetto (sintetizzato in 1000 battute) per una campagna promozionale del gruppo Armando Curcio Editore sui principali social network. L’autore del progetto selezionato sarà coinvolto nella sua realizzazione; 4) Video, della durata massima di 2 minuti e mezzo, sugli stessi argomenti elencati per gli articoli, improntato sull’idea della diffusione della cultura; oppure il booktrailer di uno dei libri editi dalla casa editrice; o ancora un promo del Gruppo Armando Curcio, della durata massima di un minuto e mezzo. Per quest’ultimo si è autorizzati a prelevare e usare elementi grafici e immagini dai nostri siti. Il materiale video deve avere un output rifinito con titoli e colonna sonora, e deve essere in formato .avi o .mp4. Tutti i materiali utilizzati per il video (musiche, clip filmate, immagini statiche) dovranno necessariamente essere esenti da qualsiasi copertura di diritti d’autore. Tutti i documenti e i file accettati saranno pubblicati sul blog o sul canale Youtube dell’azienda o sulla sua pagina fan di Facebook. Prodotti palesemente amatoriali o insufficienti verranno scartati.</p>
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		<title>Gioielli di famiglia: la passione delle auto d&#8217;epoca</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 12:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Biffani
Automobili d&#8217;epoca:  l&#8217; Alfa Romeo ss 1750



Slanciata,  elegante, aggressiva, potente, quella auto sportiva, attirava l’attenzione  di tutti i visitatori nel Museo Storico della Motorizzazione Militare  della Cecchignola di Roma, quel 24 aprile del 2008.
Fra le vecchie  glorie del museo la 6C 1750 Alfa Romeo SS risaltava come un gioiello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">di <strong>Marco Biffani</strong><img class="aligncenter size-full wp-image-1325" title="COPERTINA DEFINITIVA ARTICOLO 1750 A R" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2010/01/COPERTINA-DEFINITIVA-ARTICOLO-1750-A-R.jpg" alt="COPERTINA DEFINITIVA ARTICOLO 1750 A R" width="528" height="379" /></p>
<p align="justify"><strong>Automobili d&#8217;epoca:  l&#8217; Alfa Romeo ss 1750<br />
</strong>
</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Slanciata,  elegante, aggressiva, potente, quella auto sportiva, attirava l’attenzione  di tutti i visitatori nel Museo Storico della Motorizzazione Militare  della Cecchignola di Roma, quel 24 aprile del 2008.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le vecchie  glorie del museo la 6C 1750 Alfa Romeo SS risaltava come un gioiello,  facendo sembrare ancora più antichi e sbiaditi gli storici esemplari  di autovetture militari e civili che le facevano compagnia. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il Museo, sorto  nel 1955 per iniziativa del Capo del Corpo Automobilistico in carica,  costituisce l’unica mostra esistente in Italia dei veicoli che hanno  caratterizzato un secolo di motorizzazione militare. Nel complesso sono  presenti più di 300 unità tra automobili ed autocarri civili e militari  d’epoca, sessanta tra mezzi cingolati, blindati e corazzati e sessanta  moto d’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Cannoni, missili,  e cimeli di ogni genere, taluni rari e prestigiosi, testimoniano le  tappe di quella evoluzione tecnologica del mezzo meccanico che ha promosso  la crescita della nostra società.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il sole che  filtrava dall’ingresso del Padiglione 1314, dedicato alla Medaglia  d’oro Tenente Colonnello Arturo Mercanti, esaltava il rosso lucido  e fiammante  della carrozzeria che contrastava nettamente col nero della  capote e dei copertoni. Sembrava una macchina appena uscita dall’impianto  di lavaggio!  FOTO 1</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sulle   ruote a raggi di generoso diametro, si stagliavano i mozzi lucidi, da  vettura sportiva.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Addossata al  cofano rigido, enormemente lungo, interrotto dalle fessure di raffreddamento,  sporgeva la grossa ruota di scorta a raggi – sostenuta dal copriruote  a volute, aperto sul davanti &#8211; che suscitava ricordi di viaggi, più  che di corse. FOTO 2</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il sovradimensionato  poggiapiedi alla base dello sportello, esaltato dalla cromatura degli  appoggi, interrompeva la sinuosa voluta del copriruota che marcava le  notevoli misure del passo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Restaurata  di recente dai tecnici del Museo quella vettura del 1929 è targata  EI 003.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il frontale,  dominato dall’ampio e squadrato radiatore, con la mitica firma sghemba  dell’Alfa Romeo, era  parzialmente coperto da 3 grandi fari rotondi  e protetti, mostrava la sua aggressività nella essenzialità delle  parti meccaniche a vista, fra le quali dominavano i grossi tamburi dei  freni delle ruote anteriori, i semiassi e i leveraggi dello sterzo.  FOTO 3</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In alto, sul  radiatore, lo scudetto Alfa Romeo risultava ben visibile.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Tondo, suddiviso  verticalmente in due parti, lo stemma Alfa Romeo presenta da sempre  sulla mezzeria sinistra la croce rossa in campo bianco simbolo della  città di Milano e sulla mezzeria destra lo storico “biscione” incoronato,  il serpente simbolo della casata dei Visconti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dal 1918 oltre  alla scritta Alfa Romeo che contornava in alto lo stemma, era riportata,  in basso, la scritta “Milano” (poi scomparsa nel 1971) e dal 1925  esso presentava una modanatura a mo di corona d’alloro, in ricordo  della vittoria, nel primo Campionato del Mondo, di una P2 Alfa Romeo  condotta da Gastone Brilli. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le estremità  anteriori sporgenti delle due balestre, erano collegati da una lamiera  che favoriva il profilo aerodinamico della vettura. Più indietro, le  due parti in cui era diviso il parabrezza, apparivano, basse e curiose,  al di sopra del cofano motore, come due finestrelle bordate di metallo;  al limite dell’efficienza. Imperniate orizzontalmente, potevano infatti  essere abbattute!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Lo spirito  marcatamente sportivo della macchina si sposava con  l’eleganza  della più prestigiosa vettura degli anni 30 che – soprattutto nelle  forme &#8211; è stata l’antesignana della maggior parte delle auto sportive  che sono venute dopo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Avevo saputo  da mio cugino, appassionato del restauro di auto antiche, della presenza  di quell’esemplare all’interno del Museo e dato che quel giorno  c’era anche un raduno di vetture Jaguar,  mi ero deciso a venire in  visita con mia moglie, mio genero ed i miei nipotini.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">All’ingresso  del Museo erano parcheggiati alcuni splendidi esemplari di Jaguar soprattutto  sportive, fra le quali spiccavano tre tipiche, quanto famose, Modello“E”  . FOTO 4 </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’incontro  con quella Alfa Romeo fu per me una sorta di dejavu. Come un flash-back  mi ritornarono in mente sbiaditi brani di vita vissuta, ma in età infantile.  Una età nella quale le cose che stupiscono sono altre. Ma quel rosso  Alfa ne faceva parte.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Di quel  modello  di Alfa Romeo sportiva, mio padre e i suoi fratelli ne possedevano un  esemplare, che hanno mantenuto a lungo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nella  mia  primissima infanzia ho avuto molti contatti con quella macchina, ma  ero troppo piccolo per apprezzarla al suo giusto valore. FOTO 5 &#8211; La  storia di quel modello mi aveva sempre incuriosito. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La targa, di  Roma, cominciava con il 6 perchè, avendola i miei comprata usata, la  vettura era stata ritargata. Probabilmente la targa precedente doveva  iniziare con il 4.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ricordo che  ad un party in casa di un amico incontrai molti anni dopo (erano gli  anni 90) uno dei più importanti concessionari di Roma dell’Alfa Romeo,  al quale domandai quanto poteva essere valutato allora quel modello  e lui &#8211; dopo averlo inquadrato con una serie di precise domande &#8211; affermò  che, secondo lui, doveva valere circa 1 miliardo (di vecchie lire).  Erano stati pochi gli esemplari prodotti dall’Alfa, e grande era stato  il loro successo nelle corse e nel turismo dell’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’Ingegner  Giano dell’Alfa Romeo, aveva portato il suo precedente motore da 1.500  di cilindrata a 1752 centimetri cubi ripartiti su 6 cilindri in linea,  con monoblocco e testa in ghisa;  lo aveva dotato di una distribuzione  con valvole a V in testa azionate da 2 assi a camme e doppio albero  a camme in testa, ruotante su 5 supporti con boccole di bronzo. Lo nutriva  un carburatore orizzontale a doppio corpo Memini (nella Gran Sport del  1930) che venne successivamente affiancato da un compressore a lobi  che ne incrementava la potenza e faceva guadagnare alla vettura parecchi  chilometri l’ora di velocità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un motore talmente  versatile che, in quegli anni di autarchia, fu alimentato in corsa anche  con “gasogeno”(da carbonella)  e addirittura ad alcool!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il raffreddamento  del motore era ad acqua con circolazione forzata, come forzata era anche  la lubrificazione, dotata di un serbatoio da 10 litri d’olio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Era munita  di due serbatoi che avevano una capacità complessiva di circa 97 litri  di carburante. Il principale era posteriore, quello di scorta, anteriore. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Come ho potuto  in seguito appurare su Internet, la 6C 1750 Alfa Romeo, entrata in produzione  nel 1929 vi è rimasta fino al 1933 e &#8211; in quei 4 anni &#8211; è stata costruita  in 6 serie: la Super Sport dal 1929 al 1930, la Sport dal 29 al 33,  la Turismo dal 29 al 33, la Gran Turismo dal 30 al 33, la Gran Sport  dal 30 al 33, la Gran Turismo C dal 31 al 32. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fin dagli esordi  quella vettura sportiva aveva dominato i circuiti di tutto il mondo  guidata da piloti italiani come Tazio Nuvolari, Achille Varzi, Giuseppe  Campari, Gastone Brilli-Peri, Mario Borzacchini, Guidotti, ed altri.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Lo stesso Enzo  Ferrari partecipava alle competizioni con le Alfa Romeo ed aveva creato,  all’interno dell’Alfa, la Scuderia Ferrari che ne curava il reparto  corse – poi staccatasi e divenuta autonoma.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le vittorie  nei circuiti mondiali come alla 24 ore di SPA, con Marinoni, al Tourist  Trophy con Nuvolari e nelle Mille Miglia del 28, 29 e 30, ne sancirono  la superiore potenza, accelerazione, velocità ed affidabilità, facendone  la vettura da corsa più famosa e ricercata del mondo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molti furono  anche i piloti stranieri che la acquistarono per partecipare alla Mille  Miglia, alle competizioni internazionali dell’epoca ed  alle numerose  corse in salita ed in circuito. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Giravo intorno  a quello splendido esemplare di vettura sportiva scattando fotografie  ed illustrandone le caratteristiche ai nipoti, ancora troppo piccoli  per apprezzarla.  Avvertivo una attrazione istintiva. Mi suscitava  ricordi molto vaghi e piacevoli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quella posseduta  da mio padre e dai suoi fratelli, acquistata usata da mio nonno per  motivi di lavoro (avevano una grande officina a Via del Castro Laurenziano  in Roma) mi raccontarono che l’avevano sotterrata all’interno dell’officina  durante la Guerra, per sottrarla alla requisizione da parte dell’esercito  tedesco.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Essa venne  venduta successivamente al maggior Concessionario dell’Alfa Romeo  di Roma (credo Dalla Vecchia). Mio padre me la mostrò più volte sulle  riviste patinate di moda, quando vi appariva come testimonial, in servizi  di grandi stilisti. Splendida, attorniata da fascinose modelle!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Vestita dai  più famosi carrozzieri come Zagato, Pinin Farina, James Young ed altri,  che ne esaltavano la sportività nei modelli Torpedo, Berlina Corta,  Berlina Lunga,  Spider e Turismo, la 6C 1750 Alfa Romeo era diventata  non solo la macchina vincente nelle corse, ma anche la più elegante  ed ambita. Era divenuta un Cult. Una Moda. Farsi vedere alla guida di  quella autovettura significava essere “arrivati”.(Come adesso con  una Ferrari o una Lamborghini!).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molte delle  Gran Turismo contemporanee e che vennero dopo, ne seguirono le linee,  lo spirito e l’impostazione ad un tempo sportiva, essenziale ed elegante.  FOTO 6 / 7 </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non era solo  la sua linea ad attirare, ma soprattutto il mix di potenza, accelerazione,  agilità e guidabilità che la connotavano come la vettura  sportiva per eccellenza che, vincendo le corse, diventava l’auto più  richiesta dai piloti professionisti. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molti gli episodi  che resero celebri i piloti alla sua guida. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il più  mitico fu, in una Mille Miglia del 1930, l’inseguimento che fece Tazio  Nuvolari a Varzi, suo avversario di sempre, guidando pericolosamente  per un tratto, di notte, a luci spente, per non essere avvertito dall’antagonista  che lo precedeva, per poi sorprenderlo, superarlo e vincere la gara.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E fu Nuvolari  che, sempre in quella corsa di 1600 chilometri, con quell’autovettura,  riuscì, per primo, a mantenere una media, allora irraggiungibile, di  100 chilometri l’ora!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La sua trazione  era posteriore attivata da un cardano in asse-vettura; aveva la frizione  pluridisco a secco, il cambio meccanico a 4 marce con retro-marcia,  l’acceleratore con il pedale in posizione centrale fra quello della  frizione a sinistra e del freno a destra; gli abbaglianti erano azionati  da un pulsante sul fondo, alla sinistra del pedale della frizione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I corridori  con quella vettura facevano cose eccezionali!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I suoi 840  chilogrammi di peso a secco ed il telaio a longheroni e traverse in  lamiera di acciaio stampato la rendevano una vettura leggera, rigida  e maneggevole che richiedeva comunque molta professionalità, soprattutto  a causa dei freni!.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mio zio Raffaele  mi raccontava che andava sulla Roma Ostia per lanciarla, ma non era  mai riuscito a raggiungere la sua velocità limite (per allora  eccezionale) perché le vibrazioni sul volante “stroncavano”  braccia non allenate, ma soprattutto perché, in frenata, i suoi 4 freni  a tamburo, azionati meccanicamente, pur essendo potenti e molto efficaci,  non agivano sempre in contemporanea e questo portava spesso a sbandare  pericolosamente! </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Rallentare  scalando le marce con la doppietta “debraiata” era una necessità.  Probabilmente Nuvolari quando vi era costretto, frenava (quando lo faceva!)  a colpetti, correggendo continuamente la sbandata che spesso ne seguiva,  ma per un normale guidatore lanciato in rettilineo, usare quei freni  per rallentare era veramente pericoloso!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Con il suo  sterzo a vite e ruota e l’ampio volante in guida destra, molto vicino  al petto (come si usava allora nella guida sportiva), Nuvolari si esaltava  in corsa con le sue derapate controllate su circuiti spesso in terra  battuta, nei quali cercava di posizionare in curva le ruote il più  possibile parallele e di tenere il motore sempre su di giri, per rispondere  prontamente alle sue accelerate!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le sospensioni,  sia anteriori che posteriori della 6C 1750 Alfa Romeo, ad assale rigido  ed a balestre longitudinali semiellittiche, frenate in ritorno da vistosi  ammortizzatori a frizione, consentivano di non far perdere alle ruote  la loro aderenza al terreno anche nei circuiti meno preparati e sconnessi,  permettendo di scaricare a terra e di utilizzare appieno i suoi ben  102 cavalli di potenza (!) e mantenere una eccezionale guidabilità  a velocità prossime ai 170 chilometri l’ora (nel modello Gran Sport  del 1930 con compressore). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Zio Raffaele,  che ne curava personalmente la manutenzione mi aveva raccontato che  un giorno, d’accordo con i suoi due fratelli, decise di cambiare la  posizione della ruota di scorta che era sul cofano posteriore, a vista.  Non ricorda il motivo per cui lo fecero, ma se ne occupò lui e, per  sistemarla sul fianco del lungo cofano, ebbe dei problemi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quel punto  del cofano era presente la batteria che dovette estrarre e sistemare  sotto uno dei due sedili. Ma nel modesto spazio del sottosedile, i due  poli della batteria facevano contatto con i tubi di acciaio del sedile  stesso e, per evitare pericolosi cortocircuiti, vi interpose una lamina  di legno compensato.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Osservando  quell’esemplare del 1929 splendidamente restaurato dai tecnici del  Museo della Motorizzazione Militare della Cecchignola diretto dal Tenente  Colonnello Giacomo Matteace, mi sembrava che quella posizione della  ruota di scorta adiacente al cofano fosse in qualche modo un unicum. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Esaminando  su Internet le foto di molte 6C 1750 Alfa Romeo sia nei modelli Sportivi  che Turismo, le ruote di scorta, in numero di una o due, mi apparvero  quasi sempre posizionate sul cofano posteriore della vettura.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Anche la splendida  6C 1750 Alfa Romeo Gran Sport Zagato del 1931  presentava due ruote  di scorta nella consueta collocazione posteriore.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo modello  l’aver congiunto con una lamiera, le estremità delle due balestre  ellissoidali alle due volute anteriori aperte dei copriruota, ha creato  una continuità estetica originale che ha reso questa vettura una fra  le più eleganti fra le 6C 1750 Alfa Romeo. (</span><a href="http://www.spideralfaromeo.it/schede/1932.htm" target="_blank"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">www.spideralfaromeo.it/schede/1932.htm</span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nei modelli  marcatamente sportivi le balestre anteriori erano lasciate a vista.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Anche nei modelli  di Pinin Farina, della Touring, di Castagna ed altri, le ruote di scorta  sono in quella posizione di coda.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non sono un  esperto del settore, ma quella caratteristica mi sembrava quasi una  firma. Quella di mio zio! Allora mi cominciò a ronzare in testa una  idea. Che quella vettura in qualche modo fosse appartenuta a mio padre  ed ai suoi fratelli! Ma difficile sarebbe stato trovarne le prove! </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le cose  che mi aveva raccontato zio c’era quella che, ad un certo momento,  i due lobi del compressore (probabilmente un Rootes inglese) cedettero  per usura e, non essendo riuscito a trovare le parti di ricambio originali  per sostituirli,  li aveva esclusi;  ma non aveva potuto eliminare  la scatola che li conteneva perché essa costituiva l’appoggio anteriore  dell’intero motore.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’esemplare  restaurato dal Museo, per la sua eccellenza, compare ora nel prestigioso  Registro Italiano Alfa Romeo. Una targa fa bella mostra di se sotto  il parabrezza della vettura e riporta il numero di omologazione 20.  FOTO 8</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Curioso di  conoscere le caratteristiche definitive di quella vettura interpellai  successivamente il R.I.A.R. ma rifiutarono di fornirmi delucidazioni  in merito, essendo queste, riservate alla Motorizzazione dell’Esercito.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sullo sportello  sinistro di quella vettura compare ora una piccola targa con  i nomi  dei due driver che guidano e gestiscono solitamente quell’esemplare  nelle gare di regolarità e in quei raduni di prestigio ai quali interviene  il Museo della Cecchignola.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le  attività  del Museo Storico della Motorizzazione Militare, oltre alla promozione  di attività culturali &#8211; in una attrezzata sala multifunzione &#8211; a mostre  tematiche, conferenze, seminari e convegni c’è anche una biblioteca-archivio  ricca di materiale storico d’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">A queste molteplici  funzioni relazionali svolte alla Cecchignola di Roma si aggiunge quella  di essere presente in molte occasioni motoristiche, e di impiegare in  gare di regolarità, alcuni degli esemplari più prestigiosi che ha  in carico. Questo al fine di  sottolineare la capacità di recupero  dei suoi Tecnici e anche di dimostrare che gli esemplari storici militari  e civili che ha in mostra statica nel Museo, sono funzionanti, manutenuti  perfettamente ed in grado di partecipare persino a delle gare di regolarità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quel periodo  erano impegnati ad organizzare la partecipazione di quella 1750 (restaurata  in tempo utile per partecipare alla Milano San Remo) alla Mille Miglia  del 2008, con alla guida il Primo Maresciallo Mirko Farina ed il Caporal  Maggiore Capo Massimo Capozio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Alla stessa  corsa avrebbe partecipato con una Fiat Balilla Spider del 1932, lo stesso  Direttore del Museo unitamente al Colonnello Domenico Abbenante. (<a href="http://www.esercito.difesa.it/root/News/PI_no_0805.asp" target="_blank">www.esercito.difesa.it/root/News/PI_no_0805.asp</a>)</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quella giornata  particolare riuscii a catturare l’attenzione del Maresciallo che stava  intrattenendo i convegnisti della Jaguar, per chiedere se ancora conservavano  e dove fossero le targhe originali delle autovetture presenti ed egli  cortesemente mi indicò una vetrina.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mi accennò  inoltre che avevano posseduto due esemplari di 6C 1750 Alfa Romeo. Una  con il motore ancora in buono stato, l’altro con la carrozzeria ancora  valida e i Tecnici del Museo ne avevano ricavato quell’esemplare unico,  fondendo sapientemente le parti originali!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non è  un caso che il motto del Museo sia: “Con fede custodisco!”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mi precipitai  verso quella vetrina e, sorpresa!! La targa Roma 60265 faceva bella  mostra di se in primo piano dentro quella vetrina insieme a numerose  altre. – FOTO 9 &#8211; Finalmente la prova provata che uno di quei due  esemplari era appartenuto a mio padre ed ai suoi due fratelli quasi  70 anni or sono! </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E, usciti dal  Museo, portai i miei nipoti a festeggiare l’insolita occasione da  Mc Donald’s!</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1329" title="FOTO 4" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2010/01/FOTO-4.JPG" alt="FOTO 4" width="528" height="379" /><br />
</span></span></p>
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		<title>Volare si può: E tu vuoi volare?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 14:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
PRESENTAZIONE DI UN EBOOK PRESTO IN DISTRIBUZIONE GRATUITA PER I LETTORI DI QUESTO BLOG.
L’autore, reduce da un lancio in tandem, con il paracadute, descrive con dovizia di particolari  e numerose fotografie a colori, la sua caduta libera da 4000 metri, cosa ha provato e perché l’ha fatto.
Profondamente colpito dalla esplosione di sensazioni di questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/10/FOTO-2-300x224.jpg" alt="FOTO 2" title="FOTO 2" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-1243" /></p>
<p><em><strong>PRESENTAZIONE DI UN EBOOK PRESTO IN DISTRIBUZIONE GRATUITA PER I LETTORI DI QUESTO BLOG</strong></em>.</p>
<p>L’autore, reduce da un lancio in tandem, con il paracadute, descrive con dovizia di particolari  e numerose fotografie a colori, la sua caduta libera da 4000 metri, cosa ha provato e perché l’ha fatto.</p>
<p>Profondamente colpito dalla esplosione di sensazioni di questa esperienza e della successiva “passeggiata”, cullato da un paracadute (pardon una vela), dai 1500 metri, racconta dettagliatamente quella avventura che lo ha avuto come protagonista, insieme al pilota tandem Luca ed al cineoperatore Daniele &#8211; che si era lanciato con loro per filmarne le evoluzioni, il lancio del drogue, l’apertura del paracadute e le varie fasi dell’atterraggio- e invita i lettori a provarle perché, per pochi minuti, ti trasporta in un&#8217;altra dimensione. Ti fa vedere le cose dall’alto e le tue miserie piccole piccole. Ti induce sensazioni ed emozioni uniche che pochi altri sport ti consentono di provare e una veduta della terra da far impallidire Google-earth!</p>
<p>La sequenza delle foto sul ripiegamento del paracadute e le precisazioni del suo Istruttore-Tandem – riportate in chiusura &#8211; ne fanno quasi un libretto di istruzioni per i neofiti! </p>
<p>Dopo questa presentazione ecco invece le sensazioni dell&#8217;autore di questo breve racconto.Il dott Marco Biffani che presto scriverà per noi alcuni ebook ci fa venire voglia a tutti di provare quest&#8217;esperienza anche perchè lui non è certo un paracadutista di quelli tipici atletici ed intrepidi ma una persona assolutamente &#8220;normale&#8221; come me, come voi.</p>
<p>&#8220;Erano anni che accarezzavo l’idea di lanciarmi con il paracadute. Finalmente quel primo agosto decisi. Avevo già individuato un Club aviolaciantistico vicino Roma, indossai camicia, pantaloni jeans, scarpe da ginnastica e in un’ora lo raggiunsi. Sbrigate le formalità, dopo un breve briefing e l’aver indossato l’imbragatura, che mi avrebbe vincolato a Luca, il mio pilota-tandem, con casco ed occhiali salimmo in otto su un aeroplano del Club, che in un quarto d’ora ci avrebbe portato ai previsti 4.000 metri di altitudine. </p>
<p>Ci saremmo lanciati insieme a Daniele, il cineoperatore che avrebbe filmato le varie fasi del nostro lancio che prevedeva una caduta libera di circa 55 secondi fino ai 1.500 metri, dove si sarebbe aperto il paracadute (pardon, la vela) che in una manciata di minuti ci avrebbe portati a terra.</p>
<p>Il desiderio di provare quell’avventura mi rendeva impaziente e trovavo lenta, tranquilla ma troppo monotona la salita in quota del turboelica, ma quando finalmente si aprì lo sportello di lancio e apparve la terra illuminata dal sole, splendida ed invitante, provai una sensazione di appagamento, Finalmente! Ci lanciammo e…cominciò una delle più belle esperienze della mia vita!! &#8221;</p>
<p><strong>Marco Biffani </strong>è autore di progetti e manuali,inventore con il pallino del &#8220;fai da te&#8221; è prossimo autore della nostra collana di editoria digitale con alcuni progetti veramente interessanti</p>
<p><img src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/10/FOTO-152-300x199.jpg" alt="FOTO 152" title="FOTO 152" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-1244" /></p>
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		<title>Il futuro dell&#8217;editoria: la rete</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 13:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

L’editoria è sicuramente uno dei campi più affascinanti delle arti e dei mestieri. Veicolo della cultura e, spesso, avanguardia dei costumi e dei cambiamenti della società, è inesorabilmente e insopportabilmente, lasciatemelo dire, in crisi. Ma chiediamoci anche perché è in crisi? In un processo  che sembra irreversibile, quello che si è spento è il modello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1215" title="1213666_world_wide_web" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/09/1213666_world_wide_web.jpg" alt="1213666_world_wide_web" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’editoria è sicuramente uno dei campi più affascinanti delle arti e dei mestieri. Veicolo della cultura e, spesso, avanguardia dei costumi e dei cambiamenti della società, è inesorabilmente e insopportabilmente, lasciatemelo dire, in crisi. Ma chiediamoci anche perché è in crisi? In un processo  che sembra irreversibile, quello che si è spento è il modello tradizionale della fruizione della cultura. Quindi la gente non legge o legge pochissimo, scrive ancora meno, anzi, diciamo che non scrive per niente senza paura di sbagliare, e in generale non segue più quei modelli di cultura e quei movimenti ideali che erano la base delle discussioni e delle passioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se dovessi dire che si tratta solo di cambiare i modi di distribuire o di fruire della cultura per riavere lo stesso humus e la stessa passione di una volta avrei i miei forti dubbi. Sì, perché il problema non è solamente tecnico od organizzativo. Sono in crisi gli stessi parametri di giudizio secondo i quali una vita senza cultura è una vita senza mordente, senza il senso di viverla. In parte è stata la cultura dell’avere che ha trionfato su quella dell’essere, ma è stata anche la sparizione e la stanchezza di quella che una volta era la classe che vigilava sul fenomeno dell’involgarimento e dell’imbarbarimento della scena culturale. Gli intellettuali di oggi, quei pochi che lo sono ancora nello spirito che questa parola aveva un tempo (al tempo di PPP) sono stancamente racchiusi nel loro piccolo cosmo, una reazione che non è nuova ma che ha assunto dei caratteri di inevitabilità e di non ritorno che preoccupano e molto. Nell’Italia degli anni 2000 anche essere intellettuale è diventato un mestiere, un mestiere che se non è ben pagato non vale la pena di fare e cosi via.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi queste sono in parte le concause di questo fenomeno di impoverimento generale della scena culturale e del costume. Ma insomma come se ne esce? La risposta c’è, almeno secondo la mia opinione e la risposta è internet. Tutti i nuovi fenomeni culturali e di costume prendono l’avvio da internet, specie con i social sites e con le grandissime possibilità della self publishing. La rete, che permette la distribuzione e la fruizione delle informazioni e della cultura multimediale a costi vicini allo zero, potrebbe essere la base dalla quale partire per cambiare le cose per dare nuova linfa e vita alla scena della cultura e delle arti.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui però c’è un fenomeno che rappresenta un ostacolo, ed è la relativa idiosincrasia anche per quel poco di tecnologia che è necessario appartenga alle classi di età un po’ avanzata e che, volenti o nolenti, rappresentano spesso coloro che detengono le leve di accesso alle arti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo ostacolo potrebbe anche essere un vantaggio perché potrebbe, come sta facendo in parte, dare l’opportunità di escludere i vecchi pachidermi di un sistema oramai moribondo, e di creare ex novo non solo dei modelli, ma tutto il loro contorno: spettatori e attori, ideatori e realizzatori, fruitori e critici.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi ben vengano tutti i tentativi e le iniziative nel senso dell&#8217;editoria digitale, tutti gli esperimenti di interattività verso i quali si è diretta la rete, sospinta, come in tutti i suoi fenomeni dal basso, dal popolo dei naviganti. Non c’è modo di essere elitari in un mondo come internet, dove ci sei se ti vedono, ci sei se i motori di ricerca ti trovano, altrimenti sei sperso nei bilioni di pagine web presenti nell’ intero sistema world wide web. Per esempio, credo che la web television a breve potrà dire la sua, così come le autoproduzioni video, mentre sono già la punta dell&#8217;avanguardia i libri elettronici o e-book, che rappresentano davvero un fenomeno oramai con le sue proprie caratteristiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo che la cultura morirà mai. Certo subirà delle trasformazioni anche inimmaginabili a questo punto della storia, ma chi pensava che internet avrebbe influito cosi tanto sulla nostra vita di oggi? E pensare che c’è anche qualcuno che ancora non lo sa quanto è cambiato il mondo con la rete, e non certo perché si possono pagare i conti correnti stando seduti a casa propria, ma per la riduzione definitiva delle distanze e delle barriere ideologiche, linguistiche e spaziali del mondo pre-globalizzazione.</p>
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		<title>Gli e-book: il punto sulla situazione</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 14:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Una notizia che senz’altro fa onore all’Italia, e la pone tra quelle all’avanguardia nel settore, è che il nostro Paese è al quinto posto nel mondo per e-book pubblicati: 1391, preceduta dall’Australia (1410), dal Canada (1494), dall’Inghilterra (4562) e, con grande distacco su tutti gli altri, dagli Stati Uniti (21.292). In tutto il mondo, attualmente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/06/e-book.jpg" alt="e-book" title="e-book" width="500" height="375" class="alignleft size-full wp-image-758" /></p>
<p>Una notizia che senz’altro fa onore all’Italia, e la pone tra quelle all’avanguardia nel settore, è che il nostro Paese è al quinto posto nel mondo per e-book pubblicati: 1391, preceduta dall’Australia (1410), dal Canada (1494), dall’Inghilterra (4562) e, con grande distacco su tutti gli altri, dagli Stati Uniti (21.292). In tutto il mondo, attualmente, esistono 38.500 titoli.<br />
I generi che vanno per la maggiore, a livello mondiale, sono i manuali riguardanti internet e il computer in generale, gli hobby, il fai da te, i corsi di lingue e i testi scolastici; in Italia prevalgono la narrativa (oltre 3000 e-book), la didattica e l’informatica.<br />
Springer, la seconda più grande casa editrice di riviste scientifiche, tecnologiche e mediche, ha condotto un’indagine molto approfondita sulla diffusione degli e-book, dalla quale emerge che, nonostante siano relativamente una novità, gli e-book sono molto conosciuti e letti.<br />
I principali canali di diffusione sono le biblioteche delle istituzioni accademiche, ma anche motori di ricerca come Google Scholar o Google Book Search: l’e-book, con i suoi vantaggi peculiari rispetto alla carta stampata, ha definitivamente trovato il suo posto tra le collezioni della letteratura.<br />
Ma quali sono questi vantaggi? Springer lo ha chiesto direttamente agli utenti, i quali hanno affermato che essi riguardano soprattutto la facilità di ricerca delle informazioni, ovvero la possibilità di filtrare i contenuti passando da una risorsa all’altra. Inoltre non necessitano di uno spazio di archiviazione e sono molto facili da trovare. Non ultima, la convenienza economica perché non hanno i costi di stampa e di distribuzione dei libri tradizionali.<br />
Tutti gli utenti intervistati hanno definito utili gli e-book, e hanno detto di utilizzarli sempre più spesso soprattutto per scopi di ricerca e di studio, di conseguenza i tipi di e-book più ricercati sono i libri di testo e le ricerche.<br />
I lettori degli e-book sembrano considerare un forte valore l’ampia disponibilità di titoli e di contenuti.<br />
Gli utenti, sempre più spesso, trovano gli e-book attraverso motori di ricerca generici come Google o attraverso i cataloghi on-line delle biblioteche.<br />
Per quanto riguarda i libri stampati, infine, questi risultano avvantaggiati rispetto ai libri elettronici per la facilità e la capacità di coinvolgimento della lettura, e gli utenti non ritengono che questi oggetti spariranno nel futuro, tuttavia hanno dichiarato che nel giro di cinque anni preferiranno utilizzare le versioni elettroniche di alcuni libri e sperano che la transizione verso il formato elettronico dei contenuti relativi alla ricerca sia più veloce possibile.</p>
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