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	<title>Professione Informare &#187; ebook</title>
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	<description>il Blog dei Portali della Armando Curcio Editore</description>
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		<title>Gioielli di famiglia: la passione delle auto d&#8217;epoca</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 12:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Biffani
Automobili d&#8217;epoca:  l&#8217; Alfa Romeo ss 1750



Slanciata,  elegante, aggressiva, potente, quella auto sportiva, attirava l’attenzione  di tutti i visitatori nel Museo Storico della Motorizzazione Militare  della Cecchignola di Roma, quel 24 aprile del 2008.
Fra le vecchie  glorie del museo la 6C 1750 Alfa Romeo SS risaltava come un gioiello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">di <strong>Marco Biffani</strong><img class="aligncenter size-full wp-image-1325" title="COPERTINA DEFINITIVA ARTICOLO 1750 A R" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2010/01/COPERTINA-DEFINITIVA-ARTICOLO-1750-A-R.jpg" alt="COPERTINA DEFINITIVA ARTICOLO 1750 A R" width="528" height="379" /></p>
<p align="justify"><strong>Automobili d&#8217;epoca:  l&#8217; Alfa Romeo ss 1750<br />
</strong>
</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Slanciata,  elegante, aggressiva, potente, quella auto sportiva, attirava l’attenzione  di tutti i visitatori nel Museo Storico della Motorizzazione Militare  della Cecchignola di Roma, quel 24 aprile del 2008.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le vecchie  glorie del museo la 6C 1750 Alfa Romeo SS risaltava come un gioiello,  facendo sembrare ancora più antichi e sbiaditi gli storici esemplari  di autovetture militari e civili che le facevano compagnia. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il Museo, sorto  nel 1955 per iniziativa del Capo del Corpo Automobilistico in carica,  costituisce l’unica mostra esistente in Italia dei veicoli che hanno  caratterizzato un secolo di motorizzazione militare. Nel complesso sono  presenti più di 300 unità tra automobili ed autocarri civili e militari  d’epoca, sessanta tra mezzi cingolati, blindati e corazzati e sessanta  moto d’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Cannoni, missili,  e cimeli di ogni genere, taluni rari e prestigiosi, testimoniano le  tappe di quella evoluzione tecnologica del mezzo meccanico che ha promosso  la crescita della nostra società.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il sole che  filtrava dall’ingresso del Padiglione 1314, dedicato alla Medaglia  d’oro Tenente Colonnello Arturo Mercanti, esaltava il rosso lucido  e fiammante  della carrozzeria che contrastava nettamente col nero della  capote e dei copertoni. Sembrava una macchina appena uscita dall’impianto  di lavaggio!  FOTO 1</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sulle   ruote a raggi di generoso diametro, si stagliavano i mozzi lucidi, da  vettura sportiva.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Addossata al  cofano rigido, enormemente lungo, interrotto dalle fessure di raffreddamento,  sporgeva la grossa ruota di scorta a raggi – sostenuta dal copriruote  a volute, aperto sul davanti &#8211; che suscitava ricordi di viaggi, più  che di corse. FOTO 2</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il sovradimensionato  poggiapiedi alla base dello sportello, esaltato dalla cromatura degli  appoggi, interrompeva la sinuosa voluta del copriruota che marcava le  notevoli misure del passo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Restaurata  di recente dai tecnici del Museo quella vettura del 1929 è targata  EI 003.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il frontale,  dominato dall’ampio e squadrato radiatore, con la mitica firma sghemba  dell’Alfa Romeo, era  parzialmente coperto da 3 grandi fari rotondi  e protetti, mostrava la sua aggressività nella essenzialità delle  parti meccaniche a vista, fra le quali dominavano i grossi tamburi dei  freni delle ruote anteriori, i semiassi e i leveraggi dello sterzo.  FOTO 3</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In alto, sul  radiatore, lo scudetto Alfa Romeo risultava ben visibile.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Tondo, suddiviso  verticalmente in due parti, lo stemma Alfa Romeo presenta da sempre  sulla mezzeria sinistra la croce rossa in campo bianco simbolo della  città di Milano e sulla mezzeria destra lo storico “biscione” incoronato,  il serpente simbolo della casata dei Visconti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dal 1918 oltre  alla scritta Alfa Romeo che contornava in alto lo stemma, era riportata,  in basso, la scritta “Milano” (poi scomparsa nel 1971) e dal 1925  esso presentava una modanatura a mo di corona d’alloro, in ricordo  della vittoria, nel primo Campionato del Mondo, di una P2 Alfa Romeo  condotta da Gastone Brilli. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le estremità  anteriori sporgenti delle due balestre, erano collegati da una lamiera  che favoriva il profilo aerodinamico della vettura. Più indietro, le  due parti in cui era diviso il parabrezza, apparivano, basse e curiose,  al di sopra del cofano motore, come due finestrelle bordate di metallo;  al limite dell’efficienza. Imperniate orizzontalmente, potevano infatti  essere abbattute!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Lo spirito  marcatamente sportivo della macchina si sposava con  l’eleganza  della più prestigiosa vettura degli anni 30 che – soprattutto nelle  forme &#8211; è stata l’antesignana della maggior parte delle auto sportive  che sono venute dopo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Avevo saputo  da mio cugino, appassionato del restauro di auto antiche, della presenza  di quell’esemplare all’interno del Museo e dato che quel giorno  c’era anche un raduno di vetture Jaguar,  mi ero deciso a venire in  visita con mia moglie, mio genero ed i miei nipotini.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">All’ingresso  del Museo erano parcheggiati alcuni splendidi esemplari di Jaguar soprattutto  sportive, fra le quali spiccavano tre tipiche, quanto famose, Modello“E”  . FOTO 4 </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’incontro  con quella Alfa Romeo fu per me una sorta di dejavu. Come un flash-back  mi ritornarono in mente sbiaditi brani di vita vissuta, ma in età infantile.  Una età nella quale le cose che stupiscono sono altre. Ma quel rosso  Alfa ne faceva parte.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Di quel  modello  di Alfa Romeo sportiva, mio padre e i suoi fratelli ne possedevano un  esemplare, che hanno mantenuto a lungo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nella  mia  primissima infanzia ho avuto molti contatti con quella macchina, ma  ero troppo piccolo per apprezzarla al suo giusto valore. FOTO 5 &#8211; La  storia di quel modello mi aveva sempre incuriosito. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La targa, di  Roma, cominciava con il 6 perchè, avendola i miei comprata usata, la  vettura era stata ritargata. Probabilmente la targa precedente doveva  iniziare con il 4.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ricordo che  ad un party in casa di un amico incontrai molti anni dopo (erano gli  anni 90) uno dei più importanti concessionari di Roma dell’Alfa Romeo,  al quale domandai quanto poteva essere valutato allora quel modello  e lui &#8211; dopo averlo inquadrato con una serie di precise domande &#8211; affermò  che, secondo lui, doveva valere circa 1 miliardo (di vecchie lire).  Erano stati pochi gli esemplari prodotti dall’Alfa, e grande era stato  il loro successo nelle corse e nel turismo dell’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’Ingegner  Giano dell’Alfa Romeo, aveva portato il suo precedente motore da 1.500  di cilindrata a 1752 centimetri cubi ripartiti su 6 cilindri in linea,  con monoblocco e testa in ghisa;  lo aveva dotato di una distribuzione  con valvole a V in testa azionate da 2 assi a camme e doppio albero  a camme in testa, ruotante su 5 supporti con boccole di bronzo. Lo nutriva  un carburatore orizzontale a doppio corpo Memini (nella Gran Sport del  1930) che venne successivamente affiancato da un compressore a lobi  che ne incrementava la potenza e faceva guadagnare alla vettura parecchi  chilometri l’ora di velocità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un motore talmente  versatile che, in quegli anni di autarchia, fu alimentato in corsa anche  con “gasogeno”(da carbonella)  e addirittura ad alcool!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il raffreddamento  del motore era ad acqua con circolazione forzata, come forzata era anche  la lubrificazione, dotata di un serbatoio da 10 litri d’olio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Era munita  di due serbatoi che avevano una capacità complessiva di circa 97 litri  di carburante. Il principale era posteriore, quello di scorta, anteriore. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Come ho potuto  in seguito appurare su Internet, la 6C 1750 Alfa Romeo, entrata in produzione  nel 1929 vi è rimasta fino al 1933 e &#8211; in quei 4 anni &#8211; è stata costruita  in 6 serie: la Super Sport dal 1929 al 1930, la Sport dal 29 al 33,  la Turismo dal 29 al 33, la Gran Turismo dal 30 al 33, la Gran Sport  dal 30 al 33, la Gran Turismo C dal 31 al 32. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fin dagli esordi  quella vettura sportiva aveva dominato i circuiti di tutto il mondo  guidata da piloti italiani come Tazio Nuvolari, Achille Varzi, Giuseppe  Campari, Gastone Brilli-Peri, Mario Borzacchini, Guidotti, ed altri.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Lo stesso Enzo  Ferrari partecipava alle competizioni con le Alfa Romeo ed aveva creato,  all’interno dell’Alfa, la Scuderia Ferrari che ne curava il reparto  corse – poi staccatasi e divenuta autonoma.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le vittorie  nei circuiti mondiali come alla 24 ore di SPA, con Marinoni, al Tourist  Trophy con Nuvolari e nelle Mille Miglia del 28, 29 e 30, ne sancirono  la superiore potenza, accelerazione, velocità ed affidabilità, facendone  la vettura da corsa più famosa e ricercata del mondo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molti furono  anche i piloti stranieri che la acquistarono per partecipare alla Mille  Miglia, alle competizioni internazionali dell’epoca ed  alle numerose  corse in salita ed in circuito. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Giravo intorno  a quello splendido esemplare di vettura sportiva scattando fotografie  ed illustrandone le caratteristiche ai nipoti, ancora troppo piccoli  per apprezzarla.  Avvertivo una attrazione istintiva. Mi suscitava  ricordi molto vaghi e piacevoli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quella posseduta  da mio padre e dai suoi fratelli, acquistata usata da mio nonno per  motivi di lavoro (avevano una grande officina a Via del Castro Laurenziano  in Roma) mi raccontarono che l’avevano sotterrata all’interno dell’officina  durante la Guerra, per sottrarla alla requisizione da parte dell’esercito  tedesco.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Essa venne  venduta successivamente al maggior Concessionario dell’Alfa Romeo  di Roma (credo Dalla Vecchia). Mio padre me la mostrò più volte sulle  riviste patinate di moda, quando vi appariva come testimonial, in servizi  di grandi stilisti. Splendida, attorniata da fascinose modelle!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Vestita dai  più famosi carrozzieri come Zagato, Pinin Farina, James Young ed altri,  che ne esaltavano la sportività nei modelli Torpedo, Berlina Corta,  Berlina Lunga,  Spider e Turismo, la 6C 1750 Alfa Romeo era diventata  non solo la macchina vincente nelle corse, ma anche la più elegante  ed ambita. Era divenuta un Cult. Una Moda. Farsi vedere alla guida di  quella autovettura significava essere “arrivati”.(Come adesso con  una Ferrari o una Lamborghini!).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molte delle  Gran Turismo contemporanee e che vennero dopo, ne seguirono le linee,  lo spirito e l’impostazione ad un tempo sportiva, essenziale ed elegante.  FOTO 6 / 7 </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non era solo  la sua linea ad attirare, ma soprattutto il mix di potenza, accelerazione,  agilità e guidabilità che la connotavano come la vettura  sportiva per eccellenza che, vincendo le corse, diventava l’auto più  richiesta dai piloti professionisti. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molti gli episodi  che resero celebri i piloti alla sua guida. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il più  mitico fu, in una Mille Miglia del 1930, l’inseguimento che fece Tazio  Nuvolari a Varzi, suo avversario di sempre, guidando pericolosamente  per un tratto, di notte, a luci spente, per non essere avvertito dall’antagonista  che lo precedeva, per poi sorprenderlo, superarlo e vincere la gara.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E fu Nuvolari  che, sempre in quella corsa di 1600 chilometri, con quell’autovettura,  riuscì, per primo, a mantenere una media, allora irraggiungibile, di  100 chilometri l’ora!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La sua trazione  era posteriore attivata da un cardano in asse-vettura; aveva la frizione  pluridisco a secco, il cambio meccanico a 4 marce con retro-marcia,  l’acceleratore con il pedale in posizione centrale fra quello della  frizione a sinistra e del freno a destra; gli abbaglianti erano azionati  da un pulsante sul fondo, alla sinistra del pedale della frizione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I corridori  con quella vettura facevano cose eccezionali!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I suoi 840  chilogrammi di peso a secco ed il telaio a longheroni e traverse in  lamiera di acciaio stampato la rendevano una vettura leggera, rigida  e maneggevole che richiedeva comunque molta professionalità, soprattutto  a causa dei freni!.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mio zio Raffaele  mi raccontava che andava sulla Roma Ostia per lanciarla, ma non era  mai riuscito a raggiungere la sua velocità limite (per allora  eccezionale) perché le vibrazioni sul volante “stroncavano”  braccia non allenate, ma soprattutto perché, in frenata, i suoi 4 freni  a tamburo, azionati meccanicamente, pur essendo potenti e molto efficaci,  non agivano sempre in contemporanea e questo portava spesso a sbandare  pericolosamente! </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Rallentare  scalando le marce con la doppietta “debraiata” era una necessità.  Probabilmente Nuvolari quando vi era costretto, frenava (quando lo faceva!)  a colpetti, correggendo continuamente la sbandata che spesso ne seguiva,  ma per un normale guidatore lanciato in rettilineo, usare quei freni  per rallentare era veramente pericoloso!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Con il suo  sterzo a vite e ruota e l’ampio volante in guida destra, molto vicino  al petto (come si usava allora nella guida sportiva), Nuvolari si esaltava  in corsa con le sue derapate controllate su circuiti spesso in terra  battuta, nei quali cercava di posizionare in curva le ruote il più  possibile parallele e di tenere il motore sempre su di giri, per rispondere  prontamente alle sue accelerate!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le sospensioni,  sia anteriori che posteriori della 6C 1750 Alfa Romeo, ad assale rigido  ed a balestre longitudinali semiellittiche, frenate in ritorno da vistosi  ammortizzatori a frizione, consentivano di non far perdere alle ruote  la loro aderenza al terreno anche nei circuiti meno preparati e sconnessi,  permettendo di scaricare a terra e di utilizzare appieno i suoi ben  102 cavalli di potenza (!) e mantenere una eccezionale guidabilità  a velocità prossime ai 170 chilometri l’ora (nel modello Gran Sport  del 1930 con compressore). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Zio Raffaele,  che ne curava personalmente la manutenzione mi aveva raccontato che  un giorno, d’accordo con i suoi due fratelli, decise di cambiare la  posizione della ruota di scorta che era sul cofano posteriore, a vista.  Non ricorda il motivo per cui lo fecero, ma se ne occupò lui e, per  sistemarla sul fianco del lungo cofano, ebbe dei problemi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quel punto  del cofano era presente la batteria che dovette estrarre e sistemare  sotto uno dei due sedili. Ma nel modesto spazio del sottosedile, i due  poli della batteria facevano contatto con i tubi di acciaio del sedile  stesso e, per evitare pericolosi cortocircuiti, vi interpose una lamina  di legno compensato.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Osservando  quell’esemplare del 1929 splendidamente restaurato dai tecnici del  Museo della Motorizzazione Militare della Cecchignola diretto dal Tenente  Colonnello Giacomo Matteace, mi sembrava che quella posizione della  ruota di scorta adiacente al cofano fosse in qualche modo un unicum. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Esaminando  su Internet le foto di molte 6C 1750 Alfa Romeo sia nei modelli Sportivi  che Turismo, le ruote di scorta, in numero di una o due, mi apparvero  quasi sempre posizionate sul cofano posteriore della vettura.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Anche la splendida  6C 1750 Alfa Romeo Gran Sport Zagato del 1931  presentava due ruote  di scorta nella consueta collocazione posteriore.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo modello  l’aver congiunto con una lamiera, le estremità delle due balestre  ellissoidali alle due volute anteriori aperte dei copriruota, ha creato  una continuità estetica originale che ha reso questa vettura una fra  le più eleganti fra le 6C 1750 Alfa Romeo. (</span><a href="http://www.spideralfaromeo.it/schede/1932.htm" target="_blank"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">www.spideralfaromeo.it/schede/1932.htm</span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nei modelli  marcatamente sportivi le balestre anteriori erano lasciate a vista.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Anche nei modelli  di Pinin Farina, della Touring, di Castagna ed altri, le ruote di scorta  sono in quella posizione di coda.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non sono un  esperto del settore, ma quella caratteristica mi sembrava quasi una  firma. Quella di mio zio! Allora mi cominciò a ronzare in testa una  idea. Che quella vettura in qualche modo fosse appartenuta a mio padre  ed ai suoi fratelli! Ma difficile sarebbe stato trovarne le prove! </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le cose  che mi aveva raccontato zio c’era quella che, ad un certo momento,  i due lobi del compressore (probabilmente un Rootes inglese) cedettero  per usura e, non essendo riuscito a trovare le parti di ricambio originali  per sostituirli,  li aveva esclusi;  ma non aveva potuto eliminare  la scatola che li conteneva perché essa costituiva l’appoggio anteriore  dell’intero motore.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’esemplare  restaurato dal Museo, per la sua eccellenza, compare ora nel prestigioso  Registro Italiano Alfa Romeo. Una targa fa bella mostra di se sotto  il parabrezza della vettura e riporta il numero di omologazione 20.  FOTO 8</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Curioso di  conoscere le caratteristiche definitive di quella vettura interpellai  successivamente il R.I.A.R. ma rifiutarono di fornirmi delucidazioni  in merito, essendo queste, riservate alla Motorizzazione dell’Esercito.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sullo sportello  sinistro di quella vettura compare ora una piccola targa con  i nomi  dei due driver che guidano e gestiscono solitamente quell’esemplare  nelle gare di regolarità e in quei raduni di prestigio ai quali interviene  il Museo della Cecchignola.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le  attività  del Museo Storico della Motorizzazione Militare, oltre alla promozione  di attività culturali &#8211; in una attrezzata sala multifunzione &#8211; a mostre  tematiche, conferenze, seminari e convegni c’è anche una biblioteca-archivio  ricca di materiale storico d’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">A queste molteplici  funzioni relazionali svolte alla Cecchignola di Roma si aggiunge quella  di essere presente in molte occasioni motoristiche, e di impiegare in  gare di regolarità, alcuni degli esemplari più prestigiosi che ha  in carico. Questo al fine di  sottolineare la capacità di recupero  dei suoi Tecnici e anche di dimostrare che gli esemplari storici militari  e civili che ha in mostra statica nel Museo, sono funzionanti, manutenuti  perfettamente ed in grado di partecipare persino a delle gare di regolarità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quel periodo  erano impegnati ad organizzare la partecipazione di quella 1750 (restaurata  in tempo utile per partecipare alla Milano San Remo) alla Mille Miglia  del 2008, con alla guida il Primo Maresciallo Mirko Farina ed il Caporal  Maggiore Capo Massimo Capozio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Alla stessa  corsa avrebbe partecipato con una Fiat Balilla Spider del 1932, lo stesso  Direttore del Museo unitamente al Colonnello Domenico Abbenante. (<a href="http://www.esercito.difesa.it/root/News/PI_no_0805.asp" target="_blank">www.esercito.difesa.it/root/News/PI_no_0805.asp</a>)</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quella giornata  particolare riuscii a catturare l’attenzione del Maresciallo che stava  intrattenendo i convegnisti della Jaguar, per chiedere se ancora conservavano  e dove fossero le targhe originali delle autovetture presenti ed egli  cortesemente mi indicò una vetrina.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mi accennò  inoltre che avevano posseduto due esemplari di 6C 1750 Alfa Romeo. Una  con il motore ancora in buono stato, l’altro con la carrozzeria ancora  valida e i Tecnici del Museo ne avevano ricavato quell’esemplare unico,  fondendo sapientemente le parti originali!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non è  un caso che il motto del Museo sia: “Con fede custodisco!”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mi precipitai  verso quella vetrina e, sorpresa!! La targa Roma 60265 faceva bella  mostra di se in primo piano dentro quella vetrina insieme a numerose  altre. – FOTO 9 &#8211; Finalmente la prova provata che uno di quei due  esemplari era appartenuto a mio padre ed ai suoi due fratelli quasi  70 anni or sono! </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E, usciti dal  Museo, portai i miei nipoti a festeggiare l’insolita occasione da  Mc Donald’s!</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1329" title="FOTO 4" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2010/01/FOTO-4.JPG" alt="FOTO 4" width="528" height="379" /><br />
</span></span></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save" target="_blank"><img src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Il punto di fine anno: il web a che punto è?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 11:04:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Internet ma è vera crescita?
Il web cresce? Mi piacerebbe poterlo dire ma vedo una crescita di pochi e una involuzione o stagnazione di molti, ossia Internet ancora non è un fenomeno che è entrato nella vita quotidiana, che ricordo a chi non sarà d&#8217;accordo con questa affermazione, non è il nostro microcosmo di &#8220;avanguardia intellettuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Internet ma è vera crescita</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Il web cresce? Mi piacerebbe poterlo dire ma vedo una crescita di pochi e una involuzione o stagnazione di molti, ossia Internet ancora non è un fenomeno che è entrato nella vita quotidiana, che ricordo a chi non sarà d&#8217;accordo con questa affermazione, non è il nostro microcosmo di &#8220;avanguardia intellettuale o scientifica&#8221;, fatto di abitudini e di usi che non sono quelli della massa silenziosa,ma è quel tessuto che fa diventare quotidiano qualche cosa, che la fa uscire dall&#8217;improvvisato o dal casuale per farla entrare nel uso comune. Internet in Italia non è ancora niente di tutto questo anche se ci sono milioni di iscritti a Facebook o se l&#8217;ecommerce sembra aumentare. Non perdiamo di vista il fatto che siamo ancora nell&#8217;età della Pietra o per meglio dire da li partiamo quindi il nostro sviluppo dovrebbe essere esponenzialmente piu&#8217; rapido e sopratutto consistente cosa che non è affatto. Duri a rimuovere certi luoghi comuni sono ancora li a fare da tappo alla rivoluzione culturale e di costume oltrechè scientifica e commerciale che la rete rappresenta in altri paesi.Le stesse balorde insufficienze burocratico-infrastrutturali (ma vi pare che ancora navighiamo con le ADSL quando in mezza Europa vanno a 100MB !)sono li a bloccare la rete come hanno fatto con tutti i fenomeni innovativi e di ricerca nel nostro paese che alla fine sono stati per forza di cose metabolizzati dal sistema ma mal digeriti e mai completamente assorbiti nel suo intimo, nella struttura della sua massa.E&#8217; cosi che i fenomeni rimangono poi incompiuti e si trascinano fino a diventare parte di una società perdendo per strada però la forza della loro spinta e la verve iniziale. La recente bocciatura del Governo dei finanziamenti destinati a cablare il paese con la fibra ottica ci ha fatto capire quanto non sia prioritario lo sviluppo della rete in questo paese. Del resto siamo governati da gente che non sa usare internet o che lo usa attraverso i suoi sottoposti non certamente di persona quindi come possiamo pensare che l&#8217;importanza storica di questo fenomeno venga recepita nella drammatica urgenza che ha raggiunto nel nostro arretrato Paese?Perso anche questo treno rimmarremo a guardare le meraviglie che i nostri cugini d&#8217;oltremare o senza andare cosi lontano i nostri partners Europei metteranno in campo crescendo e sviluppandosi in modo armonico e dal basso.Siamo di fronte ad una occasione da perdere che ci farà rimanere veramente a livelli da Terzo Mondo e le cui conseguenze non credo che siano correttamente valutate dai signori delle Stanze dei Bottoni.Perchè Internet è stato l&#8217;unico vero fenomeno rivoluzionario dei nostri anni e noi lo stiamo svalutando a mero divertimento sui Social Network o per pagare i conti online.Tutte le applicazioni complesse le reti private,il nuovo modo di lavorare che l&#8217;utilizzo di questo magnifico strumento permetterebbe sono tralasciate o ostacolate da mancanza di investimenti e dalla secondarietà che alla rete è stata assegnata.Discutevo con un paio di amici sul fatto che il mondo del lavoro potrebbe trasformarsi in una serie di staff virtuali che si riuniscono solo al momento di fornire un servizio che potrebbe essere realmente a 360 °,che un domani potremmo pensare a smobilitare gran parte delle attività degli uffici, che potrebbero essere eseguite da casa dagli impiegati ,senza traffico, senza costi di gestione ,senza gran parte dello stress che oggi ci rovina la vita.Ma spesso gli uomini non usano la tecnologia per vivere meglio ma magari per sopraffarsi l&#8217;un l&#8217;altro si.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri a tutti!</p>
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		<title>Volare si può: E tu vuoi volare?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 14:19:38 +0000</pubDate>
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PRESENTAZIONE DI UN EBOOK PRESTO IN DISTRIBUZIONE GRATUITA PER I LETTORI DI QUESTO BLOG.
L’autore, reduce da un lancio in tandem, con il paracadute, descrive con dovizia di particolari  e numerose fotografie a colori, la sua caduta libera da 4000 metri, cosa ha provato e perché l’ha fatto.
Profondamente colpito dalla esplosione di sensazioni di questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/10/FOTO-2-300x224.jpg" alt="FOTO 2" title="FOTO 2" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-1243" /></p>
<p><em><strong>PRESENTAZIONE DI UN EBOOK PRESTO IN DISTRIBUZIONE GRATUITA PER I LETTORI DI QUESTO BLOG</strong></em>.</p>
<p>L’autore, reduce da un lancio in tandem, con il paracadute, descrive con dovizia di particolari  e numerose fotografie a colori, la sua caduta libera da 4000 metri, cosa ha provato e perché l’ha fatto.</p>
<p>Profondamente colpito dalla esplosione di sensazioni di questa esperienza e della successiva “passeggiata”, cullato da un paracadute (pardon una vela), dai 1500 metri, racconta dettagliatamente quella avventura che lo ha avuto come protagonista, insieme al pilota tandem Luca ed al cineoperatore Daniele &#8211; che si era lanciato con loro per filmarne le evoluzioni, il lancio del drogue, l’apertura del paracadute e le varie fasi dell’atterraggio- e invita i lettori a provarle perché, per pochi minuti, ti trasporta in un&#8217;altra dimensione. Ti fa vedere le cose dall’alto e le tue miserie piccole piccole. Ti induce sensazioni ed emozioni uniche che pochi altri sport ti consentono di provare e una veduta della terra da far impallidire Google-earth!</p>
<p>La sequenza delle foto sul ripiegamento del paracadute e le precisazioni del suo Istruttore-Tandem – riportate in chiusura &#8211; ne fanno quasi un libretto di istruzioni per i neofiti! </p>
<p>Dopo questa presentazione ecco invece le sensazioni dell&#8217;autore di questo breve racconto.Il dott Marco Biffani che presto scriverà per noi alcuni ebook ci fa venire voglia a tutti di provare quest&#8217;esperienza anche perchè lui non è certo un paracadutista di quelli tipici atletici ed intrepidi ma una persona assolutamente &#8220;normale&#8221; come me, come voi.</p>
<p>&#8220;Erano anni che accarezzavo l’idea di lanciarmi con il paracadute. Finalmente quel primo agosto decisi. Avevo già individuato un Club aviolaciantistico vicino Roma, indossai camicia, pantaloni jeans, scarpe da ginnastica e in un’ora lo raggiunsi. Sbrigate le formalità, dopo un breve briefing e l’aver indossato l’imbragatura, che mi avrebbe vincolato a Luca, il mio pilota-tandem, con casco ed occhiali salimmo in otto su un aeroplano del Club, che in un quarto d’ora ci avrebbe portato ai previsti 4.000 metri di altitudine. </p>
<p>Ci saremmo lanciati insieme a Daniele, il cineoperatore che avrebbe filmato le varie fasi del nostro lancio che prevedeva una caduta libera di circa 55 secondi fino ai 1.500 metri, dove si sarebbe aperto il paracadute (pardon, la vela) che in una manciata di minuti ci avrebbe portati a terra.</p>
<p>Il desiderio di provare quell’avventura mi rendeva impaziente e trovavo lenta, tranquilla ma troppo monotona la salita in quota del turboelica, ma quando finalmente si aprì lo sportello di lancio e apparve la terra illuminata dal sole, splendida ed invitante, provai una sensazione di appagamento, Finalmente! Ci lanciammo e…cominciò una delle più belle esperienze della mia vita!! &#8221;</p>
<p><strong>Marco Biffani </strong>è autore di progetti e manuali,inventore con il pallino del &#8220;fai da te&#8221; è prossimo autore della nostra collana di editoria digitale con alcuni progetti veramente interessanti</p>
<p><img src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/10/FOTO-152-300x199.jpg" alt="FOTO 152" title="FOTO 152" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-1244" /></p>
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		<title>Il futuro dell&#8217;editoria: la rete</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 13:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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L’editoria è sicuramente uno dei campi più affascinanti delle arti e dei mestieri. Veicolo della cultura e, spesso, avanguardia dei costumi e dei cambiamenti della società, è inesorabilmente e insopportabilmente, lasciatemelo dire, in crisi. Ma chiediamoci anche perché è in crisi? In un processo  che sembra irreversibile, quello che si è spento è il modello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1215" title="1213666_world_wide_web" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/09/1213666_world_wide_web.jpg" alt="1213666_world_wide_web" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’editoria è sicuramente uno dei campi più affascinanti delle arti e dei mestieri. Veicolo della cultura e, spesso, avanguardia dei costumi e dei cambiamenti della società, è inesorabilmente e insopportabilmente, lasciatemelo dire, in crisi. Ma chiediamoci anche perché è in crisi? In un processo  che sembra irreversibile, quello che si è spento è il modello tradizionale della fruizione della cultura. Quindi la gente non legge o legge pochissimo, scrive ancora meno, anzi, diciamo che non scrive per niente senza paura di sbagliare, e in generale non segue più quei modelli di cultura e quei movimenti ideali che erano la base delle discussioni e delle passioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se dovessi dire che si tratta solo di cambiare i modi di distribuire o di fruire della cultura per riavere lo stesso humus e la stessa passione di una volta avrei i miei forti dubbi. Sì, perché il problema non è solamente tecnico od organizzativo. Sono in crisi gli stessi parametri di giudizio secondo i quali una vita senza cultura è una vita senza mordente, senza il senso di viverla. In parte è stata la cultura dell’avere che ha trionfato su quella dell’essere, ma è stata anche la sparizione e la stanchezza di quella che una volta era la classe che vigilava sul fenomeno dell’involgarimento e dell’imbarbarimento della scena culturale. Gli intellettuali di oggi, quei pochi che lo sono ancora nello spirito che questa parola aveva un tempo (al tempo di PPP) sono stancamente racchiusi nel loro piccolo cosmo, una reazione che non è nuova ma che ha assunto dei caratteri di inevitabilità e di non ritorno che preoccupano e molto. Nell’Italia degli anni 2000 anche essere intellettuale è diventato un mestiere, un mestiere che se non è ben pagato non vale la pena di fare e cosi via.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi queste sono in parte le concause di questo fenomeno di impoverimento generale della scena culturale e del costume. Ma insomma come se ne esce? La risposta c’è, almeno secondo la mia opinione e la risposta è internet. Tutti i nuovi fenomeni culturali e di costume prendono l’avvio da internet, specie con i social sites e con le grandissime possibilità della self publishing. La rete, che permette la distribuzione e la fruizione delle informazioni e della cultura multimediale a costi vicini allo zero, potrebbe essere la base dalla quale partire per cambiare le cose per dare nuova linfa e vita alla scena della cultura e delle arti.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui però c’è un fenomeno che rappresenta un ostacolo, ed è la relativa idiosincrasia anche per quel poco di tecnologia che è necessario appartenga alle classi di età un po’ avanzata e che, volenti o nolenti, rappresentano spesso coloro che detengono le leve di accesso alle arti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo ostacolo potrebbe anche essere un vantaggio perché potrebbe, come sta facendo in parte, dare l’opportunità di escludere i vecchi pachidermi di un sistema oramai moribondo, e di creare ex novo non solo dei modelli, ma tutto il loro contorno: spettatori e attori, ideatori e realizzatori, fruitori e critici.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi ben vengano tutti i tentativi e le iniziative nel senso dell&#8217;editoria digitale, tutti gli esperimenti di interattività verso i quali si è diretta la rete, sospinta, come in tutti i suoi fenomeni dal basso, dal popolo dei naviganti. Non c’è modo di essere elitari in un mondo come internet, dove ci sei se ti vedono, ci sei se i motori di ricerca ti trovano, altrimenti sei sperso nei bilioni di pagine web presenti nell’ intero sistema world wide web. Per esempio, credo che la web television a breve potrà dire la sua, così come le autoproduzioni video, mentre sono già la punta dell&#8217;avanguardia i libri elettronici o e-book, che rappresentano davvero un fenomeno oramai con le sue proprie caratteristiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo che la cultura morirà mai. Certo subirà delle trasformazioni anche inimmaginabili a questo punto della storia, ma chi pensava che internet avrebbe influito cosi tanto sulla nostra vita di oggi? E pensare che c’è anche qualcuno che ancora non lo sa quanto è cambiato il mondo con la rete, e non certo perché si possono pagare i conti correnti stando seduti a casa propria, ma per la riduzione definitiva delle distanze e delle barriere ideologiche, linguistiche e spaziali del mondo pre-globalizzazione.</p>
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		<title>Di nuovo con voi, Professione Informare</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 10:02:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Cari amici,
l&#8217;estate finisce e si ritorna al lavoro con rinnovati passione e impegno. È bello (forse solo per poco) ritrovare il proprio ambiente, le piccole abitudini che ci rendono meno difficili le nostre giornate di lavoro, ma sopratutto è bello ritrovare il proprio lavoro e gli interessi sempre rinnovati che lo animano.
Abbiamo tanti progetti per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1189" title="photo" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/08/photo1.jpg" alt="photo" width="140" height="185" /></p>
<p>Cari amici,</p>
<p>l&#8217;estate finisce e si ritorna al lavoro con rinnovati passione e impegno. È bello (forse solo per poco) ritrovare il proprio ambiente, le piccole abitudini che ci rendono meno difficili le nostre giornate di lavoro, ma sopratutto è bello ritrovare il proprio lavoro e gli interessi sempre rinnovati che lo animano.<br />
Abbiamo tanti progetti per questo inverno, la casa editrice farà uno sforzo nella direzione di questo progetto rendendolo qualcosa di veramente grande. Ci sono tanti e-book in preparazione, interviste, articoli, e stiamo costruendo i nuovi portali per darvi tutto lo spazio che meritate, e insieme realizzare un modo nuovo di fare editoria. In questo ambito, approfitto per rinnovare l&#8217;invito – a chi di voi ha un progetto, ha scritto o vuole scrivere un e-book, un manuale, vuole realizzare un videocorso – a contattarci e inviarci un sommario in almeno 10 punti e una breve relazione su cosa e come portare avanti il lavoro. Se la redazione riterrà valido il vostro lavoro, sarete contattati e affiancati nella realizzazione, finché la vostra opera non vedrà la luce. Per avere piu informazioni sulle modalità basta andare sui portali Curcio all&#8217;indirizzo<a href="http://www.professioneuomo.it" target="_blank"> http://www.professioneuomo.it</a> o <a href="http://www.professionedonna.it " target="_blank">http://www.professionedonna.it </a>e leggere le istruzioni a proposito del nostro scouting.<br />
Riprendiamo quindi il nostro programma con un intervista molto interessante al dottor Claudio Pensieri, con un argomento poco trattato ma molto interessante che genericamente chiameremo «Pnl e Sanità», ma che in realtà trova sviluppi e sottoargomenti quali il rapporto tra medico e paziente, la medicina non invasiva, le tecniche alternative all&#8217;intervento chimico, che come sapete ci stanno particolarmente a cuore; ne abbiamo parlato in più occasioni nei mesi precedenti, come potete vedere scorrendo questo blog.<br />
Il dottor Pensieri, oltre a essere specializzato nel campo della Pnl, è anche un coach e un formatore molto appassionato di quello che insegna, caratteristica quest&#8217;ultima che cerchiamo in tutti i nostri autori e personaggi. Lo sentirete dai toni vibranti di questa lunga intervista che abbiamo diviso in due parti per comodità.</p>
<p>La prima parte la trovate <a href="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/le-interviste/pnl-e-sanita-intervista-al-dr-pensieri/">QUI</a></p>
<p>La seconda parte la trovate <a href="&lt;a href=">QUI</a></p>
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		<title>La comunicazione e la storia delle acconciature</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 10:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Come vi avevamo preannunciato, pubblichiamo oggi un&#8217;intervista alla dottoressa Elisabetta Ceroni, docente di Tecniche della comunicazione e relazione e pedagogista (Anpe).
Con la dottoressa, che abbiamo incontrato qui alla redazione della Curcio, abbiamo conversato di parole «potenti», scrittura persuasiva e diversi tipi di linguaggio.
A Settembre uscirà per la collana Professione Informare un lavoro della dottoressa Ceroni, veramente molto originale perché, nell&#8217;ambito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1086" title="1177301_punk_mohawk" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/07/1177301_punk_mohawk.jpg" alt="1177301_punk_mohawk" width="200" height="300" /></p>
<p>Come vi avevamo preannunciato, pubblichiamo oggi un&#8217;intervista alla dottoressa Elisabetta Ceroni, docente di Tecniche della comunicazione e relazione e pedagogista (Anpe).</p>
<p>Con la dottoressa, che abbiamo incontrato qui alla redazione della Curcio, abbiamo conversato di parole «potenti», scrittura persuasiva e diversi tipi di linguaggio.</p>
<p>A Settembre uscirà per la collana Professione Informare un lavoro della dottoressa Ceroni, veramente molto originale perché, nell&#8217;ambito dello studio del linguaggio e della comunicazione, ha scritto una <em>Storia della comunicazione non verbale attraverso le acconciature delle donne</em>, corredata da un repertorio di 150 e più immagini, che vanno dagli antichi egizi fino ai giorni nostri, analizzando le diverse pettinature e inserendole in un contesto di comunicazione, di un messaggio appunto. E se ne scoprono delle belle!</p>
<p>Un lavoro che ho visto in anteprima e che è una lettura divertente e leggera, eppur molto significativa. Il titolo? Ma non poteva che essere <em>Talking Heads,</em> «teste parlanti»! Con la colonna sonora di David Byrne. Non vi resta che aspettare fino a settembre per trovare l&#8217;e-book sul vostro portale Professione Donna, corredato da tutto il lavoro fotografico, un&#8217;opera da non perdere!</p>
<p>Intanto, potete leggere l&#8217;intervista<a href="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/articoli/comunicazione-e-linguaggi-intervista-alla-d-ssa-ceroni/" target="_blank"> QUI</a>.</p>
<p>È inutile ricordarvi che se volete fare delle domande alla dottoressa Ceroni non avete che da commentare sul blog e lasciare le domande, avrete risposte rapide e accurate!<br />
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		<title>Editoria digitale, storia della comunicazione e medicine non convenzionali</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 11:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Gentili amiche e amici,
anche questa settimana un menu ricco di spunti interessanti sul blog dei Portali Curcio! Infatti, ecco il programma, salvo aggiunte dell&#8217;ultim&#8217;ora:
Si conclude oggi l&#8217;inchiesta sulle medicine non convenzionali, con la quarta parte dedicata ai fondamenti di 3 delle branche della naturopatia, ovvero gemmoterapia, aromaterapia, fitoterapia. C&#8217;è la possibilità di scaricare del materiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1045" title="Robin-Good-TV-868734253_2cdf914ec2_o-450" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/07/Robin-Good-TV-868734253_2cdf914ec2_o-4501.jpg" alt="Robin-Good-TV-868734253_2cdf914ec2_o-450" width="357" height="300" /></p>
<p>Gentili amiche e amici,</p>
<p>anche questa settimana un menu ricco di spunti interessanti sul blog dei Portali Curcio! Infatti, ecco il programma, salvo aggiunte dell&#8217;ultim&#8217;ora:<br />
Si conclude oggi l&#8217;inchiesta sulle <strong>medicine non convenzionali</strong>, con la quarta parte dedicata ai fondamenti di 3 delle branche della naturopatia, ovvero gemmoterapia, aromaterapia, fitoterapia. C&#8217;è la possibilità di scaricare del materiale informativo, opera del professor <strong>Rocco Carbone</strong>, sull&#8217;impiego delle piante nelle diverse discipline di cui sopra.<br />
Trovate questa interessante conclusione<a href="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/le-interviste/medicine-non-convenzionali-intervista-al-dott-rocco-carbone/aromaterapiagemmoterapia-e-fitoterapia-ultima-parte/" target="_blank"> QUI</a>.</p>
<p>Da domani o dopodomani parleremo di <strong>editoria digitale</strong>, con un personaggio d&#8217;eccezione, quel <strong>Robin Good</strong> di cui vi abbiamo anticipato in un nostro precedente post. Abbiamo un&#8217;intervista molto interessante e completa condotta da Paolo Orlando, esperto di web marketing e di e-commerce, nostro autore e collaboratore, a questo personaggio di successo nel mondo nuovissimo di internet e delle tecnologie a esso legate.</p>
<p>Trovi <a href="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/le-interviste/editoria-digitale-intervista-a-robin-good/" target="_blank">QUI</a> l&#8217;intervista a Robin Good</p>
<p>Proseguiamo poi con la <strong>storia della comunicazione</strong>, con un&#8217;intervista alla dottoressa <strong>Elisabetta Cerioni</strong>, autrice di diversi testi e specialista in linguaggi e strategie di comunicazione. Presto uscirà un e-book della dottoressa Ceroni per la collana degli e-book della Curcio Professione Informare.<br />
Come potete vedere, anche questa settimana non mancano certo gli argomenti di interesse sul nostro blog.<br />
Come sempre e, ahimé, fin&#8217;ora con poca risposta, vi invito a lasciare domande, commenti e suggerimenti. Il traffico, c&#8217;è quindi deve essere pigrizia o timidezza che non vi fanno partecipare, ma speriamo di stimolarvi e di vedere presto anche i vostri interventi e le vostre richieste.<br />
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		<title>Televisione, Blogging, Naturopatia e&#8230; tanto altro</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 12:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Cari Amici,
la prossima sarà una settimana interessantissima sul blog dei Portali Curcio: parleremo, infatti, di televisione e media anche alla luce dei cambiamenti verso il digitale con la nascita dei nuovi canali Rai. E lo faremo con alcuni personaggi di spicco come Stefano Jurgens, autore e scrittore per la televisione e la radio, e come Massimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-925" title="usr2108066633784810625345772" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/06/usr21080666337848106253457721.jpg" alt="usr2108066633784810625345772" width="140" height="140" /></p>
<p>Cari Amici,</p>
<p>la prossima sarà una settimana interessantissima sul blog dei Portali Curcio: parleremo, infatti, di televisione e media anche alla luce dei cambiamenti verso il digitale con la nascita dei nuovi canali Rai. E lo faremo con alcuni personaggi di spicco come Stefano Jurgens, autore e scrittore per la televisione e la radio, e come Massimo Maffei, direttore della rivista «Scoop» e giornalista televisivo. Non mancate!</p>
<p>Inizia poi un ciclo di interventi e miniinchieste sulle medicine alternative, dalla naturopatia all&#8217;omeopatia, dalle teorie olistiche alla medicina ayurvedica e cinese antica. Questo ciclo culminerà con l&#8217;intervista al professor Marco Carbone, appunto un&#8217;autorità nel campo delle medicine alternative e naturali.</p>
<p>Per finire una vera chicca, perché parleremo di blogging con due ospiti d&#8217;eccezione: Marco Remotti, autore di uno dei prossimi e-book della Armando Curcio Editore dedicato appunto al blogging, e il famoso Robin Good, editore indipendente, blogger di assoluto successo ed esperto di multimedialità digitale. Li ha intervistati per voi Paolo Orlando, altro autore ed esperto di marketing che collabora con la Armando Curcio Editore per i progetti on-line, quindi possiamo aspettarci interviste molto interessanti e dibattute.</p>
<p>Ma naturalmente i primi intervistatori, se volete, siete proprio voi! Non dovete far altro, infatti, che lasciare qui sotto le vostre domande e avrete le vostre risposte quasi dal vivo!</p>
<p>Va on-line oggi, come previsto, la seconda parte dell&#8217;intervista al dottor Marco Paret a proposito di PNL, ipnosi e coaching.</p>
<p>La trovate cliccando <a href="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/mini-inchieste/pnl-ipnosi-e-coaching-quantum-parliamone-con-il-dr-m-paret/coaching-quantum-e-pnl3-seconda-parte/">QUI</a>.</p>
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		<item>
		<title>Guadagnare con internet: 4 modelli di business on-line</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 09:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
 
Proviamo a dimenticare, per un momento, quello che abbiamo visto e vediamo tutti i giorni – strillato ai quattro venti – a proposito della possibilità di guadagnare usando internet, e cerchiamo di avvicinarci all’argomento usando una metodologia.
Cerchiamo quindi di sfruttare un approccio professionale, per mettere alcuni punti fermi e chiarire le idee anche a chi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-831" title="black-case" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/06/black-case.gif" alt="black-case" width="250" height="261" /></p>
<p> </p>
<p>Proviamo a dimenticare, per un momento, quello che abbiamo visto e vediamo tutti i giorni – strillato ai quattro venti – a proposito della possibilità di guadagnare usando internet, e cerchiamo di avvicinarci all’argomento usando una metodologia.</p>
<p>Cerchiamo quindi di sfruttare un approccio professionale, per mettere alcuni punti fermi e chiarire le idee anche a chi non conosce l’argomento, in modo da evitargli di essere ingannato dalle truffine e truffette di cui è piena la rete.</p>
<p>Sostanzialmente quando pensiamo a un modo per usare internet per guadagnare dobbiamo pensare all’utilizzo di un mezzo di comunicazione e di diffusione delle informazioni che possiamo utilizzare per migliorare un business già esistente, per esempio per avere più clienti, aumentare la quantità venduta, promuovere il brand, formare il nostro personale, fornire strumenti di appoggio alla rete vendite.</p>
<p>Queste sono le applicazioni (sicuramente me ne sarà sfuggita qualcuna ma sono le principali) più intuitive del mezzo internet da applicare ad un business già esistente.</p>
<p>Differenziamole da modelli di business che funzionano solo su internet e che non esisterebbero senza la rete.</p>
<p>Occupiamoci di questi ultimi e vediamo i differenti modelli di business realizzabili con internet.</p>
<p><strong>E-commerce<br />
</strong><strong> </strong>L’E-commerce è il più intuitivo dei business on-line.</p>
<p>Si compra all’ingrosso e si utilizza internet per rivendere i prodotti con un margine di guadagno.</p>
<p>Vediamo alcune peculiarità di questo modello:</p>
<ul>
<li>Grande visibilità. Nessun negozio, anche il più centrale, arriverà ad avere lo stesso bacino potenziale di un negozio elettronico visibile in Australia come in America, e ai quattro angoli del mondo contemporaneamente.</li>
</ul>
<p> </p>
<ul>
<li>Scarso impiego di risorse umane.  I costi di personale sono ridotti al minimo per quanto, crescendo le dimensioni dell’E-commerce, si avranno necessità di risorse umane (per esempio per l’assistenza clienti che diventa fondamentale). In ogni caso una sola persona sarà sufficiente a gestire un negozio che potrà avere dimensioni di fatturato pari a un grande magazzino per il quale servirebbero decine di impiegati.</li>
</ul>
<p> </p>
<ul>
<li>Struttura dei costi ridotta al minimo: così come per il personale, l’attività di commercio elettronico richiede minimi costi di esercizio non avendo spese per luce, acqua, rifiuti ecc. Tutte voci che invece incidono, e come, su un commercio tradizionale.</li>
</ul>
<p>Quantificando molto provvisoriamente il capitale di start up per un business appartenente a questo modello e limitandoci ai costi della struttura, escludendo quindi qualunque voce riferita alla merce in vendita, siamo nell’ordine di 1000-5000 euro a seconda del tipo di piattaforma che si utilizzerà, delle spese per la personalizzazione grafica, ed escludendo le spese di marketing iniziali, che non sono irrilevanti se si vuole iniziare l’attività in modo non dilettantesco.</p>
<p>Tutto ciò è comunque niente in confronto al costo di start up di un&#8217;attività al dettaglio tradizionale, che richiede per lo meno il triplo di costi di sola struttura e di avviamento della stessa, mentre non ci addentriamo nemmeno in quelli che sono i costi di magazzino e di inventario iniziale.</p>
<p><strong>Infoprodotti e Newsmastering</strong></p>
<p>Questo modello è sicuramente uno dei più interessanti e seri nel panorama delle possibilità di realizzare un business su internet; come vedremo permette la contemporanea messa in attività di diverse fonti di reddito e un altissimo grado di automazione dell&#8217;operatività.</p>
<p>In poche parole si tratta di distribuire delle informazioni in diversi formati, dai libri elettronici ai videocorsi agli audio prodotti, in una determinata nicchia di mercato che si sia dimostrata interessante numericamente ed economicamente.</p>
<p>È un modello che comprende moltissime variazioni: dal modello tipico dei seminari appoggiati da un&#8217;attività editoriale a quello più virtuale degli infoprodotti digitali, dei videocorsi. Infine il blogging classico, che è come realizzare una rivista specializzata on-line su un determinato argomento.</p>
<p>Il newsmastering è  in questo modello. Il newsmastering è in poche parole la specializzazione nella distribuzione delle notizie su un determinato argomento attraverso un blog, più genericamente di un CMS.</p>
<p>Si basa sul fatto che in rete le informazioni si trovano su quasi tutto, ma non sono né organizzate, né si riesce a essere sicuri della loro autorevolezza; spesso si legge tutto e il contrario di tutto di uno stesso argomento.</p>
<p>Quindi l’opera dell’imprenditore digitale è quella di riunire e organizzare le informazioni, mantenerle scrupolosamente aggiornate, filtrarle con la propria erudizione che è il valore aggiunto alle informazioni.</p>
<p>Dopo quest’operazione, maggiore sarà la popolarità e l’autorevolezza dell’imprenditore o dell’autore, maggiore sarà il valore aggiunto che le informazioni avranno,dopo essere state passate al processo di cui sopra.</p>
<p>La fonte di reddito principale di questo modello è Adsense di Google e altri tipi di annunci e di Advertising che si ospitano sul proprio CMS. La fonte di reddito principale, diversamente dai modelli basati sui prodotti digitali di informazione, è data dalla vendita degli stessi .</p>
<p>Infine, il modello basato sui seminari ha come fonte di reddito principale quella della remunerazione per consulenza, attività di formazione e naturalmente i proventi dell&#8217;attività editoriale connessa, sia essa di tipo tradizionale, oppure provenga dalla vendita di ebook, videocorsi ecc. Ovviamente c’è da considerare che queste fonti di reddito sono realizzabili anche contemporaneamente, quindi è logico, ad esempio, che il sito dal quale si venderanno infoprodotti e formazione avrà le sue entrate dalla pubblicità, cosi come il sito di newsmastering potrà diversificare il suo reddito vendendo per esempio affiliazioni, ossia prodotti digitali altrui, software, consulenze. Questa pratica è assolutamente consigliabile, sia per diminuire il rischio di un&#8217;attività basata su una fonte di reddito unica e quindi immediatamente in crisi di fronte a un imprevisto cambiamento del mercato, sia per aumentare il totale entrate aggiungedogli voci differenti.</p>
<p>Data la  lunghezza e la complessità dell&#8217;argomento questo articolo verrà pubblicato in due parti. La prossima verrà pubblicata domani ,venerdi 19 giugno. Non mancate! Se avete curiosità, domande o chiarimenti non dovete far altro che lasciare un commento. I nostri autori, come è costume di questo portale, vi risponderanno in tempi molto brevi.</p>
<p>Paolo Orlando</p>
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		<item>
		<title>15 domande per valutare il vostro Time Management</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 10:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[time management]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
Rispondete a queste domande con la formula:  
Spesso, qualche volta, mai.
Poi riflettete su ognuna di esse separatamente dal complesso del test, e domandatevi: come posso migliorare il mio Time Management?
1. Normalmente impiegate il tempo come veramente volete o, al contrario, sono pochissimi i momenti in cui siete voi a deciderne modi e allocazione?
2. Vi sentite spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-824" title="906255_wrist_watch" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/06/906255_wrist_watch.jpg" alt="906255_wrist_watch" width="300" height="184" /></p>
<p> </p>
<p>Rispondete a queste domande con la formula:  </p>
<p>Spesso, qualche volta, mai.</p>
<p>Poi riflettete su ognuna di esse separatamente dal complesso del test, e domandatevi: come posso migliorare il mio Time Management?</p>
<p>1. Normalmente impiegate il tempo come veramente volete o, al contrario, sono pochissimi i momenti in cui siete voi a deciderne modi e allocazione?</p>
<p>2. Vi sentite spesso spinti e obbligati a fare cose che non volete fare?</p>
<p>3. Provate  soddisfazione e gratificazione  per il vostro lavoro?</p>
<p>4. Lavorate più a lungo dei vostri colleghi  rimanendo in ufficio oltre l’orario?</p>
<p>5. Succede  spesso che vi  portiate il lavoro a casa la sera o nei weekend?</p>
<p>6. Vi sentite stressati a causa del troppo lavoro, nel senso che lavorate male perché troppo?</p>
<p>7. Vi sentite colpevoli  perché potreste fare di meglio nell’impiego del tempo?</p>
<p>8. Considerate divertente il vostro lavoro oppure ossessionante perché lo odiate?</p>
<p>9. Se ne avete bisogno, riuscite a trovare del tempo non soggetto a interruzioni, per esempio a isolarvi a pensare?</p>
<p>10. Sentite di avere controllo sul vostro modo di gestire il tempo, avete una metodica di gestione del tempo, anche se limitata a liste di cose a fare?</p>
<p>11. Svolgete un regolare programma di esercizio fisico?</p>
<p>12. Andate in vacanza o vi godete dei lunghi weekend con la frequenza desiderata?                                     </p>
<p>13. Rimandate spesso le parti difficili, noiose o poco piacevoli del vostro lavoro? Vi sentite in colpa quando lo fate?</p>
<p>14. Avete sempre la necessità di sentirvi occupati in modo produttivo? Questa coincide con la vostra motivazione sul lavoro?</p>
<p>15. Provate un senso di colpa quando occasionalmente vi comportate stupidamente e perdete del tempo?</p>
<p>Questo è l’inizio del test sulla valutazione della vostra attuale gestione del tempo che è contenuto nell’e-book, scritto da Alessandro Scopa e Paolo Orlando, dal titolo <em><strong>Time management: la gestione del tempo per professionisti e privati</strong></em>. Richiedilo alla Armando Curcio Editore da questo blog o dal portale <a href="http://www.professioneuomo.it">http://www.professioneuomo.it</a> a partire dal mese di luglio.</p>
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