Archive for category comunicazione

Il Coaching : cosa significa coach

Il termine “Coach“è di origine incerta. Per alcune fonti deriva dal medio inglese “coche”, corrispondente all’inglese moderno “wagon” (carro) o “carriage” (carrozza, vettura). Per altre il sostantivo “coach” proviene da Kochs, un villaggio ungherese, dove si fabbricavano carrozze di qualità, a 70 km da Budapest. In Inghilterra il vocabolo ha assunto  , letteralmente , il siginificato di   veicolo che trasporta una persona o un gruppo di esse da un luogo di partenza a un luogo d’ arrivo desiderato.
Negli anni ‘70 la parola coach  viene utilizzata nel tennis, per definire l’allenatore Timoty Gallwey Egli notò che quando un giocatore si rilassava, e immaginava un risultato positivo dello svolgimento della partita, allora questi migliorava. Dallo sport, il coaching iniziò a diffondersi negli anni 80 anche aziende come Coca Cola, IBM, e molte ancora. Solo verso la fine degli anni ‘90 arrivarono i primi studi sugli straordinari incrementi di produttività dei manager che avevano intrapreso  questo percorso. Oggi il couch è quella figura professionale che si propone nell’individuo di risvegliare , rinforzare caratteristiche proprie ,al fine di migliorarne la qualità della vita , delle relazioni, e del suo rapporto con se stesso e il mondo, fornendo all’interessato nuove strategie di pensiero e azione..
Le lezioni di questa tecnica si  possono svolgere mediante l’utilizzo del telefono, dell’email, della webcam, della chat  o recarsi nell’ azienda cliente o dell’allenatore.
Sempre più spesso diverse figure lavorative ricorrono al coaching. Per citarne alcuni: imprenditori, avvocati, manager, medici, insegnanti, studenti, atleti, formatori, terapeuti,ed artisti di vario genere.

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Stress Economy e Suicidio di Elisabetta Ceroni

“L’azione suicida non la si può conosce nere nella sua incondizionatezza, ma solo nelle condizioni e nei motivi che la determinano”

K JASPERS

Dal febbraio 2008 all’ottobre 2009 tra gli impiegati di France Telecom si sono enumerati ventiquattro suicidi.

Le analisi postume ad opera degli psicologi del lavoro e delle organizzazioni, hanno deputato parte delle responsabilità alla organizzazione aziendale e al suo metodo ritenuto senza scrupoli.

Il  lancio di un “nuovo programma di mobilità”, finalizzato naturalmente alla drastica riduzione del personale, sembra essere stato il motivo mortifero e fatale che ha indotto gli atti suicidi.

L’epidemiologia del suicidio è sempre stata oggetto di importanti ricerche perché nei paesi più industrializzati il suicidio è incluso tra le dieci cause di morte più frequenti.

I retroterra della patologia, rinviano a scenari di depressioni endogene legate al senso di isolamento interumano e alla perdita di significato esistenziale.

La rottura delle relazioni anche quelle lavorative, è diventata un fatto evidente, essa produce un aumento dei sentimenti di rabbia e frustrazione e un conflitto tra desiderio di essere al centro dell’attenzione e paura di quello che può derivarne, conflitto che dà luogo a sua volta a contraddizioni e malintesi nell’interpretazione dell’esistenza e della natura delle altre compresenti relazione in atto.

L’era della globalizzazione e il suo rispettivo modello postindustriale planetario sono pervasi da una condizione esistenziale di incertezza e insicurezza;. la paura del futuro risulta essere una condizione comune dell’ideologia della flessibilità e della mobilità.

Le persone ammalate di insecurity, manifestano forme di stress, ansia e depressione correlate a sintomi fisici derivati anche dagli stati ergonomici e prossemici cui sono soggetti, in particolare negli ambienti di lavoro caratterizzati da workoholism ovvero la tendenza a considerare un buon produttore solo chi lavora almeno quindici ore il giorno.

Il lavoro è oggi la prima causa di stress per il 54% degli abitanti del pianeta, in particolare con la punta più alta in Giappone, dove 30.000 persone l’anno muoiono di karoshi, cioè decesso per troppo lavoro.

la continua mutazione antropologica che vede il know haw lavorativo cambiare ogni due anni circa, ha insito spesso il fattore del mobbing, del bullying e del burn out, come conseguenza delle grandi trasformazioni produttive.

Bullying, Mobbing, Bossing (frequente nella pubblica amministrazione da parte del diretto superiore, detto in questo caso mobber), Straining (stress forzato costante su un aspetto lavorativo da parte di uno strainer), spesso, rappresentano una concentrazione di fattori che determinano sovraccarico emotivo con ricadute fisiopatologiche sulla persona.

La versione di queste manifestazioni, attualmente analizzata, è lo Stalking occupazionale, una forma di stalking, in cui l’effettiva attività persecutoria si esercita sulla vita privata della vittima, ma la cui motivazione proviene invece dall’ambito lavorativo da parte di uno stalker.

Tutti i danni provocati dalle interazioni negative, che come si sa, hanno un effetto sull’umore cinque volte maggiore di quelle positive, producono un effetto cumulativo sull’equilibrio psicologico.

Ricordiamoci che tali fattori, inoltre, procurano alterazioni altamente lesive, non solo alle vittime, ma anche alla performance aziendale nel suo complesso.

Il datore di lavoro, che ha l’obbligo giuridico di tutelare secondo la direttiva quadro 89/391 la salute e la sicurezza sul lavoro, deve essere in grado di prevenire, eliminare o ridurre anche le problematiche relative ai fattori psicosociali stress- lavoro correlato.

Per l’individuazione dei rischi stress- lavoro correlato, esistono delle misure attuabili da specifici professionisti, che dopo aver sviluppato la valutazione dei rischi attraverso strumenti della psicologia del lavoro e delle organizzazioni, come liste di controllo, questionari ed interviste, possono agire efficacemente sia individualmente (counseling emozionale) che in gruppi (circle time) o sotto forma di veri e propri interventi formativi di lifelong learning, sulla conoscenza e il miglioramento dei processi di comunicazione verso una pedagogia del benessere., in un’ottica che risulti in primis preventiva.

Solo ora a 102 dipendenti di France Telecom sono arrivati i questionari di valutazione che avranno quattro settimane di tempo per rispondere a 160 domande!!!

Dott.ssa Elisabetta Ceroni esperta di comunicazione,linguaggi non verbali e formazione manageriale

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Lo stress: un male sottile

Per quanto tendiamo a pensare che lo stress sia causato da fatti esterni, tali fatti non sono di per sé stressanti, ma è il modo nel quale interpretiamo e reagiamo a essi che li rende tali.

Le persone differiscono enormemente sul tipo di eventi che loro interpretano come stressanti, e nel modo in cui rispondono a questo stress.

In genere lo stress si crea quando ciò che si pretende da una persona inizia ad andare oltre le sue capacità, o quelle che essa stessa ritiene tali; quando si crea un gap fra quello che le persone vogliono, o di cui necessitano, rispetto a quello che sentono di essere capaci di fare.

Molte cose, o persino l’aspettativa che possano succedere, sono causa di stress, per esempio:

Pressione per raggiungere o realizzare qualcosa;
Problemi sul lavoro;
Problemi finanziari ed economici;
Litigi;
Problemi familiari;
Depressione;
Disoccupazione;
Traslochi o cambi di ambiente;
Uso di alcool e droghe;
Situazioni ambientali difficili;

Spesso lo stress si manifesta in sintomi fisici, quali :

Stanchezza eccessiva;
Continui dolori di testa;
Raffreddori frequenti;
Tensione muscolare;
Sudorazione eccessiva e vampate di calore;
Nausea;

Al contrario, da un punto di vista del comportamento lo stress può causare :

Rabbia innecessaria;
Depressione;
Ansietà;
Paure irrazionali;
Irritabilità;
Scarsa concentrazione;
Malumore continuo;
Perdita di senso dell’umorismo;
Sentimento di confusione;
Altri sintomi psichici.

Per alleviare le forme più comuni e leggere di stress, c’è inanzitutto la presa di coscienza con se stessi della propria situazione. Il solo fatto di rendersi conto e accettare la situazione è un potente mezzo di cura dei sintomi psichici dello stress.
Questo processo avviene, o possiamo innescarlo anche da noi stessi, cercando di identificare e capire i motivi per i quali siamo stressati; come accennato, il semplice fatto di guardarsi dentro è un modo di alleviare i sintomi dello stress. Introduciamo nella nostra vita di tutti i giorni una routine di esercizio fisico, che sarà un vero e proprio toccasana rispetto alle nostre situazioni di stress, sopratutto per quanto riguarda l’irritabilità e il malumore. Nello stesso modo dobbiamo curare l’alimentazione cercando di bilanciare il consumo di alimenti freschi e leggeri alla digestione.
Iniziamo a dare importanza ai nostri momenti di recupero, che siano anche pochi ma di buona qualità. Durante essi, occupiamo il nostro tempo in attività che ci appassionano da sempre, e coltiviamo il nostro spirito attraverso la musica e la lettura. Possono essere di aiuto anche alcuni testi di Time Management per imparare a organizzare meglio il nostro tempo e a far fronte a molteplici impegni contemporaneamente. Non isoliamoci, anzi cerchiamo di avere un minimo di vita sociale sia con la famiglia che con gli amici, con i quali organizzeremo uscite e cose da fare insieme. Quindi è fondamentale reagire allo stress senza lasciarsi andare, né arrendersi!

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