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Presentazione scientifica dello Stress
Stress o sindrome generale di adattamento (SGA),
In seguito ad una attenta considerazione, mi sono resa conto che nell’articolo pubblicato recentemente ritenevo scontate una serie di conoscenze e competenze interpretative sula SGA da parte del pubblico dei lettori; infatti ho proposto direttamente alcuni spunti di riflessione sull’ importanza di valutare e affrontare i livelli di rischio correlati al lavoro.
Ho ritenuto cosi fondamentale proporre una presentazione scientifica dello stress.
L’origine etimologica del termine stress si trova nell’aggettivo latino stricuts, stretto, compresso.
All’inizio del XIX secolo, la fisica e l’ingegneria utilizzano il lemma per indicare la somma delle forze di qualsiasi natura che agiscono su di un corpo.
In ambito scientifico il concetto contemporaneo di stress, emerge per opera del fisiologo americano Walter Cannon (1935) che lo definì in associazione al concetto di omeostasi o autoregolazione tra individuo e ambiente.
Nel 1936 Hans Selye, con la pubblicazione di un articolo sulla rivista Nature, è considerato l’iniziatore degli studi moderni sullo stress, (oggi si annoverano circa 200.000 pubblicazioni sullo stress); egli propose la tesi che esistesse nei meccanismi biologici che presiedono alle risposte di adattamento di un organismo a fronte di un agente nocivo, un insieme di segni e di sintomi tra loro correlati e coerenti tale da far pensare all’esistenza di una sindrome generalizzata di risposte.
Quando nel 1975 l’OMS chiese a Selye che cosa fosse lo stress o sindrome generale di adattamento (SGA), egli rispose che lo stress è una risposta generale aspecifica a qualsiasi richiesta/demand proveniente dall’ambiente.
Anche uno stimolo piacevole e gioioso, è in grado di attivare una SGA, da ciò si deduce che anche le richieste ambientali solite, se percepite come intense, sono potenzialmente in grado di produrre una risposta di stress e che lo stato di stress è una condizione fisiologica normale; la completa libertà dallo stress è la morte.
Risulta essenziale incontrare la sindrome in modo efficace e trarre vantaggio dalla conoscenza dei suoi meccanismi.
Per meglio definire la SGA, è indispensabile capire la reazione di stress la quale si articola in tre fasi:
a) Fase di allarme; è la fase in cui si spiega l’immediata risposta del nostro organismo ad uno stimolo stressorio.
Le attivazioni neurovegetative in cui si assiste alla secrezione delle due principali catacolamine, l’adrenalina e la noradrenalina, permettono una rapida reazione del sistema nervoso autonomo; tali conduzioni nervose, consentono di accelerare la rapidità di risposta dell’organismo all’ambiente. Questa fase è però caratterizzata da labilità, in quanto le catacolamine vengono altrettanto rapidamente metabolizzate.
b) Fase di resistenza; ha un andamento di maggiore durata, è infatti, correlata alla durata dello stato di stress; questo processo è sostenuto da fenomeni endocrini in cui l’ACTH (ormone adrenocorticotropo individuato come first mediator o sostanza biochimica presente in tutte le risposte di stress) e altri ormoni secreti dall’ipofisi anteriore come il GH o ormone della crescita, hanno una funzione fondamentale
Sono gli effetti di questi ormoni oltre alla presenza del cortisolo nell’organismo, a configurarsi come tracce biochimiche irreversibili comprimarie nei processi di deterioramento e degenerazione dell’organismo.
c) Fase di esaurimento; i valori di funzionalità dell’organismo sono al di sotto dello stato normale; si arriva fino alla vera e propria morte.
Lo stress, come dicevamo, è di per sé una risposta normale di adattamento generale all’ambiente, la base psicofisiologica ed energetica che si attiva di fronte ad uno stimolo-novità, ad esempio, è sempre la stessa.
La risposta di stress è un reclutamento psicofisiologico di energie comportamentali e cognitive, dalle più semplici (attacco-fuga) alle più complesse e sofisticate, gli esiti di questo procedimento, sono legati però all’efficacia complessiva delle manovre psicofisiologiche.
L’energia ben utilizzata permette una maggiore sintonia tra l’individuo e i suoi obiettivi rispetto all’ambiente e in tal caso si parla di eustress, al contrario, con il termine distress si indica un fallimento cronico adattivo alla risposta psicofisiologica di stress.
Pertanto le principali caratteristiche dello stress, si possono riassumere come segue:
a) Il binomio stimolo-risposta;
b) Lo sforzo di adattamento;
c) Un alto consumo energetico.
In sintesi, si può affermare che le ricerche medico-scientifiche si sviluppano intorno a tre aree fondamentali:
1) Area neurovegetativa;
2) Area neuro-endocrina;
3) Area immunitaria.
L’analisi dei fenomeni che costituiscono la risposta di stress, non può prescindere dall’analisi degli agenti o cause che la determinano; si è soliti in questo caso, parlare di stressors, accadimenti o agenti nocivi.
Le prime ricerche, individuarono stressors esterni di natura fisica o chimica, come sostanze nocive inoculate e stimoli fisici particolarmente accentuati; tutti stressors potenzialmente nocivi caratterizzati da un rapporto prossimale con l’organismo.
Fu inoltre individuato, che le potenzialità stressogene dipendono sia dalla durata sia dalla intensità dello stimolo; quantità e durata dei potenziali stressors, quindi, sono gli aspetti focali che permettono di definire le caratteristiche di attivazione di una SGA da parte di uno stimolo esterno nei confronti di un organismo.
Le attuali indagini scientifiche sulla relativa problematica hanno messo in evidenza che gli stressors fisici prossimali non sono gli unici ad attivare una risposta di stress; ci si è resi conto dell’esistenza di una serie di stimoli di natura estremamente complessa che determina una risonanza psicologica soggettiva.
È così che oggi si considerano non solo gli stimoli biofisici, ma anche le abilità comunicative intrapersonali (linguaggi verbali e linguaggi non verbali), la sfera cognitiva e affettiva individuale e le capacità nelle relazioni interpersonali, come fenomeni simbolici in grado di attivare una SGA.
Il minimo comune denominatore tra i vari stimoli, è l’attivazione emozionale.
Per concludere questa breve presentazione sulla sindrome generale di adattamento si ritiene importante rilevare come negli ultimi anni le ricerche abbiano elaborato il concetto di stress, estendendolo all’intera area dei problemi psicologici e sociali in cui le condizioni di stimolazione siano tali da richiedere sia nelle organizzazioni aziendali in senso lato, sia negli individui, delle risposte di fronteggiamento specifiche.






