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Grandi firme on-line: Stefano Jurgens

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Abbiamo incontrato Stefano Jurgens mentre era qui alla casa editrice per uno dei suoi progetti in partnership con noi. Ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda su argomenti che non avevamo approfondito la volta precedente. Stefano, sempre disponibilissimo, ci ha risposto così:

Buongiorno dottor Jurgens, le rubiamo qualche minuto per la rubrica Grandi firme on-line. Ci racconta cosa sta facendo in questo periodo?

Sono pieno di lavoro e tanti progetti stanno concretizzandosi, però in questo momento in particolare sto realizzando dei numeri zero, o numeri pilota, per testare nuovi conduttori di programmi storici, anche di mia proprietà, come Il pranzo è servito e Tira e Molla.

Ci sono personaggi nuovi sulla scena televisiva italiana? Qualcuno che le piaccia?

Sinceramente sulla scena attuale vedo sempre le stesse facce, ed è per questo che sto facendo un lavoro di ricerca di volti e personaggi nuovi.

Lei usa in modo molto interessante i Social Network, in particolare Facebook, dove ha tantissimi amici e fans. Cosa ne pensa?

Penso che i social network, come Facebook, siano buoni o cattivi a seconda dell’uso che se ne fa. A volte sono una distrazione, a volte invece la richieste che ricevo e le risposte che devo, che voglio dare, sono talmente tante che mi soffocano, e a volte un po’ mi innervosiscono perché mi faccio prendere la mano.

Sappiamo che dirige la Piccola Accademia della Comunicazione e dello Spettacolo, vuole parlarcene?

La mia non è più una piccola, ma è una grande Accademia, soprattutto ora che si è unita alla Armando Curcio Editore. La nostra nuova denominazione infatti è «Curcio Academy – Istituto Nazionale Comunicazione e Spettacolo di Stefano Jurgens», e ci prefiggiamo di estenderci il più possibile sul territorio nazionale, per andare incontro a chi è più lontano ma vuole imparare i mestieri della tv.

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Cosa pensa del passaggio al digitale, secondo lei è un’innovazione utile o solamente un adeguamento necessario?

Passare al digitale è un adeguamento necessario secondo me, solo che in questa corsa al digitale, cioè a vedere meglio i programmi, si sono dimenticati dei contenuti. Certo, avremmo più reti a disposizione, ma… per vedere cosa?

In chiusura, cosa vorrebbe realizzare che ancora non ha potuto? Ha un sogno professionale nel cassetto?

Sogno una televisione tutta mia, o meglio, una rete tutta mia, in cui io sia direttore artistico, per poter decidere un palinsesto con una linea diversa e con persone diverse dalle attuali.

Grazie dottor Jurgens, ci rivedremo presto per parlare di questi suoi progetti con più tempo.

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