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Il software libero: un movimento che prende forza

Il computer ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare, di scrivere, di comunicare e di conoscere nuove persone, di divertirci. Mano a mano che aumenta il peso dei pc nelle nostre vite, aumenta anche l’influenza delle aziende che li producono e che li programmano.
Il mercato relativo al software dei personal computer è nelle mani di poche aziende: Microsoft su tutte, ma anche Apple, Google e Adobe.
Esiste tuttavia per i software la possibilità di compiere una scelta alternativa: quella di utilizzare i software “Open source”, che vuol dire letteralmente “sorgente aperta”: significa che i programmi che sono sviluppati come open source mettono a disposizione il proprio codice sorgente, ovvero l’insieme di istruzioni utilizzate per realizzarli, in modo che altri programmatori possano analizzarli e migliorarli. Chi scrive programmi in open source quindi condivide il proprio lavoro con altri sviluppatori, che possono modificarli a patto di mettere il risultato a disposizione della comunità.
Queste due diverse filosofie si affrontano sul web senza esclusione di colpi, con accuse per gli uni di essere monopolizzatori e sfruttatori, e per gli altri di essere pirati e usurpatori del diritto di proprietà.
È una situazione analoga alle posizioni delle compagnie farmaceutiche sui medicamenti generici, che costano meno e sono disponibili per il “popolo”, qualcosa di molto simile accade per il software.
I software sviluppati dalle grandi compagnie finiscono per costare uno sproposito, ben al di là del loro effettivo valore intrinseco. Sembra paradossale ma, un po’ come per il proibizionismo, questo fenomeno favorisce la pirateria e i download illegali. È quasi impensabile, per esempio, per uno studente pagare una copia di Photoshop CS4 ben 914 € oppure una di Office a 700 e oltre.
Ma vediamo di cominciare a parlare dal di dentro di questo movimento per il cosidetto software libero.
Open source non è automaticamente sinonimo di software libero: rilasciare i codici sorgente non significa per forza che la licenza sia libera ma, visto che nella maggior parte dei casi è così, verrà usato un termine in maniera alternativa all’altro.
Utilizzare software open source da parte di un consumatore responsabile significa sostenere questo modello di lavoro alternativo a quello delle grandi software house, che fondano sul brevetto, e sostituire i software proprietari con alternative open source senza dover abbandonare il proprio sistema operativo Windows o Mac.
Piccola legenda dei termini
Ecco una lista di termini importanti da conoscere per affrontare meglio la lettura di questo e dei prossimi articoli su questo argomento.
• Software open source: software rilasciato con una licenza tale
per cui può essere modificato da altri sviluppatori a patto di venire
condiviso con la stessa modalità.
• Software proprietario: software su cui è applicato un diritto di propriet
che restringe il suo utilizzo.
• Software freeware: software che viene distribuito in maniera gratuita,
ma non necessariamente libero da copyright.
• Software shareware: software che viene distribuito gratuitamente,
ma che dopo un periodo limitato di tempo (solitamente 30 giorni) va
acquistato, pena l’impossibilità di continuare a usarlo.
• Licenza GNU GPL (General Public License): è la licenza di utilizzo
di un software proposta dalla Free Software Foundation; è la licenza
più diffusa per il software libero e consente all’utente libertà di utilizzo,
copia, modifica e distribuzione. Si possono trovare maggiori
informazioni all’indirizzo http://www.gnu.org/copyleft/gpl.html.
• Licenza GNU LGPL (Tesser General Public License): è simile alla
precedente ma meno rigida. Creata per essere usata dalle aziende
che sviluppano software proprietari, consente la convivenza tra codice
proprietario e codice open source nello stesso programma.
È descritta in maniera esaustiva sul sito http://www.gnu.org/licenses/
lgpl.html.
Open source significa rendere pubblico il metodo con cui un software è stato prodotto. Non ha a che fare con il diritto d’autore, che può essere posto sui progetti open source.
Il diritto d’autore nasce per proteggere l’opera d’ingegno dalle pretese di altri autori, ma il suo abuso è divenuto un freno alla creatività degli autori. Esiste quindi la possibilità di rendere liberi alcuni utilizzi delle proprie opere utilizzando delle licenze apposite; le più conosciute sono i sei contratti creati da Creative Commons, un’organizzazione no profit nata proprio con l’intento di fornire questo tipo di strumenti agli autori sia di software che di musica, video, testi (www.creativecommons. it).
Molti programmi di software libero utilizzano questo tipo di licenze: anche il testo che state leggendo è regolato da una licenza Creative Commons. Il che vuol dire che può essere diffuso (senza lucro) a patto di citare la fonte.
Fine prima parte






