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E-Commerce: nuovi dati sulla crescita

Per molti è diventato un modo per risparmiare, per altri un modo per guadagnarsi un secondo reddito, per le imprese è un mercato nuovo di zecca con caratteristiche peculiari.Tutti però concordano: sarà il boom del prossimo 2010!!

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Torniamo a parlare di e-commerce: avevamo detto che il trend del fenomeno era in crescita pure in Italia, finora rimasta indietro rispetto ad altri Paesi dove il commercio elettronico ormai riguarda la vita quotidiana. Ora abbiamo qualche dato relativo a questa crescita.

Un’indagine condotta a livello europeo da eBay, il maggiore sito di acquisti e vendite on-line, e che ha riguardato soprattutto le categorie moda e cura della persona, mette in luce che nei primi tre mesi del 2009 «c’è stato un incremento complessivo in tutti i Paesi coinvolti nella ricerca»: + 6% negli acquisti su eBay nella categoria accessori per la moda. In Italia guidano la classifica gli accessori femminili (+26%), soprattutto le scarpe, con un aumento del 16%. Per quanto riguarda gli altri Paesi europei, emerge che in Polonia si acquistano molto i vestiti vintage (+138%), in Spagna e in Belgio l’intimo (+58% e + 32%), in Austria le tuniche e caffettani (+23%). In Gran Bretagna e in Germania, infine, hanno registrato la crescita più significativa gli acquisti di articoli per la riparazione di scarpe (+97% in Inghilterra) e i lacci per le scarpe (+ 80% in Germania).

Nel primo trimestre del 2009 gli acquisti di prodotti di bellezza da parte degli italiani sono cresciuti del 35% di anno in anno, con un picco del 68% per i prodotti di erboristeria; gli acquisti di accessori di moda e di scarpe hanno registrato tra i consumatori italiani una crescita rispettivamente del 26% e del 16%.

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E-commerce: come cambia il modo di acquistare?

1112306_e-commerceE-commerce: come cambia il modo di acquistare? 

È un fenomeno che i sociologi studiano ormai da tempo: come si evolvono le abitudini di acquisto della gente? Il problema va analizzato da due punti di vista diametralmente opposti. Uno riguarda la domanda,  e quindi l’evoluzione delle abitudini della gente in relazione all’aumento o alla diminuzione del suo potere di acquisto, che portano alla ricerca e all’adozione di diversi metodi (più economici) di acquistare, e l’altro in relazione all’offerta. 

 

Dal lato dell’offerta, infatti, si assiste a una concentrazione progressiva delle strutture commerciali, con la presenza sempre più massiccia dei centri dove non solo si compra, ma si fanno tante altre attività studiate per attrarre e intrattenere la gente. L’altra nota da sottolineare, quella che ci interessa da vicino, è il nuovo canale di distribuzione rappresentato da internet. Noi, in Italia, ci rendiamo conto ancora poco di come l’e-commerce faccia parte ormai stabilmente delle società più sviluppate nei rapporti con la tecnologia, in quanto qui il fenomeno è ancora piuttosto marginale. 

 

La popolazione italiana, pur essendo quella che possiede più telefonini d’Europa, è pure quella che ha meno dimestichezza con il computer, stabilmente entrato nella gestione familiare dei Paesi, chiamiamoli così, più hi-tech. 

 

Ma soprattutto, noi siamo abituati a vedere solo una, due al massimo, fasce di età utilizzare il pc e avere accesso alla rete. Quante persone sopra i 60 anni lo fanno da noi? Uno studio del 2002 sull’e-family rilevava un misero 12% rispetto al 25,6% di altri Paesi; di questi, solo il 2,4% navigava in internet rispetto a una media del 18%. Ma il trend è in rapidissimo cambiamento, anche se non siamo ancora in grado di stabilire che portata assumerà il fenomeno nei prossimi lustri. 

 

Va rilevato che, come spesso accade in Italia, si aspetta che scappino i buoi prima di chiudere la stalla: non c’è né programmazione, né regolamentazione né, ancora di più, sovvenzione del settore. Finora i nostri politici sono sembrati più preoccupati di capire come tassare i proventi dalle attività on-line che di come garantire loro un futuro e delle sovvenzioni. Inoltre appare chiaro che una legge di regolamentazione del settore non può e non deve essere fatta da gente che non sa usare il pc, che non conosce internet né le lingue straniere, come purtroppo la stragrande maggioranza dei nostri governanti. Noi operatori del settore rabbrividiamo al pensiero di quello che potrebbero combinare se a metterci le mani fossero loro, peggio ancora se supportati dalle esose consulenze di coloro che si inventerebbero le credenziali della loro professionalità. Il blogger, l’internauta, il marketer, l’imprenditore di e-commerce, l’editore indipendente non sono figure facili da definire, perché circondate da una marea sgomitante di furbi, di gente che vuole salire sul treno del prossimo fenomeno culturale, di costume, e senz’altro anche economico, vantando un’esperienza che non ha. 

 

Oggi c’è un ventaglio di figure di piccoli imprenditori che rappresentano un fenomeno molto interessante, con attività che nascono, muoiono e si trasformano continuamente, testimoniando una dinamicità del settore che fa ben sperare. A loro è dedicato il mio I segreti dell’E-commerce, edito nell’ambito del progetto dei Portali Armando Curcio Editore. Lo trovate alla pagina http://www.professioneuomo.it, e sono a vostra disposizione se avete domande o suggerimenti sull’argomento.

Paolo Orlando

 

 

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