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Mondo del lavoro e Network society di Elisabetta Ceroni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dalla D.ssa Elisabetta Ceroni esperta di Comunicazione e di Formazione Manageriale

la tecnologia non è un fenomeno esterno alla società; l’innovazione tecnologica è frutto di un processo di selezione di vari fattori economici, politici e morali.

Spesso la tendenza di chi si occupa di comunicazione, è quella di voler semplificare il fenomeno tecnologico e la sua complessità, ma forse il vero strumento di analisi, è innanzi tutto quello che vuole capire la continuità e la discontinuità del mondo tecnologico.

Nello  scenario della società dell’informazione tecnologica, affiora chiaramente il processo di mutamento che assumono le relazioni tra innovazione tecnologica e innovazione culturale; la network society è caratterizzata da coesione e forte senso di convivenza.

Il  paradigma generale della società delle reti consiste proprio nel suo essere una infinita cyber sfera comunicativa fondata sulla produzione simbolica.

Sia i rapporti gerarchizzati che quelli più free si sviluppano tenendo conto delle politiche di partecipazione; se apparentemente tutto lo spazio della network society sembra enfatizzarsi sulla creatività emergente e sui processi di innovazione, all’interno sottende però un’antica struttura quotidiana, basata sulle fatiche del lavoro e sulle piccole sicurezze che da sempre reggono le economie locali e globali.

L’importante è non dimenticarsi di tutte e due le angolazioni analitiche e riflettere invece sull’immagine che questa società dell’informazione ci restituisce del mondo del lavoro.

La società dell’informazione è capitalistica, a welfare minimo; il quadro del lavoro è assolutamente presente in tutte le forme della sua distribuzione, ma è proprio nella network society che si rendono  chiaramente visibili gli innumerevoli fenomeni opportunistici che da sempre  popolano il mondo del lavoro e dell’economia.

La manifestazione del fenomeno definito cassazione del carattere è sempre più presente nell’imprenditoria; continuamente viene richiesto al lavoratore di cambiare personalità, luogo fisico o sede lavorativa, mansione o ruolo, insomma il know haw indispensabile è sempre più “giovanile” e altamente stressante.

Del resto è questo che richiede la filosofia del New people management; la visione neo- liberalista dello stato sociale ha insito l’obiettivo dell’impresa snella, ovvero della  massima efficienza sul piano economico.

E’proprio nel settore economico pubblico e nel suo e-government, che questa filosofia si sposa con  nuove tecnologie.

E allora non dimentichiamo però l’altra faccia dell’individualismo in rete: l’inefficienza dell’organizzazione, qualunque essa sia, diviene anche l’inefficienza del singolo!!!

Dott Elisabetta Ceroni

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Massimo Maffei risponde alle vostre domande

 

maffei

 

Ecco le prime domande che sono arrivate a Massimo Maffei, con argomenti la tv e il mondo dello spettacolo.
Prima però due righe di biografia del illustre autore e giornalista.

Massimo Maffei è scrittore, giornalista e opinionista. Cresce, umanamente e professionalmente, con il teatro di Eduardo De Filippo, metafora universale dell’agire umano. Scrive articoli per «Repubblica», «Il Messaggero», «Il Mattino», «Il Tempo» e si alterna, negli anni, alla direzione di numerose riviste. Già consulente per la comunicazione di Report (Rai Tre) e Fonit Cetra, è stato direttore del «Radiocorriere TV». Oggi è tra gli opinion leader più noti del piccolo schermo, presenza fissa nei salotti di Buona Domenica, Domenica In, Uno Mattina, L’Italia sul Due, Piazza Grande, In Famiglia e in trasmissioni di successo come Miss Italia e I Raccomandati. Attualmente dirige il mensile «Scoop».

Ed ecco le domande che ci sono arrivate al momento:

Gentile Direttore Maffei,
sono un’assidua spettatrice dei talk show televisivi. Per questo mi capita di vederla spesso in televisione. Apprezzo la sua vena polemica. Ma in qualche occasione ho intuito che lei ha preferito auto-censurarsi. È vero? E se sì, mi racconta una volta in cui ha scelto di non intervenire?
Fabiola Cercato, Ancona

Gentile Fabiola, lei ci ha visto giusto. Non sono stati rari i casi in cui alla parola, magari ficcante e definitiva, ho preferito il silenzio. Mai, però, l’ho fatto per preventiva censura politica. O per partigianeria. O per spirito di gruppo. Mi spiego con un esempio. Per due anni mi sono esposto a Buona Domenica, su Canale 5. Come «ospite parlante» ho tranciato giudizi e fabbricato stroncature sui concorrenti del Grande Fratello. Ho parlato di corda in casa dell’impiccato, insomma, considerato che quel reality va in onda su quella stessa rete. Ma l’ho fatto in assoluta libertà… Di contro, mi sono morso la lingua quando tale Selvaggia Lucarelli, che ho scoperto vincitrice di un’edizione de La Fattoria (per inciso mi rifiuto di guardare reality che non siano L’Isola dei Famosi e, prima dell’insopportabile deriva da trivio, il Grande Fratello) ha osato paragonarsi ad un mostro sacro come Katia Ricciarelli. «Siamo due primedonne», ha affermato. E in onda! Io le ero seduto accanto. Al mio fianco c’era Riccardo Signoretti, direttore di «Vero». Ci siamo guardati. Esterrefatti. Cosa dire in casi come questi? L’unica via d’uscita sarebbe stata fermare la trasmissione e chiamare il pronto soccorso neurologico…

Cortese direttore, mi dice cosa c’è di vero nei litigi sempre più accesi che vediamo sui teleschermi?
Roberto Calmieri, Aosta

Tutto e niente, Roberto caro. E mi spiego. Se lei, come le molte persone che mi pongono il quesito al bar, intende chiedermi se i cosiddetti opinionisti costruiscono a tavolino le loro diatribe, posso assicurarle che ciò non accade. O almeno che mai è successo a me. Ove la domanda fosse estesa al contributo che (taluni) autori portano ai talk show, devo ammettere che qualcosa di costruito c’è. Vediamo. Se parli di omosessualità e cerchi l’effetto ad ogni costo, per produrre i fuochi d’artificio è sufficiente invitare Vittorio Sgarbi e Alessandro Cecchi Paone. Due teste pensanti situate intellettualmente agli antipodi. Anche una domanda dai toni altamente provocatori innesca la miccia. Troppo semplice? Non oso contraddirti. Un paio di anni fa, in una trasmissione di Canale 5 alla quale ero ospite, ebbi uno scontro verbale proprio con Sgarbi (che peraltro stimo ben più della totalità dei cosiddetti opinionisti). La settimana successiva ci ritrovammo ancora l’uno contro l’altro armati. Ma Vittorio svettò per intelligenza. Si sedette accanto a me e spense il diverbio usando parole di elogio nei miei confronti. Almeno in quell’occasione il gioco furbetto degli autori abortì miseramente…

 

Presto la prossima selezione. Se volete fare domande a Massimo Maffei, commentate qui sotto o scrivete a coordinamento@curcioeditore.it.

 

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