Metodo Montessori vs. educazione autoritaria chi ha ragione?

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Questo dibattito, che dura da circa quattro decenni se non di più – ricordo i miei genitori discutere tra loro a proposito della mia educazione e di quella dei miei fratelli – torna prepotentemente alla ribalta quando andiamo a leggere un e-book come quello di Maria Romeo, Dalla parte dei bimbi.

Maria Montessori, nata a Chiaravalle nel 1870, è sicuramente la pedagogista più famosa in Italia. Il suo famoso metodo, oltre a moltissimi riconoscimenti, ha avuto però anche diverse critiche. Il dibattito, in termini molto semplificati, riguarda la grandissima libertà che il metodo Montessori prevedeva per i bambini, che fino ad allora erano stati trattati come adulti fin dalla tenera età. Prevedeva che si spiegasse ai bambini perché certe cose fossero proibite e certi comportamenti fossero auspicabili, e che se ne discutesse. Questi principi cozzano in modo frontale con le teorie secondo le quali i bambini abbiano bisogno di avere dei paletti nella loro vita, che si trasformeranno in altrettante certezze durante l’adolescenza, impedendo loro di commettere errori pericolosi o di avere curiosità altrettanto nocive. Tale sicurezza si generava attraverso il timore della punizione, e l’assioma «se mi comporto male incorro in una sanzione». È chiaro che il metodo Montessori era ed è assolutamente moderno e incredibilmente ispirato, ma quello che conta sono i risultati, e si è chiaramente visto che molti bambini educati esclusivamente con il metodo Montessori sono diventati degli adolescenti insicuri, ribelli e propensi a non essere mai soddisfatti del mondo che li circonda.

Il pensiero montessoriano identifica il bambino come un essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali (come l’amore), che l’adulto ha ormai compresso dentro di sé rendendole inattive. L’adulto ha la tendenza a reprimere la personalità del bambino e spesso lo costringe a vivere in un ambiente non a sua misura, con ritmi di vita per lui innaturali. Questo aspetto del metodo Montessori è di una modernità e di una sensibilità eccezionali. Il bambino educato in questo modo era pieno di interessi, sosteneva discussioni con gli adulti su temi di politica e cultura, storia e letteratura, e ascoltava rapito le sinfonie di Beethoven. Piuttosto lontano da quell’essere tutto televisione e videogiochi che è diventata una certa infanzia, probabilmente educata al vuoto, all’assenza completa dei genitori piuttosto che con un compromesso fra la posizione montessoriana e quella autoritaria. Fino a qualche anno fa si dava la colpa di questo allo consumismo sfrenato e al benessere della vita moderna, poi ci si è accorti che dipendeva dalla pochezza e dall’egoismo di certi genitori incapaci di rinunciare a parte del loro tempo per dedicarlo ai figli, perché sempre più presi dalle necessità di guadagnare e sempre più frenetici e consumisti, loro per primi, durante i loro momenti liberi.

Stabilitasi a Roma, Maria Montessori mise in pratica le sue teorie nel quartiere popolare di San Lorenzo, coinvolgendo collaboratrici con la stessa sensibilità della signora Maria Romeo, la nostra autrice di Dalla parte dei bimbi. Nacquero così le famose «case dei bambini», ovvero case dove ciascun bambino era libero di sviluppare la propria creatività in un ambiente strutturato a sua misura. Questa è una componente fondamentale del metodo montessoriano: l’intero arredamento della casa era progettato e proporzionato alle possibilità del bambino. In questo ambiente il bambino interagisce attivamente con il materiale didattico messo a disposizione, mostrandosi concentrato, creativo e volenteroso. Il bambino trova un ambiente per potersi esprimere in maniera originale e, allo stesso tempo, apprende gli aspetti fondamentali della vita comunitaria.

L’insegnante osserva i comportamenti del bambino, ma non lo limita né lo distrae, né lo spinge verso una creatività piuttosto che un’altra. Solo dopo che il bambino ha chiaramente compiuto una sua scelta allora interviene a sostenerlo nello sviluppo dei suoi interessi.

Maria Montessori realizzò del materiale didattico specifico per l’educazione sensoriale e motoria del bambino, e lo suddivise in:

  • materiale didattico analitico, incentrato su un’unica qualità dell’oggetto, per esempio peso, forma e dimensioni, che educa i sensi isolatamente;
  • materiale didattico autocorrettivo, educa il bambino all’autocorrezione e al controllo dell’errore, senza l’intervento dell’educatore;
  • materiale didattico attraente, cioè oggetti di facile manipolazione e uso, creati per invogliare il bambino all’attività di gioco-lavoro con essi.

Il bambino è libero nella scelta del materiale, tutto deve scaturire dal suo interesse spontaneo, sviluppando così un processo di autoeducazione e di autocontrollo.

Nell’eterno dibattere tra le due impostazioni, ovvero quella montessoriana e quella che sosteneva la necessità di una guida forte nella fase dello sviluppo del fanciullo, osserviamo che uno dei maggiori limiti del metodo Montessori è proprio la rigidità, una certa incapacità di evolversi. Convinti che il mondo non sia mai completamente bianco o nero, secondo noi il metodo perfetto dovrebbe prendere gli aspetti migliori dell’una e dell’altra posizione.

Vi ricordiamo che potete scrivere a Maria Romeo, e che riceverete risposta a tutte le vostre domande semplicemente scrivendo nello spazio dei commenti in qualunque post che riguardi la signora Romeo e il suo e-book Dalla parte dei bimbi, in uscita per la collana Professione Informare della Armando Curcio Editore.

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